Autorizzazione

 
  •  Morto il famoso astronomo ucraino, Klim Churyumov 
  •  Nella galassia c'è anche il "terzo incomodo" 
  •  Pubblicato il progetto del comunicato finale del vertice del G20 
  •  A Kiev, stanziati 40 milioni di dollari per l'installazione dei contatori di calore nei condomini 

Dalla paura alla ripartenza, al Dall'Ara torna la luce

BOLOGNA - Ritrovarsi a Casteldebole su un campo dallenamento con le mascherine e cominciare a vedere la luce in fondo al tunnel. Chi lavrebbe pensato tre mesi esatti fa, quando sugli spalti gremiti del DallAra ci si scambiavano abbracci e pacche sulle spalle per lennesima rimonta dei rossoblù di Mihajlovic che riacciuffavano allultimo respiro lUdinese. Il coronavirus era arrivato in Italia il giorno prima di quel sabato di fine febbraio, ma era ancora un vago fantasma. Che si sarebbe presto mostrato, gettando il calcio nelle incertezze in cui sarebbe poi sprofondato.
Le prime già la settimana successiva, quando il Bologna si presentò a Roma sullo sfondo di un balletto durato fino alla notte prima sul divieto o meno di trasferta per i tifosi dallEmilia, dove il Covid-19 stava iniziando a mordere. Alla fine gli ultras rossoblù andarono, ma quello fu lultimo pomeriggio del calcio come lo conoscevamo.
Iniziarono da lì mesi di paura, lo stop al campionato con prospettive ogni giorno più nebulose, mentre lo sport e il paese vivevano scenari inimmaginati. Nel pieno del lockdown, la rinuncia alle Olimpiadi e agli Europei rese chiaro che la speranza di un veloce ritorno al mondo di sempre era unillusione; mentre le cronache vedevano la conta quotidiana dei malati e dei morti allora un tempo dedicata allaperitivo, le file per il supermercato, allinterno la paura di sfiorarsi, a volte persino di incrociarsi. E i vicini che si guardavano con sospetto.

Sì, ripartire


Ora che tra dubbi, polemiche e timori in un paese profondamente ferito la Fase 2 è iniziata, anche il calcio rivede un orizzonte: il 28 maggio, quando dovrebbe arrivare la parola definitiva del Governo sulla ripresa della Serie A. E per la prima volta cè fondato ottimismo affinché sia un sì. Ripartire non è più unutopia, semmai una strada lastricata di insidie ma segnalata, visibile, alla portata. Appunto, in fondo al tunnel.
[url=http://]
Sport


"Sogno Andersson in campo a 52 anni, ma ha davvero senso finire il campionato?"[/url]


di GIANLUCA MOROZZI
Il 13 o più probabilmente il 20 giugno la A dovrebbe riprendere, il Bologna ricomincia dalla partita più attesa dellanno, quella con la Juventus. Quella che fa sempre tutto esaurito, ma che stavolta come spettatori avrà solo i teloni degli sponsor con cui il club sta pensando di addobbare gli spalti del DallAra, per cercare di mitigare il contraccolpo economico delle porte chiuse (un milione di euro di abbonamenti da rimborsare, almeno altrettanto di mancati introiti di botteghino).
Un calcio che prova a rianimarsi senza il suo pubblico, contro il volere degli ultras, con le curve italiane che per la prima volta hanno fatto fronte comune tra di loro e tra le fronde interne delle stesse per dire no al pallone senza tifosi. Un documento firmato da 400 gruppi ultras europei, tra cui la curva Andrea Costa-Bulgarelli e lappoggio della Fossa dei Leoni della Fortitudo. Un parere che la Bundesliga ha già ignorato, e così sarà per la Spagna, il Portogallo, lInghilterra e la nostra Serie A. Perché lindustria del pallone ha le sue ragioni, che il cuore non conosce.

I diritti tv e le ragioni dei tifosi


Si tratta di ragioni economiche, innanzitutto, quelle che nelle ultime settimane hanno convinto il ministro Spadafora a ricalibrare un atteggiamento a tratti di scontro coi presidenti. Partiamo dai diritti tv: il Bologna attende da Sky gli ultimi 8 dei 43 milioni pattuiti a inizio stagione, la pay tv non è della stessa idea. Un accordo, anche al ribasso, per saldare quellultima rata sarà più semplice se ci saranno partite da trasmettere.
[url=http://]
Sport


