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Rappresentante commerciale dell'Ucraina: il calo delle esportazioni a causa del blocco della Russia è di circa $ 450.000.000

Rappresentante commerciale dell'Ucraina: il calo delle esportazioni a causa del blocco della Russia è di circa $ 450.000.000La notizia del commercio estero ucraino era sulle prime pagine negli ultimi giorni del 2015 e continua ad esserci nei primi giorni del 2016. L'inizio previsto della zona di libero scambio con l'Unione europea, le restrizioni commerciali provenienti dalla Russia, la risposta ucraina a quest’ultimi ... Ecco perché “EvroPravda” ha deciso di iniziare il nuovo anno con la pubblicazione di un colloquio con il rappresentante commerciale dell'Ucraina Natalia Mykolska.

Sono riuscito a parlare con lei subito dopo il ritorno della delegazione ucraina dai colloqui a Minsk, dove è stato riferito che la Bielorussia non si sarebbe unita alle sanzioni russe anti-ucraine.

- Che cosa realmente è cambiato dall'inizio del funzionamento della zona di libero scambio?

- Prima di tutto, abbiamo iniziato a vivere come abbiamo deciso noi stessi e scegliere da soli dove andare e quale percorso seguire.

Praticamente, abbiamo cominciato a vivere nel primo anno del contratto, e di conseguenza è iniziata l'attuazione di tutti gli impegni, sia nostri che quelli dell’UE, comprese gli ulteriori passi verso la liberalizzazione dello scambio commerciale.

Questo significa che i prodotti europei ora possono entrare nel mercato ucraino, con un dazio zero all'importazione; che il certificato di origine per le esportazioni verso l'Unione europea viene offerto ai produttori ucraini non dalla Camera di Commercio, ma dal Servizio Fiscale dello Stato, e lo fa gratuitamente.

- Così, il mercato ucraino è aperto alle merci europee. Ci sono le prevvisioni ed i calcoli, come andrà a incidere sul fenomeno della concorrenza e sul prezzo?

- Ci sono due valutazioni preliminari, di cui abbiamo fatto la prima, e l'altra è stata fatta dalla Banca nazionale. Secondo esse, l'apertura del mercato all'UE influenzerà la concorrenza ed i prezzi in modo poco notevole a causa di alcuni fattori.

Il primo di questi è la svalutazione della grivna. Grazie a questo, i beni ucraini saranno lo stesso molto più competitivi.

E la seconda ragione è che i prodotti europei hanno iniziato a sostituire i prodotti russi anche prima a causa delle preferenze dei consumatori. La gente sceglie i prodotti dall’Europa più spesso che quelli russi, anche se l'analogo russo è più a buon mercato. E quest'anno, il vantaggio del prezzo dei prodotti scompare. La maggior parte delle merci europee verranno importati come prima succedeva con i prodotti russi, con zero doveri, per non parlare della qualità superiore.

La cosa interessante sta nel fatto che i nostri produttori che acquistano le materie prime per la produzione sul posto, in realtà saranno in grado di comprare a prezzi molto più vantaggiosi. Dopo l'inizio del funzionamento della zona di libero scambio con l'UE su una serie di settori ci saranno i costi ridotti di produzione, il che rende i nostri prodotti più competitivi sia in Ucraina che sui mercati di esportazione.

- Si dice spesso che dopo l'inizio delle attività di libero scambio il business europeo inizierà ad investire in Ucraina. É a conoscenza di queste proposte concrete?


- Certo, vi è un interesse sia delle imprese europee sia quelle degli altri paesi.

Dopo l'inizio della zona di libero scambio le imprese e gli investitori hanno una certa sicurezza per quanto riguarda il regime commerciale con l'Unione europea, è ora possibile prevedere i processi di business non per un anno, ma per cinque o sette anni. Ora le aziende possono costruire il loro piani di investimenti e capire cosa aspettarsi.

In precedenza, le imprese europee dicevano che non capivano le regole di come noi commerciamo con l'Unione europea, come facciamo il commercio con la Russia. Ora la situazione è stata chiarita.

