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Un'emoji pu? salvarti la vita? La battaglia per quella sul terremoto

UNEMOJI può salvarti la vita? Così la pensano alcuni scienziati. Nei contesti in cui ogni secondo conta, anche il pittogramma digitale appropriato può fare la differenza per quanto riguarda la rapidità dellinformazione e la conseguente fuga o messa in sicurezza. Soprattutto nel caso dei terremoti. In effetti un'emoji appropriata per i sismi non esiste: per questo un gruppo internazionale di ricercatori ha lanciato una campagna rivolta al consorzio Unicode, che sovrintende il supporto di standard e caratteri fra dispositivi e piattaforme, per fare in modo che venga aggiunta al più presto. D'altronde vulcani, tornado e tsunami hanno la loro emoji (o almeno qualcosa di simile) e siamo pieni di simboli del tutto inutili che non usiamo mai: perché il terremoto non dovrebbe avere il suo, da sfruttare in particolare per le allerte digitali?
"Più o meno un terzo della popolazione mondiale potrebbe essere esposta a qualche tipo di rischio sismico - ha spiegato il sismologo delluniversità di Southampton Stephen Hicks, fondatore della Emoji-quake campaign ecco perché vogliamo essere in grado di comunicare con tutte queste regioni, dove si parlano lingue diverse, e unemoji è il modo giusto per farlo". Sul sito dedicato alla campagna si legge fra l'altro come alcune ricerche sostengano che le emoji sono il linguaggio in più rapida crescita al mondo. "Dobbiamo assicurarci dicono i promotori che a certi eventi si possa rispondere rapidamente. E di tutte le calamità naturali il più ampio numero di persone è esposta ai terremoti, 2,5 miliardi. Centinaia di milioni di persone sentono ogni anno i terremoti".
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La questione è ben più fondata di quanto si potrebbe pensare: "Con i recenti sviluppi tecnologici nellindividuazione dei terremoti tramite i social network e nei sistemi di allerta sarebbe fondamentale disporre di un modo conciso e universalmente riconosciuto di descrivere un terremoto, in modo da superare ogni barriera linguistica. E per salvare delle vite" si legge ancora nellappello sottoscritto da docenti e scienziati che vanno da Remy Bossu, segretario generale dell'European-Mediterranean Seismological Centre, a Elizabeth Angell della Columbia University. Ecco la ragione della corsa all#emojiquake.
Sì, ma come dovrebbe essere questa emoji? Il comitato è aperto alle proposte di grafici, designer e appassionati. Limportante è che il simbolo sia evocativo, cioè che rappresenti iconicamente un terremoto, il processo o leffetto del movimento; semplice, cioè appunto riconoscibile anche in dimensioni ridotte; universale, comprensibile cioè fra culture e lingue; distintivo, cioè sensibilmente diverso da tutte le emoji che già vivono nelle tastiere dei nostri smartphone e di cui farciamo continuamente chat e social. Sul sito sono indicate tutte le specifiche per partecipare al concorso: aperto a chiunque, scadrà il 14 luglio ma si andrà probabilmente oltre. Le migliori quattro proposte saranno votate su Twitter tramite lhashtag #emojiquake e il vincitore sarà sottoposto allUnicode.
Lemoji può superare le barriere e i limiti della lingua scritta, aiutare la comunicazione di informazioni importanti alle persone e avvisarle di una minaccia più rapidamente ha spiegato Sara McBride, scienziata sociale allo Geological Survey degli Stati Uniti, anche lei parte del gruppo dei promotori. Lo sanno bene le popolazioni di Giappone o Messico che dispongono di sistemi di allerta in tempo reale veicolati anche sui dispositivi personali. "Mettersi sotto un tavolo e proteggersi può essere questione di secondi aggiunge Hicks e in molti casi può salvare la vita. Se si manda un messaggio di allarme non devesserci troppo testo dentro". Se a questo si aggiunge che alcuni studi suggeriscono che l'uso delle emoji abbatta il tempo che ci occorre per comprendere linformazione, il senso delloperazione è chiarissimo.
Oltre alle allerte lemoji del terremoto potrebbe servire agli scienziati per monitorare gli eventi tramite i social, trasformando ciascun utente in una specie di sismografo vivente. "I tweet possono essere geotaggati, possiamo spesso individuare il terremoto usando i social più rapidamente che con le onde sismiche" ha aggiunto lo scienziato. Ma in generale le emoji potrebbero essere utilissime per un impiego nei contesti emergenziali, ben oltre i sismi: Sara Dean, una designer di San Francisco, ha per esempio ideato un set di immagini dedicate alle più diverse minacce ambientali dalle inondazioni ai sismi passando per le temperature elevate, li ha chiamati 'emerji' che Unicode starebbe già valutando. In fondo, dice la designer, le persone già usano le immagini di cui dispongono per parlare di questi eventi sui social e nelle chat o per avvisarsi. Perché non fornirgliene ad hoc fra un elfo, un rinoceronte e lennesima faccetta che si ammazza dalle risate?
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