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Do I date, l'app per incontri che ti d? il voto. Lo psicologo: ''Ma l'amore non ? un prodotto''

OMAR C. di Indianapolis ha una sola stella: "Messaggia altre donne". Connor E. è un tre stelle: "Gran fisico, ti fa divertire, ma è un bugiardo compulsivo". Megan T, britannica, ha dieci recensioni e un punteggio pieno.
Vi ricorda tanto un episodio della serie Black Mirror? Eppure non è fiction, ma una nuova applicazione, Do I date, che permette agli utenti di recensire e votare (da 1 a 5 stelle) la persona che hanno incontrato su Tinder, Badoo, Happn, Bumble (e altri) e con cui hanno avuto un appuntamento. In pratica un TripAdvisor per le persone, come lo definiscono i suoi fondatori, gli inglesi Terry Amsbury e Jamie Forsyth, 33enni entrambi, ex manager delle ferrovie, che hanno lanciato la app in sordina poche settimane fa e che la inaugureranno ufficialmente in tempo per San Valentino. Nelle loro intenzioni la piattaforma aiuta chi sta cercando un partner a combattere gli abusi online, i profili falsi e gli stalker digitali. Ma non negano che la nozione di poter recensire un potenziale fidanzato come fosse un hotel o un frigorifero possa risultare controversa.
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Dopo aver scaricato la app bisogna iscriversi fornendo il numero di telefono. Per poter creare un profilo della persona con cui si è usciti, e quindi scrivere un commento, è necessario conoscere il numero di cellulare di quella persona. Una volta postata la recensione il diretto interessato riceve una notifica. Se ritiene il commento diffamatorio può riportarlo ai revisori di Do I date oppure può rispondere a sua volta con un contro commento. Chi viene recensito ha sempre lultima parola. La prima review è anonima, ma se se ne vogliono aggiungere altre bisogna uscire allo scoperto con nome e cognome.
"Entrambi usavamo le app per appuntamenti e ci siamo accorti che il dating online si è irrimediabilmente guastato ci spiega Forsyth al telefono dallufficio di Londra, dove lavorano una ventina di persone Profili falsi, foto esplicite non sollecitate e abusi sono allordine del giorno. Così abbiamo avuto unidea per cambiare questo sistema, renderlo più etico, trasparente e onesto. Ognuno deve essere responsabile di ciò che fa o dice, anche online", aggiunge Amsbury.
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Se le intenzioni sono buone, i risultati potrebbero però non essere altrettanto edificanti. Qualche anno fa, unaltra applicazione, Peeple, aveva annunciato un sistema di rating per le persone ed era stata travolta dalle critiche. Poi si era presentata sul mercato ma in versione molto modificata. Lo stesso episodio di Black Mirror, di Netflix, aveva dipinto uno scenario agghiacciante in cui le vite di ognuno dipendevano dalla generosità e buona o cattiva disposizione degli altri e dei loro voti.
"Vedo molti problemi. Dalla banalizzazione del rapporto di coppia a un prodotto/servizio da scegliere in base a processi di tipo razionale-economico, alla possibilità di usare il servizio come forma di vendetta contro chi ci ha scaricato", commenta Giuseppe Riva, docente di Psicologia della comunicazione e Psicologia e nuove tecnologie della comunicazione allUniversità Cattolica di Milano.
Forsyth non è daccordo: "Abbiamo messo a punto un sistema con regole molto rigide che tutela tutti. Se qualcuno si vuole vendicare ha solo un commento a disposizione. Poi deve rivelare la sua identità. Ogni post offensivo o che viola la privacy viene immediatamente rimosso, se riportato dallutente. Stiamo anche mettendo a punto un algoritmo che sta imparando cosa si possa scrivere e cosa possa essere ritenuto offesa o diffamazione. Quando sarà pronto potrà automaticamente cancellare i post abusivi".
Secondo Riva, però, cè di più. Una certa incapacità di vivere la vita reale: "Un servizio come questo nasce dalla difficoltà di accettare i rischi e la messa in gioco che unesperienza come linnamoramento genera - prosegue. - Piuttosto che rischiare di soffrire, meglio trasformarlo in un processo di consumo asettico e controllato".
Davvero abbiamo bisogno di affidarci a un sistema di rating per trovare lanima gemella? "Se fosse come ai vecchi tempi direi sicuramente di no. Quando ci sincontrava in discoteca o al bar era tutta unaltra cosa ammette Amsbury - Ma oggi funziona così, la maggioranza conosce persone attraverso la tastiera. E allora servono tutele. Dare i voti è controverso? Non più dei profili falsi e delle foto oscene. E i social, da Instagram a Facebook, si basano già sul meccanismo dellapprovazione, dei like, delle condivisioni, che sono una forma di rating. Noi vogliamo solo dare trasparenza e onestà".
Lapp ha già oltre duemila utenti, è disponibile in tutto il mondo, gratuitamente, ma per ora solo in inglese e per iOS. Sorprendentemente la media dei voti è piuttosto alta: 4,2 stelle. "Non ce lo aspettavamo - ammette Forsyth eravamo pronti a più recensioni negative. Finora non abbiamo ricevuto lamentele e nessuno ci ha riportato post abusivi".
Peccato che scorrendo la app ci si imbatte in Sam B., inglese, che ha una stella e una recensione che sembra accusarlo di stupro: "Gli ho espressamente detto che non volevo fare niente in camera da letto, ma lui lo ha fatto lo stesso. Evitate questuomo".
Forse nel clima della campagna #MeToo Do I date ha una ragione dessere, potrebbe rappresentare una "rete di sicurezza", come la definiscono i due fondatori. Eppure la prospettiva di essere ridotti a una manciata di stelline rimane inquietante.
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