Pertanto, aspettiamo ancora l’aumento degli investimenti in economia ucraina dall'Unione europea. Abbiamo un grande mercato, ma in ogni caso i progetti di grandi dimensioni vengono considerati solo in combinazione con i mercati di esportazione.

Per loro, la situazione con le esportazioni verso il mercato dell'Unione europea è già chiara così come le regole delle importazioni in Ucraina da parte dell'UE.

Ci aspettiamo non solo l’espansione della produzione dei beni che loro già producono in Ucraina. Come regola generale, le grandi imprese multinazionali hanno diversi profili di lavoro. Possono aumentare la produzione sul profilo già esistente in Ucraina o aprirne un nuovo, un profilo diverso.

L’avviamento dell’accordo sulla zona di libero scambio con l'UE rappresenta un buon fattore supplementare per attirare gli investimenti nella produzione, lavorazione e logistica.

- Lei dice "ci aspettiamo". Ci sono piani specifici degli investitori, che sono già noti al governo?

- Il Ministero è a conoscenza degli investitori che stanno considerando una possibilità di collaborazione con l’Ucraina, ma tutti sono ben consapevoli che nessuno annuncia i progetti di investimento fino al momento della conclusione degli appositi accordi.

Ad esempio, lo scorso anno, gli investitori - a dirla franca - si aspettano un paio di cose: la stabilizzazione macroeconomica, la riforma fiscale e la chiarezza che avremo una zona di libero scambio con l'UE e con il commercio con la Russia. Cioè, essi per lo più o studiavano la situazione in Ucraina, o cercavano di trovare le possibilità per riavviare i progetti congelati.

- Ma non avremo un accordo di libero scambio con la Federazione Russa. Quali saranno le conseguenze?

- Questo fatto non avrà un impatto significativo sui nuovi investimenti, ma senza dubbio influenzerà quei progetti in cui la Federazione Russa era considerata come una priorità o come un mercato significativo per le esportazioni.

Tuttavia, negli ultimi due anni, il mercato russo ha cessato di essere promettente ed interessante. Ha cessato di essere promettente, perché il potere d'acquisto in Russia cade in modo significativo nel contesto della situazione economica del Paese (naturalmente, tra le altre cose questo è dovuto anche alla caduta dei prezzi del petrolio).

E il secondo punto: il mercato russo è imprevedibile. Gli investitori stranieri si rendono conto che le loro esportazioni verso la Federazione Russa possono essere fermate in qualsiasi momento a causa di una decisione politicamente motivata.

Ma, naturalmente, molte aziende con gli investimenti esteri, in particolare transnazionali, avranno bisogno di cambiare la catena di approvvigionamento di materie prime, o rivedere la geografia delle vendite.

- Quali saranno le conseguenze dell'embargo russo sulle nostre esportazioni?

- Ci sono le perdite potenziali dirette dovute alle restrizioni alle esportazioni, e ci sono costi indiretti e il rischio di ulteriori restrizioni, che potrebbero essere introdotte dalla Federazione Russa.

Le limitazioni aggiuntive stanno nel fatto che possiamo avere le difficoltà con il transito attraverso la Russia nei paesi asiatici: Kazakistan, Azerbaigian, potenzialmente - nelle regioni settentrionali della Cina.

Questo influisce ulteriormente sulle nostre esportazioni, ma dobbiamo ricordare che non è possibile calcolare queste perdite. Dopo tutto, non è chiaro se saranno fermate tutte le esportazioni, o non tutte, e come accadrà in realtà tutto il processo.

- C'è una ragione diretta di aspettarsi che le esportazioni saranno limitate? O per il momento non ci sono state fatte tali dichiarazioni da parte russa?

- La Federazione russa non è conforme alle norme e ai regolamenti già per un lungo periodo del tempo.

Così è inutile aspettarsi qualcun avviso dalla Russia.