Anche gli ultras del Bologna contro la ripresa del campionato[/url]


di LUCA BORTOLOTTI
Il dato della Bundesliga alla prima dopo lo stop fa gola: in Germania 6.2 milioni di telespettatori, +320% rispetto allera pre-Covid (e in Italia 500mila abbonati davanti a Sky a guardare il calcio tedesco). Si proveranno ad accontentare gli sponsor addobbando lo stadio vuoto coi loro marchi, ma per la prossima stagione tanto sarà da rivedere.
Liu Jo, rimasta chiusa per due mesi e ancora incerta sul budget che si potrà permetter di dedicare al calcio nellanno venturo, rifletterà se riproporsi come main sponsor. Ancora, ci sono da rinegoziare gli stipendi, con accordi verbali presi da Fenucci coi calciatori nelle scorse settimane, ma in queste ore lAic darà battaglia sul tema dei tagli. Burocrazia da sbrigare, come per il caso dei contratti in scadenza il 30 giugno (Palacio, Da Costa, Krejci, Danilo), da sistemare per non perdere giocatori nel cuore della stagione.
Nel mezzo, la questione restyling del DallAra, i cui costi sono lievitati dai 70 milioni preventivati a circa un centinaio, col Bologna che chiede al Comune conferme ufficiali sulla quota che metterà lamministrazione: prima dellemergenza si erano pattuiti, verbalmente, 30 milioni, ma nessuno poteva immaginare il dramma del coronavirus e le sue pesanti, pensatissime ricadute, anche in una città come Bologna, che faticosamente sta provando a rialzare la testa.

Saputo, la voglia dEuropa e laddio a Gazzoni


Eppure cè anche un mercato a cui si sta già pensando, che ora ha date (via l1 settembre, ma pre-contratti firmabili già da giugno), col Bologna che si presenta con la forza di chi non ha urgenza di passare allincasso. La Roma corteggia forte Tomiyasu, Sabatini ascolta ma fissando lasticella in alto, prima attorno ai 15 milioni, già lievitati a 20-25. Perché alle spalle cè una proprietà salda, "Saputo in Canada con la sua azienda è stato appena sfiorato dalla crisi economica, è uno dei pochi imprenditori del calcio a non star perdendo milioni, in un mercato depresso ha loccasione di fare del Bologna uno squadrone", diceva sulle colonne di Repubblica leconomista Alberto Forchielli nel mezzo del lockdown.
[url=http://]
Bologna


Bologna, addio a Giuseppe Gazzoni: da Baggio a Signori fu il presidente del calcio con le bollicine[/url]


di GIOVANNI EGIDIO
Pochi giorni fa, il patron sè fatto sentire: "Adesso il primo obiettivo non è più salvarsi, ma andare in Europa, e ci siamo vicini", ha detto Saputo. Pensarla già questanno, se si ricomincerà, non è utopico. Quando ci si è fermati, il Bologna era decimo a -5 dal Napoli sesto e a -2 dal Milan settimo (posto buono per i preliminari di Europa League se la Coppa Italia la vincerà una delle prime sei in classifica). Si riparte subito dal test di fuoco con la Juve, ma può essere il trittico di scontri diretti con Parma, Napoli e Milan tra 32 e 34esima giornata a decidere le ambizioni europee dei rossoblù.
Di certo Saputo vuol essere il presidente che riporterà il Bologna fuori dai confini nazionali, come fece il compianto Gazzoni. Perché nel cuore di questi mesi bui gli occhi si son bagnati di lacrime anche per il patron che vide il Bfc in semifinale Uefa, andatosene a 84 anni il 24 aprile, nel periodo più duro per la città che non ha ancora potuto tributargli lultimo saluto. E la messa a un mese dalla scomparsa prevista domenica è stata annullata dalla famiglia.

Gazzoni portò sotto le Torri Baggio e Signori, per citare due icone, autentici fuoriclasse che Bologna ha poi sol potuto sognare.

Lincredibile anno di Mihajlovic


Finché Mihajlovic non sè messo in testa di tempestare di telefonate Ibrahimovic. Telenovela invernale dellera avanti Covid, lo svedese è poi finito al Milan. Ma anche se a Casteldebole tutti nicchiano e forse ci crede davvero solo il tecnico serbo, Sinisa appena rientrato in sede ha ripreso il pressing telefonico a Zlatan, che in rossonero a quanto pare non resterà unaltra stagione.
Dalla paura alla ripartenza, al Dall'Ara torna la luce

Sinisa con Viktorija
Condividi
Già, Sinisa: il tecnico ha vissuto mesi da leone in gabbia nellisolamento romano con la moglie Arianna e i figli. Viktorija ha anche dato alle stampe lo scorso martedì un libro per raccontare papà e un anno tremendo. Iniziato a luglio con lannuncio della leucemia, i mesi di chemioterapia, gli allenamenti a distanza, in remoto, quasi unanticipazione di quel che sarebbe accaduto al Paese con la pandemia, la paura, la flessione di una squadra comunque ammirevole, gli sforzi sovrumani di Sinisa per non mollare un centimetro di vita, di pallone, di contatti col suo mondo.
[url=http://]
Sport


