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Whitney Wolfe Herd, l'ape regina che ha rivoluzionato gli incontri online

A VEDERLA in jeans e maglietta sembra un'adolescente. In realtà, di anni ne ha 28. Ed è già una ''billion dollar baby''. Whitney Wolfe Herd è la regina degli incontri online. Nel 2014 ha creato Bumble, app per appuntamenti con un solo credo: "mettere le signore al posto di comando". Oggi conta oltre 30 milioni di utenti nel mondo ed è valutata un miliardo di dollari. Un trionfo che lo scorso dicembre ha assicurato a Wolfe Herd la copertina di Forbes dedicata ai giovani innovatori. Il Time l'ha appena inserita tra le 100 persone più influenti dell'anno.
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Rappresenta la "donna che si rifiuta di essere silenziata dagli uomini ed è destinata al successo grazie ai propri meriti", motiva Anita Sarkeesian, direttore esecutivo di Feminist Frequency, organizzazione educativa no-profit. "Una sorpresa", si schermisce lei, ma è solo modestia. Perché imprenditrice lo è nata. "Fin da piccola mi piaceva avviare piccole attività commerciali. I chioschi di limonate sono niente in confronto ad alcuni dei progetti che sognavo". Il segreto per riuscire? "Fare sempre ciò che più appassiona".
La prima impresa le ha regalato notorietà a 19 anni: vendeva borse di bambù per aiutare le zone raggiunte dallo sversamento di petrolio causato dall'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon, nel Golfo del Messico. Poi è stata tra le co-fondatrici di Tinder, rivoluzionando il mondo delle relazioni. Un'esperienza finita male che è diventata un caso emblematico di sessismo nella Silicon Valley. "Purtroppo viviamo ancora in un mondo dominato da uomini, dove persiste un'ineguaglianza salariale tra maschi e femmine - spiega -. Sul posto di lavoro dobbiamo subire avance non gradite e commenti inopportuni, eppure consideriamo normale lasciarci scivolare tutto addosso: ecco perché spesso il silenzio dura a lungo". Lo dimostra Harvey Weinstein, il produttore hollywoodiano autore di ripetuti abusi coperti per anni. Wolfe Herd però non ha taciuto. Ha denunciato l'ex boss, nonché ex compagno, per molestie sessuali e la precedente compagnia per discriminazioni. Del passato preferisce non parlare, è andata avanti. Con Bumble che, più di un'app di dating, è un manifesto femminista. Qui le quota rosa costituiscono l'85% della forza lavoro. "All'inizio ho assunto tre ragazze, quasi senza esperienza. Lo stipendio non era una priorità, ci facevamo pubblicità scrivendo con i gessi sui marciapiedi dei campus e travestendo il mio labrador da ape, il nostro simbolo".
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In tre anni, la startup è diventata una multinazionale, che ha conquistato credibilità puntando su due parole chiave: "positività e rispetto". Adesso l'app è scaricabile in 150 Paesi. L'iscrizione avviene tramite Facebook o numero di telefono. Una volta registrati, abbiamo l'opportunità di scegliere se cercare connessioni professionali, un'amicizia o l'amore e creare profili ad hoc. Poi vedremo scorrere sullo schermo dello smartphone delle foto proposte in base alla geolocalizzazione. In caso di gradimento reciproco, si passa alla chat dove solo le signore possono scrivere l'iniziale "ciao".
"Soprusi e disparità sono pervasivi ovunque, negli Stati Uniti come in Italia - racconta la 28enne -. Abbiamo tolleranza zero per i comportamenti irriguardosi, ad esempio le immagini esplicite non richieste, e bandiamo persino foto allo specchio a petto nudo, perché abbiamo capito che non sono apprezzate dalle utenti". Un'intransigenza che ha ritagliato a Bumble una nicchia nel miliardario mercato del dating, in cui anche Mark Zuckerberg ambisce ad entrare con un proprio servizio. Lo staff di Wolfe Herd fa sapere di aver contattato il social "per eplorare le potenzialità di una collaborazione". Alleanza che renderebbe agguerrita la concorrenza a Match Group, società proprietaria di Tinder, che vede Bumble impegnata in una guerra legale fatta d'accuse reciproche: violazione di brevetti, nel primo caso; concorrenza sleale nel secondo. Lei non commenta.
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"Volevamo creare qualcosa di unico, in grado di cambiare il paradigma degli appuntamenti e di mostrare che le attuali dinamiche di genere sono antiquate e, francamente, inappropriate". L'incoraggiamento di miss Bumble è "donne, fate il primo passo". "Questo non solo ha aumentato la sicurezza dell'esperienza femminile online - assicura Wolfe Her -. Ha pure livellato il campo da gioco permettendo di scegliere il tono della conversazione dall'inizio. Cresciamo in una società che insegna agli uomini a venirci dietro e a comprarci da bere, dobbiamo riprendere il controllo". Si parte dagli appuntamenti per poi conquistare il mondo, la vita.
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