Abbiamo le informazioni dai nostri partner bielorussi e kazaki che la Russia sta limitando il numero dei punti di attraversamento per i beni e considera l’introduzione di un regime speciale di movimento con le auto su tutto il territorio della Federazione Russa. Sul trasporto ferroviario non ci sono ancora le informazioni nemmeno da questi colleghi.

Cioè, ci aspettiamo davvero i problemi con il transito.

- E la perdita dalle restrizioni alle esportazioni nella Federazione Russa, che sono già in vigore?

- Secondo la valutazione preliminare, il volume delle esportazioni cade fino a $ 600 milioni.

Ma data la dinamica del calo delle esportazioni nel 2015 (tra l'altro a causa delle restrizioni imposte dalla Federazione russa su alcuni prodotti), stiamo parlando di un importo di circa $ 450 milioni.

Deve essere chiaro che le merci ucraine saranno ancora presenti sul mercato russo.

- Anche il cibo?

- Con i prodotti alimentari è diverso: le merci, cadute sotto embargo, naturalmente, spariranno dal mercato. Ma non tutti i gruppi di alimenti sono vietati. Un'altra domanda se sarà economicamente ragionevole esportarli.

- Lei ha detto che il Kazakistan e la Bielorussia non sosterranno le restrizioni della Russia. Tuttavia, le posizioni di questi Paesi ad alto livello politico sono molto caute ...

- L'ultima volta la posizione della Repubblica di Belarus è stata espressa a livello del Vice Primo Ministro Vladimir Semashko. Loro non vedono alcuna ragione per lasciare la zona di libero scambio di CIS, e ritengono che le restrizioni dovrebbero essere imposte solo in conformità con le regole del nostro Accordo.

Diamo un'occhiata alla nostra bilancia commerciale con la Bielorussia.

Il loro approccio è molto pragmatico. La Bielorussia ha un surplus commerciale con noi. E così la domanda sorge spontanea: se loro congeleranno la zona di libero scambio (ZLS) con l'Ucraina, a chi potranno vendere i loro prodotti?

Preferiscono esplorare la questione delle importazioni dall'Ucraina e vedere se non accadrà un forte aumento delle importazioni in seguito all'entrata in vigore del nostro accordo di libero scambio con l'UE. Allo stesso tempo, abbiamo concordato di avere le consultazioni periodiche sull’aumento del volume degli scambi bilaterali e sull'attuazione del nostro accordo di libero scambio con l'UE (anche loro sono alla ricerca delle nuove opportunità per entrare nel mercato europeo mediante la cooperazione industriale con le aziende ucraine).

Il secondo punto riguarda il Kazakistan, che è membro dell'Organizzazione mondiale del commercio. Penso che il Kazakistan come un nuovo membro dell'OMC non è certo interessato al fatto che ora possiamo alzare all’OMC la questione dell'illegittimità delle sue azioni.

Un altro aspetto: Kazakistan ha recentemente firmato con l'UE un Accordo di cooperazione rafforzata. Inoltre, abbiamo con loro un dialogo che va abbastanza bene. Anche in questo caso, il Kazakistan potenzialmente vede l’Ucraina come una piattaforma per gli investimenti in capacità produttiva e delle esportazione in Kazakistan, e, soprattutto, nella direzione dell'Unione europea.

- Ma in precedenza c’erano state le sanzioni russe contro l'Unione europea, la Federazione Russa esegue una forte pressione su questi paesi ...

- La pressione esiste, ma loro non si uniranno alle sanzioni russe. Questo dimostra ancora una volta che l'Unione economica eurasiatica non è un'unione doganale con una politica commerciale comune, con un approccio unificato alla sua formazione.

Anche la questione della cooperazione con l'Ucraina dimostra che gli Stati membri di UEEA non hanno una politica commerciale comune. Eppure, dobbiamo ricordare che la Russia spesso ignora anche le regole interne della UEEA, e pone le restrizioni sulle merci kazake e bielorusse.

- Quando sarà esaminata la nostra richiesta all’OMC per risolvere le controversie con la Russia per quanto riguarda l'embargo e il rifiuto del regime di libero scambio?