Mihajlovic in lacrime: "Ho la leucemia, ma vincero"[/url]


di LUCA BORTOLOTTI
Poi poco dopo il ritorno in pianta stabile in panchina, una conferenza strappalacrime, lidea di poter condurre una vita quasi normale, la trasferta a Roma a casa della sua Lazio, il saluto commosso dello stadio Olimpico, lovazione della curva Nord, una sconfitta più che dignitosa contro gli avversari più in forma del lotto. E allimprovviso, appunto, lincredibile virus che mette a nudo le fragilità degli Stati nazionali, un virus per il quale Mihajlovic rientra pienamente nella definizione di soggetto a rischio. "Si sente in gabbia, se gli togli il calcio gli togli tutto, appena si potrà correrà a Bologna per allenare", confidavano nelle settimane di lockdown gli amici romani. E infatti, eccolo, il 6 maggio, dopo 58 giorni di reclusione apparire a Casteldebole per le prime corse al centro tecnico.
Lunedì Mihajlovic è tornato a San Luca a omaggiare leffige della Madonna, rievocando i pellegrinaggi dei tifosi che a luglio e ottobre erano saliti alla basilica per pregare per lui. Intanto a Casteldebole stanno rientrando anche gli ultimi stranieri tornati a casa per la quarantena, come Danilo, che ha lasciato il Brasile appena prima che la situazione sanitaria nel suo paese precipitasse. Lui come Baldursson sta ultimando il periodo di isolamento prima di tornare in campo da lunedì al centro sportivo, dove Palacio e Soriano hanno smesso gli abiti borghesi e da giovedì corricchiano col preparatore assieme a Orsolini, Sansone e Dijks. Ora si attende di capire dal Governo, dopo la doppia tornata di tamponi tutti negativi per la squadra, se ne servirà una terza per poter ripartire con le partitelle e gli allenamenti completi, e allora sarà davvero normalità, o quasi.
Bolognesi e laziali in pellegrinaggio per Mihajlovic
Dalla paura alla ripartenza, al Dall'Ara torna la luce

in riproduzione....
Condividi

I giorni della paura


Ma il peggio sembra alle spalle. Almeno qui in Italia, rispetto a quanto vissuto tra marzo e aprile, nei giorni in cui il virus sabbatteva con furia sulla penisola e la paura serpeggiava anche tra i giocatori. Ognuno in quarantena, chi a Bologna e chi aveva fatto rientro nel proprio paese. A Casteldebole era iniziata lera dello smart working, coi compiti a casa per i giocatori, cui la società aveva assegnato un protocollo di comportamento e un piano di allenamenti individuali. Cera chi esorcizzava i timori specializzandosi nei tornei di eSports come Orsolini, in un periodo in cui persino la prima stagione della Serie A giocata alla Playstation era stata sospesa per virus; chi nel frattempo è ri-diventato padre come Soriano.
Per tutti il confronto coi medici e lo staff tecnico del club era praticamente giornaliero. Per parlare di come tenersi in forma, ma anche per un conforto psicologico e rassicurazioni sanitarie in un periodo angosciante per tutti. "Ci chiedono di tutto, ammettevano dallo staff tecnico. Cera anzitutto il problema di mantener la forma in ottica di un campionato che forse sarebbe ripreso o forse no. "La dieta, il lavoro a casa con la palla, le motivazioni del ripartire dopo questa tragedia, sono fondamentali", spiegava Giovanni Andreini, preparatore del Bologna di Donadoni, che con lui allo Shenzhen sè ritrovato nel caos dellalba del Covid-19. "È tutto diverso da un ritiro estivo, la lunga pausa e le partite ravvicinate alla ripresa aumentano il rischio infortuni, ma la testa è fondamentale, senza sapere quando si ripartirà", diceva a inizio aprile il preparatore della Nazionale femminile Francesco Perondi, anche lui ex rossoblù per tanti anni con Mazzone. Ma cera anche altro, langoscia del contagio, prima di tutto, mentre i telegiornali a ritmi incessanti non smettevano di raccontare lo sprofondo in cui era precipitato il Paese.
Il ritorno sui campi a Castedebole

Lora di Gianni Nanni


Adesso quei tempi sembrano delinearsi più chiari, e la fumata bianca pare vicina, fermo restando che unimprovvisa nuova impennata dei contagi farebbe saltare il banco. Ma dopo una lunga battaglia tra la Lega Serie A, la Figc e il comitato tecnico scientifico sul protocollo sanitario da adottare alla ripresa, un accordo sembra oggi realizzabile. Col ruolo centrale del medico sociale del Bologna Gianni Nanni, scelto per rappresentare i club nella Commissione medico-scientifica della Figc. Mancano ancora le parole finali, ma in questi giorni il Cts ha dato lok al nuovo protocollo della Serie A e oltre al sì agli allenamenti collettivi si va verso labolizione della quarantena obbligatoria per tutta la rosa in caso di un giocatore positivo, il nodo più osteggiato dai club. Ed è stato scacciato lo spettro dei lunghi ritiri blindati, visti come il fumo negli occhi dai giocatori.
Così, a tre mesi dallultimo gol segnato dai rossoblù, quello di Palacio del 22 febbraio allUdinese, e a 83 giorni dallultima gara giocata, il Bologna torna a uscire e intravedere le stelle. Sognando quelle della bandiera dellEuropa.
lascia un commento
Video del giorno
Notizie
  • Ultimo
  • Leggere
  • Commentate
Calendario Materiali
«     2020    »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031