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Addio Franco Janich, l'armadio del Bologna campione

Addio Franco Janich, l'armadio del Bologna campione

BOLOGNA - Se n'è andato anche Franco Janich. Un'altra figurina che vola via dalla più bella pagina nella storia del Bologna, quella della leggendaria squadra campione d'Italia del 1964 che "giocava come in paradiso". Fu uno dei protagonisti dello spareggio che vide i rossoblù sconfiggere all'Olimpico l'Inter di Herrera il 7 giugno del 1964. Oltre allo scudetto vinse anche una Coppa Italia e una Mitropa Cup nella sua carriera bolognese.
Janich, rude difensore soprannominato in dialetto l'Armèri (l'armadio), aveva 82 anni. Nato a Udine, giocò in rossoblù per undici stagioni dal 1961 al 1972 collezionando in totale 376 presenze (295 in serie A) senza la gioia di un gol, ma solo quella di averne evitati a centinaia. E' ottavo nella classifica delle presenze di tutti i tempi nel Bologna.
Nato a Udine il 27 marzo 1937 e cresciuto come stopper nello Spilimbergo in IV Serie, esordisce in Serie A con lAtalanta prima di trasferirsi alla Lazio di Bernardini con cui vince una Coppa Italia. E proprio lallenatore romano a volerlo al Bologna al momento del suo passaggio sulla panchina rossoblù. E al Bologna Janich arretra il suo raggio dazione, trasformandosi in libero e formando con Tumburus una coppia di centrali imperforabile.
Grande e grosso, bravo nellanticipo, formidabile di testa, i tifosi ne apprezzano non solo le qualità sul campo, ma anche larguzia e la simpatia con cui conquista tutti. Stabilitosi a Nemi, nella campagna laziale, Janich infatti tornava spesso sotto le Due Torri.
In Nazionale giocò sei partite, chiudendo come molti altri azzurri la sua esperienza ai Mondiali inglesi del '66 quando l'Italia fu "travolta" dall'onta dell'eliminazione ad opera della Corea del Nord.
Come dirigente, è stato direttore generale del Napoli in due distinti periodi, dal 1972 al 1976 e nuovamente dal 1978 al 1980; in mezzo, è stato un anno a Como come direttore sportivo, tornando poi nello stesso ruolo anche alla Lazio . Successivamente lavorò come diesse della Triestina e del Bari.
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