- Diciamo che una zona di libero scambio è ancora un accordo che non fa parte del sistema dell'OMC.

L'OMC impone le norme ed i principi da seguire in tali accordi. Naturalmente, parleremo del fatto che la Russia trascura anche le regole standard. Mi permetta di ricordarLe che abbiamo in seno all'OMC, in aggiunta a queste limitazioni, anche altre restrizioni di merci, per i quali è anche necessario fare appello.

- In linea di principio, è teoricamente possibile fare appello all'Autorità per risolvere le controversie CIS. Ha senso fare questo passo?

- In primo luogo, non abbiamo ancora avuto nessuna controversia in seno agli organi della CSI che è stato considerato.

- Ma non è possibile!

- In teoria, sì, ma non abbiamo un meccanismo di remunerazione del lavoro degli arbitri, che stanno lavorando su di esso. Non esiste un vero e proprio meccanismo per il passaggio e la risoluzione delle controversie.

In aggiunta, ci sono grandi problemi che riguardano le conseguenze giuridiche della decisione che sarà presa, e per quanto riguarda la sua osservanza da parte della Federazione Russa. Ma noi abbiamo intenzione di citare in giudizio non solo per fare causa.

- Ma poi sorge la domanda perché non sfidiamo le azioni della Russia nel corpo profilo.


- La questione non è che noi non lo contestiamo. La domanda è, che sfidiamo nel quadro di un meccanismo che funziona e che può avere le conseguenze pratiche.

La scelta appartiene a noi. Siamo in grado di sfidare nel organismo giuridico che viene previsto dai nostri accordi e che riteniamo funzionante. La procedura per l'esaminazione delle controversie nell'ambito dell'accordo di zona di libero scambio da parte di CIS non è un prerequisito per noi per rivolgersi con la richiesta dell'esame delle controversie in altre sedi.

Credo che è troppo presto per rivelare i nostri piani. Credo che nel prossimo futuro le gente vedrà le nostre azioni e reazioni. Forse ci sarà una querela nella CSI, vediamo. Dipende dal fatto che tipo di strategia adotteremo, quali saranno impatti effettivi nelle prime due settimane del mese di gennaio.

- Vorrei parlare delle nostre controsanzioni. Quanto sono efficaci? Dopo tutto, noi riconosciamo che le merci russe non sono molto richieste in Ucraina. Allora, ovviamente, l'impatto economico delle sanzioni ucraini sarebbe ancora inferiore a quello russo.

- é la Russia che sta usando la parola "sanzioni". Diciamo che si tratta di due tipi di contromisure. Il primo è quello di aumentare le tariffe. Le abbiamo sollevate a tutti i prodotti originari della Federazione russa.

Il secondo tipo è la restrizione delle importazioni in Ucraina dei determinati beni. Nella scelta di questi prodotti, abbiamo preso in esame e in considerazione il volume di importazioni dall'Ucraina, vietato dalla Federazione russa. Non abbiamo preso automaticamente i beni russi ed ucraini rispettivi, o solamente le importazioni del cibo. Se si prende le importazioni alimentari russi, quindi la portata delle importazioni vietate dalla Russia ammontava solo a circa $ 17-18.000.000 Ma abbiamo limitato l'importazione di una vasta gamma di alimenti ed abbiamo aggiunto anche i prodotti industriali: saponi, gel, shampoo e prodotti ferroviari.
Questi prodotti possono essere sostituiti dai prodotti di produzione ucraina o di importazioni da altri paesi.

- La maggior parte delle merci che è vincolata dalle contro limitazioni, è prodotta non dalle aziende russe, ma da quelle internazionali che hanno stabilimenti in Russia. Non sarebbe un problema?

- Questa affermazione è del tutto coerente con la realtà. Perché abbiamo importato molti prodotti fatti dalle aziende russe. E tutte le grandi multinazionali che producono questi prodotti nella Federazione Russa, possono facilmente cambiare la catena di approvvigionamento e inviare i prodotti in Ucraina dall’UE senza pagare le imposte sugli acquaisti, senza perdere vendite. Quindi non vedo in questo un problema grande per le imprese multinazionali, oltre ai cambiamenti nella logistica.

