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Twitter, una purga da un milione di account al giorno per battere odio e fake news

UNA PURGA così, su Twitter, non si era mai vista: oltre 70 milioni di account fasulli, in gran parte bot (cioè utenze automatiche programmate per rilanciare bufale o avvelenare le discussioni), rimossi fra maggio e giugno scorsi. Sono numeri riportati dal Washington Post e in gran parte in linea con alcune recenti indicazioni del social network che ha parlato pochi giorni fa di 9,9 milioni account spam rimossi ogni settimana grazie ai nuovi sistemi automatizzati. Il doppio rispetto allo scorso autunno, il triplo se confrontato a settembre 2017. Significa che la guerra del microblog guidato da Kevin Systrom contro l'intossicazione da utenti finti, spesso eserciti di account al servizio di società specializzate con obiettivi "politici", sta pian piano riuscendo. A patto, però, di una pulizia continua che procede più o meno al ritmo di un milione di account rimossi ogni giorno.
·I TIMORI DEGLI INVESTITORI

Un'emorragia che, pur orientata su account fasulli, ha spaventato non poco i mercati: ieri le azioni della società sono scese del 9%. Gli investitori temono che i positivi movimenti fatti segnare negli ultimi mesi dalla piattaforma, da tempo in crisi d'identità, possano essere dilapidati dalla nuova offensiva. Insomma, che con l'acqua sporca dei profili finti si butti via anche quel poco di buono che il gruppo di San Francisco sta riuscendo a ottenere.
Qualche buona notizia era infatti arrivata lo scorso febbraio: il 2017 è stato un anno positivo, nell'ultimo trimestre i profitti erano stati di 91 milioni di dollari. Spiccioli rispetto ai concorrenti ma pur sempre da festeggiare per chi vedeva il social in caduta libera appena dodici mesi prima. Anche se i piccoli segnali di crescita degli utenti, una dozzina di milioni nel corso dell'anno, non sembrano aver avuto seguito: il conto complessivo si muove sempre intorno ai 330/335 milioni, una situazione stagnante. Ecco perché mercati e osservatori hanno reagito in modo contraddittorio alla nuova campagna lanciata contro l'ecosistema fake.
·GLI ACCOUNT FALSI NON CONTANO

Eppure Twitter è tornata tempestivamente sul punto, cercando di placare gli animi. In particolare con le parole di Ned Segal, cfo, capo delle finanze, che ha spiegato come i numeri vadano interpretati nel modo giusto. Il top manager ha detto che sì, i 70 milioni sono stati eliminati ma la gran parte di quegli account non erano mai stati inseriti nei conteggi ufficiali visto che si trattava spesso di account inattivi per più di 30 giorni o intercettati addirittura poco dopo la "nascita", per così dire. Cioè al momento dell'iscrizione.
Rassicurazioni che sembrano aver convinto Wall Street. Insieme a una serie di altre novità nella lotta alla disinformazione, uno dei fronti su cui la piattaforma è costantemente sotto tiro. La società ha infatti annunciato che rispetto a un anno fa l'efficacia dei sistemi di rimozione di account fasulli è cresciuta del 214%. Anche il numero delle segnalazioni, 25mila al giorno lo scorso marzo, è sceso a 17mila a maggio. E molti osservatori esterni, come SocialRank, confortano gli esiti di questa crociata.
Bisognerà dunque capire se queste rassicurazioni si trasformeranno in cifre effettive. Se, cioè, davvero la nuova, aggressiva strategia di Twitter per ripulire il sito - lanciata dopo lo scandalo degli account russi che avrebbero influenzato le elezioni statunitensi del 2016 - possa comportare o meno un calo del numero degli utenti attivi mensilmente nel secondo trimestre dell'anno e più in generale sugli iscritti.
·IMPEGNI PER LA PRIVACY

Allargando lo sguardo, gli estremi del piano sono stati messi nero su bianco pochi giorni fa da Yoel Roth e Del Harvey, rispettivamente responsabile delle policy e vicepresidente per la sicurezza e la fiducia. Rispetto a quelli annunciati in passato, come le nuove policy sull'hate speech, si va dalla riduzione della visibilità dei contenuti pubblicati dagli account sospetti e dal loro scorporo dai numeri ufficiali della piattaforma all'irrigidimento delle procedure d'iscrizione (per cui serve un numero di telefono o una mail) fino all'espansione del programma di identificazione basato sui comportamenti anche grazie alla recente acquisizione della startup statunitense Smyte, specializzata nel settore: quando il sistema individua un eccessivo volume di contenuti pubblicati con lo stesso hashtag o account l'utente viene invitato a una verifica come un Captcha, un po' la stessa che sottopone Google quando si fanno troppe ricerche su Google News, in un ristretto lasso di tempo. Se i risultati non convincono, se ne occupa un team in carne e ossa. Basterà? Probabilmente i conti del secondo trimestre, in arrivo a fine mese, contribuiranno a chiarire i dubbi.
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