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Social, i teenager conoscono i rischi ma continuano a usarli. E preferiscono scrivere che parlarsi

CHE RUOLO giocano i social media nella vita degli adolescenti? Ha cercato di rispondere un’indagine della Common Sense Media appena pubblicata e battezzata “Social media, social life”. Stando allo studio, l’uso di questo genere di piattaforme è aumentato del 36% dal 2012. Senza sorprese, le applicazioni più sfruttate sono Snapchat, la chat effimera, e Instagram. Facebook, invece, sembra ormai del tutto superato e sfruttato solo per comunicare “con i nonni”.
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A parte i numeri, l’elemento più interessante ruota appunto intorno alla concezione dei social nella loro esistenza. “I ragazzi sono molto più consapevoli oggi sui vantaggi e gli svantaggi delle piattaforme rispetto a qualche anno fa” ha spiegato Jim Steyer, fondatore della Common Sense Media. L’organizzazione statunitense si occupa di aiutare i genitori a orientarsi nel labirinto della contemporaneità digitale che avvolge i figli.
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Si tratta di un sondaggio statunitense, ovviamente, ma che apre spiragli interessanti anche rispetto ad altri mercati e territori perché i dati di oggi vengono confrontati con quelli di una simile indagine svolta nel 2012. I risultati sembrano confermare che i social giochino un ruolo sempre più imponente nelle esistenze dei minori ma che nella maggior parte dei casi si tratti di una presenza per così dire “neutrale”. Per esempio, la maggioranza dei ragazzi ha spiegato di non sentirsene influenzata in termini di umore o comportamento, così come dal punto di vista delle relazioni. Anzi, rispetto a sei anni fa è aumentata la quota di chi ritiene il loro ruolo positivo.
Un altro elemento dello studio segnala infine che i teenager sono sempre più consapevoli del modo in cui i social siano in grado di manipolarli: il 72% crede per esempio che i colossi alle loro spalle lavorino per massimizzare il tempo che passano collegati a quelle app. Eppure il 70% continua a usarli più volte al giorno e il 16% è costantemente connesso. La conseguenza è tuttavia scivolosa: i ragazzi preferiscono comunicare per via testuale rispetto a ogni altra forma di rapporto, inclusa ovviamente quella di persona.
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