Anche le multinazionali hanno sofferto dalle restrizioni imposte dalla Federazione russa. Ad esempio, in Ucraina i formaggi sono prodotti non solo dalle società ucraine. Abbiamo qui Lactalis, Danone, molte altre aziende. La pasticceria ucraina non comprende solo le imprese nazionali, ma anche, per esempio, Nestlé.

- Torniamo alla zona di libero scambio con l'UE. Pensa che siamo preparati per bene al suo lancio?

- Pensiamo alla ripartizione delle quote, al rilascio del certificato di origine EUR-1, al Regolamento Tecnico, al sistema aggiornato degli appalti pubblici. Noi crediamo che nel 2015 abbiamo fatto tutto ciò che era necessario per lanciare una zona di libero scambio, e l’abbiamo pianificato in anticipo: ad esempio, nel settore delle normative tecniche secondo alcuni regolamenti tecnici, e, naturalmente, nel sistema degli appalti pubblici.

Cioè, la situazione è più che positiva.

Anche se possono sorgere piccole "sfumature". Dopo tutto, quando si avvia il nuovo regime, ci possono essere alcuni difetti, ma non problemi sistemici. Siamo in costante contatto con l'UE e confrontiamo le nostre visioni della situazione. Se vedessero i problemi, che noi non vediamo, li avrebbero già segnalati a noi.

- L’avviamento di una zona di libero scambio ci consente di avviare anche i negoziati per la revisione dei termini del regime. Sarà sollevata questa questione? Che cosa possiamo ottenere in realtà?

- Vediamo l'impatto economico di uno nostro qualsiasi negoziato con l'Unione europea. Non conduciamo un dialogo solo per il bene del dialogo.

Per noi, per uno Stato, è importante ottenere il maggiore impatto possibile dalle concessioni che ci può fornire l’UE.

Ad esempio, si ottiene un aumento delle quote per alcune merci per un migliaio di tonnellate. Che cosa significa in termini di crescita delle nostre esportazioni? Ci darà tanto quanto, per esempio, la liberalizzazione di alcuni doveri di uno per cento?

Sono questi i temi che caratterizzano i nostri negoziati con l'UE.

Parleremo con l’UE sul sostegno per l'Ucraina in varie forme. L'UE ha in possesso una vasta ed adeguata rete di lavoro con i paesi terzi, che noi possiamo usare.

Pertanto, abbiamo bisogno di parlare in una maniera complessiva con l'UE su come possono aiutarci ad aumentare le nostre esportazioni, e non solo sul mercato dell'Unione europea, ma anche sui mercati dei paesi terzi.

- E come possono aiutarci?

- Cominciamo con le cose semplici. Per qualche motivo ci stiamo concentrando solo sulle quote.

Ma le spedizioni di merci soggette a contingenti, non costituiscono la maggior parte del nostro commercio con l'Unione europea. La domanda più importante è l’arrivo di una vasta gamma dei prodotti ucraini al mercato dell'UE. Questa apertura è importante per quelle aziende che sono già presenti in uno dei paesi dell'Unione europea, ai mercati dei rimanenti 27 Stati. È anche importante attrarre investimenti nell'economia dell'Ucraina da parte delle società europee.

La Commissione europea ha dei meccanismi che possono contribuire a questo.

Abbiamo già iniziato un dialogo con tutte le azioni di cooperazione.

Ora è tropppo presto per parlare dei nostri progetti specifici. Ma per il mese di gennaio abbiamo già programmato diversi dialoghi in diversi formati.

Inoltre, stiamo parlando di quello che dobbiamo assicurare un’assistenza tecnica e macrofinanziaria più mirata per aumentare l'esportazione dall'Ucraina.

