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Palermo calcio, Zamparini ai domiciliari: "Palermitani, vergognatevi"

Palermo calcio, Zamparini ai domiciliari: "Palermitani, vergognatevi"

L'ex patron del Palermo Maurizio Zamparini verrà messo in custodia cautelare agli arresti domiciliari. Lo ha deciso la Corte di cassazione che ha respinto il ricorso dei suoi legali sul pronunciamento del Tribunale del riesame di Palermo, che aveva disposto i domiciliari. Per l'imprenditore friulano è indagato dalla procura di Palermo per falso in bilancio e altri reati tributari. Per i giudici della Suprema corte Zamparini è in grado di commettere ancora comportamenti delittuosi pur non avendo formalmente alcun ruolo all'interno del club di via del Fante. "Questa resterà una storia di vergogna per una città che così ha corrisposto la passione e l'amore che ho dato assieme ai miei soldi regalati e profusi per i rosanero". Lo dice all'Ansa Maurizio Zamparini dopo che la Cassazione ha confermato per lui gli arresti domiciliari nell'ambito delle indagini sulla gestione del Palermo calcio. "Questo è il mio unico pensiero - dice l'ex patron rosanero - Con molta compassione verso chi mi ha fatto e sta facendo male".
L’udienza era iniziata ieri intorno alle 10, poi dopo due ore i giudici sono passati a esaminare altri quattordici ricorsi, ma solamente quattro erano quelli sul tavolo che riguardavano la vicenda della gestione societaria del Palermo. Quello respinto era l’unico ricorso presentato dalla difesa di Zamparini, gli altri tre sul tavolo della Cassazione ieri riguardavano quelli presentati dai sostituti procuratori Andrea Fusco, Dario Scaletta, Francesca Dessì e dall'aggiunto Salvatore De Luca sul milione di euro sequestrato e poi restituito al Palermo, sul provvedimento di sequestro accolto e poi respinto in appello delle azioni per un valore di 99 mila euro a Zamparini e quello che contro l’esclusione del reato di autoriciclaggio fra quelli contestati all’imprenditore friulano.
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L'inchiesta che ha portato all'arresto di Zamparini è coordinata dai pm Dario Scaletta e Francesca Dessì, dall'aggiunto Salvo de Luca e dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi. La decisione della Cassazione chiude una lunga vicenda giudiziaria: la richiesta di domiciliari fatta dai pm venne respinta dal gip che, pur riconoscendo che ci fossero a carico dell'ex presidente del Palermo gli indizi di colpevolezza, sostenne che non vi fossero le esigenze cautelari per l'arresto. Una decisione condizionata dalla scelta di Zamparini di lasciare le cariche ricoperte nella società rosanero. Il provvedimento del gip fu ribaltato al Riesame, contro i domiciliari ha fatto ricorso in Cassazione l'imprenditore friulano che oggi ha perso la sua partita.
Le indagini, avviate quasi due anni fa coinvolgono anche il figlio di Zamparini, la segretaria Alessandra Bonometti, cinque professionisti e l'ex presidente della società calcistica Giovanni Giammarva accusati, a vario titolo, di false comunicazioni sociali, ostacolo alle funzioni di vigilanza della Co.Vi.So.C., sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Il Palermo fino al 2018 avrebbe ottenuto le certificazioni sui bilanci grazie a comunicazioni inesatte. Di questo risponderebbe Giammarva, che, per la procura, avrebbe ostacolato l'esercizio delle funzioni dell'autorità pubblica di vigilanza. Ipotesi che il Riesame sembra accogliere.
Alla U.s. città di Palermo S.p.a., persona giuridica, è stato contestato l'illecito amministrativo che deriva dal reato di autoriciclaggio che sarebbe stato commesso da Zamparini.

Nell'ipotesi della Procura Zamparini si sarebbe sistematicamente servito della Mepal S.r.l., società nata per la commercializzazione dei prodotti rosanero di cui era l' amministratore di fatto, come di una sorte di 'cassaforte', per mettere al riparo le disponibilità correnti della società dalle procedure esecutive dell'Erario, nei cui confronti il club era esposto per milioni di euro fino al 2017. Per rendere possibili tali spostamenti di denaro, sarebbero stati simulati dei finanziamenti verso la Mepal S.r.l.
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La Mepal è stata ceduta per 40 milioni a una società con sede in Lussemburgo, la Alyssa, che, per i pm, sarebbe comunque sempre riconducibile a Zamparini. Secondo la Procura il valore del marchio sarebbe stato nettamente inferiore e la sopravvalutazione avrebbe consentito di creare una sorta di riserva monetaria poi reimpiegata per ripianare il bilancio in rosso di 27 milioni di euro della Us Città di Palermo.
Secondo l'accusa, peraltro, l'operazione di cessione sarebbe stata fittizia visto che la Alyssa di fatto era della famiglia Zamparini. Contestualmente all'indagine penale, la Procura ha chiesto il fallimento della società Us Città di Palermo. L' istanza è stata respinta dai giudici fallimentari.
Nei mesi scorsi parallelamente all'inchiesta principale a Caltanissetta è stata aperta un'indagine a carico, tra gli altri, di Giammarva e del giudice fallimentare di Palermo Giuseppe Sidoti che era nel collegio che respinse l'istanza di fallimento del Palermo-Calcio. Entrambi gli indagati sono stati interdetti dalle loro funzioni e sono accusati di corruzione per aver pilotato il processo che ha evitato il crack della società rosanero.
La Suprema corte oltre che sulla custodia cautelare di Zamparini, si è pronunciata su altri tre ricorsi presentati tutti dalla procura di Palermo. I giudici hanno ritenuto inammissibili quelli relativi al dissequestro del milione di euro restituito dal Riesame al Palermo e ai 100 mila euro in azioni ridate a Zamparini

sempre dal Riesame. Il terzo ricorso riguarda l'ipotesi di reato di autoriciclaggio, fatta cadere dal punto di vista delle misure cautelari in sede di Riesame. Anche questo ricorso è stato rigettato. Gli ultimi due pronunciamenti della Cassazione sono in programma il 14 marzo quando la corte sarà chiamata a decidere se sequestrare 50 milioni di euro al club di via del Fante.
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