Diamo un'occhiata obiettiva sull’esportazione dall'Ucraina. Abbiamo bisogno di aumentare le esportazioni di prodotti a valore aggiunto. Mentre noi esportiamo materie prime e semilavorati, eventuali modifiche ai prezzi sicuramente influenzeranno il volume delle nostre esportazioni. Dobbiamo concentrarci sulla capacità di attrarre investimenti nella produzione dei beni ad alto valore aggiunto, contribuire a facilitare il business medio con l’UE.

Ora abbiamo bisogno di sostegno in termini di intelligenza per una corretta direzione della promozione delle esportazioni all'estero e ai mercati dei paesi terzi.

- Quando sarà in funzione, di chi saranno i mezzi economici?

- Abbiamo ancora solo una proposta di progetto. Siamo in attesa di conferma da parte dei diversi donatori.

Vi è una visione che questo sarà un gruppo di persone, che promuoverà i beni ucraino sui mercati esteri. Ci saranno alcune direzioni di questo merchandising promozionale di vendita.

Una di loro è l'organizzazione dei missioni commerciali all'estero. Questo è quando il primo ministro o il Ministro, e con esso anche un gruppo di 50 a 200 businessmen vanno in un determinato paese in cui viene organizzata una riunione a livello del governo e con i partner d’affari, dove vengono stabilite le relazioni.

Questo approccio è molto praticato in tanti paesi, dagli Stati Uniti alla Cina. Purtroppo, fino ad oggi noi ce l'abbiamo in un formato corretto, quando la missione commerciale viene effettuata dopo che sono state organizzate e pianificate tutte le riunioni.

Inoltre questo ufficio, questo gruppo di persone lavorerà con le richieste commerciali ucraine su dove è possibile trovare ulteriori informazioni sui mercati esteri.

- Quale sarà il personale di questo ufficio?


- Si impiegherà circa 20 persone.

Il suo compito principale è quello di aiutare il Ministero fino a quando non avremo un organismo statale creato apposta per la promozione delle esportazioni.

Geograficamente avrà la sede a Kiev. Ma con le tecnologie moderne non è necessario che l'ufficio "si trova" nello stesso edificio come il Ministero.

- Era previsto, inoltre, che quest'anno comminceranno il loro lavoro le missioni commerciali estere.

- Ora siamo in attesa per la firma del decreto da parte del Presidente. Allora avremo bisogno di prendere il quadro normativo a livello del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri e risolvere altre formalità. Poi si può iniziare a lavorare. Mi aspetto che le rappresentazioni saranno attive cominciando dalla seconda metà del 2016.

- Ci sarà la selezione per le missioni commerciali tra i diplomatici che stanno già lavorando nelle Ambasciate?

- Avremo un mix di persone. Anche perché nei dipartimenti economici, che esistono nelle nostre Ambasciate, lavorano poche persone. E stanno facendo non solo la parte economica.

Ma molti di loro rappresentano un personale qualificato, che può aiutare in questa situazione. Essi continueranno a lavorare anche nel futuro. Un'altra questione è se tutti questi professionisti vorranno passare dal servizio diplomatico dal Dipartimento Economico dell'Ambasciata a lavorare negli uffici di vendita.

Nel nostro caso, questo schema si può provare a implementare usando i fondi e l'assistenza tecnica. E attirare più consulenti specializzati locali in ciascuno dei nostri uffici.

- Geograficamente piani restano invariate? Tra le prime pavoreranno i missioni a Bruxelles, Washington, Berlino, Varsavia, Ankara, Pechino, Il Cairo, Ginevra (OMC)?

- Per quanto riguarda il numero possono essere di più. Per esempio, ora abbiamo ricevuto una richiesta dal governo del Canada e della comunità canadese. Essi credono che c’è la necessità di aprire un ufficio di vendite. Non abbiamo considerato il Canada come una priorità per la rappresentazione, ma a spese di assistenza tecnica, siamo disposti a dotare l'ufficio, così che esso comincerà a lavorare prima dell’entrata in vigore dell’accordo di zona di lobero commercio con Canada.

- A proposito, quando entrerà in vigore?

- Dobbiamo finire la revisione legale e le traduzioni, firmare un accordo, che in seguito deve essere ratificato. Noi aspettiamo la fine del completamento di tutte le procedure pre’ratificazionali nella prima metà del 2016. Sbrighiamo poi velocemente anche le procedure della ratifica dell’accordo stesso.

Tornando al sostegno delle esportazioni, voglio aggiungere che questo rafforzerà le capacità del Ministero, perché ora non abbiamo abbastanza forze per agire. Inoltre, i finanziamenti dei donatori ci permetteranno di attrarre i migliori esperti.

- Dovrebbero essere i dipendenti pubblici?

- Nel corso del tempo, questo ufficio dovrebbe essere trasformato da un progetto che lavora sui fondi dell’aiuto tecnico alla piena carica pubblica.

- Un altro strumento di supporto dell’esportazione è l’agenzia di credito di esportazione. Ma sembra che per il momento in questo campo non ci sia ancora nessun successo?

- Non vorrei qui discutere usando le categorie di successo o fallimento.

Abbiamo una situazione economica difficile. A questo proposito, a livello di governo, si è deciso che noi dobbiamo rinviare il soggetto di un sostegno finanziario statale almeno per un anno.

Quest'anno ci concentriamo sulla riforma delle banche di proprietà statale.
E stiamo preparando tutte le leggi necessarie per garantire che funzioni l’agenzia di assicurazione delle esportazioni. A livello del Ministero, del Ministero delle Finanze e del Ukreximbank è stato approvato il concetto che presuppone che averemo Ukreximbank, che si occuperà dei prestiti bancari e delle garanzie, nonché avremo una speciale agenzia di assicurazione delle esportazioni, che si occuperà delle assicurazioni contro i rischi e delle tutele non bancarie.

- Nell'ambito della Ukreximbank?

- No, questo sarà un agenzia di assicurazione di esportazione a parte.

Abbiamo già preparato un progetto preliminare di legge insieme ai nostri consulenti nell’ambito del progetto dell’aiuto tecnico. E 'necessario calcolare come questi piani influenzanno l’attuazione delle nostre prestazioni sul programma del FMI, le domande della nostra bilancia dei pagamenti.

E 'importante scegliere il modello giusto, che tiene in considerazione la nostra situazione (situazione finanziaria, la riforma della Ukreximbank) e le risorse finanziarie disponibili.

Viene esaminata anche la questione del capitale sociale, così come le possibilità delle agenzie di essere autosufficienti. Tutto ciò dovrebbe avvenire entro tre anni completi del funzionamento di agenzie.

- Di che tipo di importo si parla? Non è troppo piccolo?

- Procediamo dalla realtà, da quello quali sono ora le entrate e le spese come due lati del bilancio.
Per una agenzia di assicurazione è molto importante. Non dobbiamo dimenticare il lavoro di Ukreximbank riguardante il credito all'esportazione. La questione è che devono essere utilizzate in modo efficiente.

La seconda domanda. Parliamo delle risorse dello Stato. Ora possiamo scrivere il capitale sociale di un miliardo di grivne. Ma da dove prendiamo i soldi? Cominciamo con la situazione attuale.

- Qual è lo stato dei negoziati sul libero scambio con l’Israele e la Turchia? Avete intenzione di avviare i negoziati con gli altri paesi?


- Con l’Israele abbiamo fatto un round di colloqui. Il prossimo appuntamento, l’abbiamo previsto per il mese di maggio. Con la Turchia è stato condotto round di colloqui a livello degli esperti, non è stato un negoziato completo. Ma i negoziati sono in programma nel primo trimestre del 2015. Ne stiamo parlando.

Ora stiamo intraprendendo una revisione di come e con chi possiamo potenzialmente avviare i negoziati su una zona di libero scambio.

Credo che una corretta strategia di esportazione dovrebbe darci le risposte alle domande che esistono. Ma dobbiamo ricordarci che i negoziati paralleli con dieci paesi non sono un quadro realistico, ed è un approccio sbagliato.
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