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La Juventus bestia nera di Spalletti, 1 sola vittoria contro i bianconeri

La Juventus bestia nera di Spalletti, 1 sola vittoria contro i bianconeri
Luciano Spalletti (ansa)
TORINO - Ci sono numeri che pesano tonnellate, al punto che è impossibile smentirli, o liberarsene, e se ne finisce col sentirne la presenza, fino forse a venirne influenzati senza volerlo. Prendete quelli di Luciano Spalletti con la Juventus. Un incubo. Il tecnico dell'Inter allena in serie A da una vita, esattamente da 21 anni (prima stagione 1997-1998 a Empoli), con l'eccezione delle quattro stagioni allo Zenit S.Pietroburgo. Ebbene, per lui la Juventus è sempre stato un avversario inavvicinabile, il vero spauracchio della sua carriera. Con lo 0-1 rimediato ieri con l'Inter allo Stadium, il ruolino di Spalletti con la Juve in campionato è arrivato a 19 sconfitte in 24 partite, 4 pareggi, una sola vittoria, il 3-1 di un Roma-Juventus di fine campionato nel 2017: la Juve si preparava a festeggiare lo scudetto in casa col Crotone la settimana dopo, la Roma aveva necessità di tre punti per la Champions per fregare il Napoli, e li ottenne. Quello è stato l'unico successo di Spalletti in quattro lustri di serie A contro i bianconeri (contando la Coppa Italia, si annota un'altra vittoria, nel 2006 a Torino), anche se è opportuno ricordare che soprattutto i primi anni Luciano allenava squadre come Empoli o Venezia, che alla Juve potevano sperare solo di fare il solletico. Ma è indubbio che una stagione dopo l'altra il tabù di Spalletti con i bianconeri sia cresciuto, e abbia gravato sulle sue spalle, anche se per delicatezza, o forse solo per evitare una delle sue battutacce stizzite che tanto arrivano sempre e comunque in ogni occasione, il triste dato non gli viene ricordato a ogni vigilia di gara contro la Juve.
Però chissà, magari all'inizio del secondo tempo di Juventus-Inter, quando ha visto che la Juve si era riaccesa e aveva preso campo dopo un primo tempo timido, Spalletti è stato aggredito dai suoi stessi fantasmi, ha temuto di andare incontro all'ennesima sconfitta e gli è venuta l'ideona, criticata dall'universo mondo (persino da Fabio Capello) di sostituire Politano, fin lì il migliore, con Borja Valero, "per avere più palleggio a metà campo", la spiegazione del dopopartita, a sconfitta comunque puntualmente arrivata, la diciannovesima su 24. E anche, a ben guardare, la terza sconfitta dell'Inter nelle ultime cinque gare ufficiali, ma guai a farlo notare, Luciano si indispettisce, questi sono altri numeri che non gli piacciono.
In realtà, e il dato appare piuttosto chiaro leggendo la formazione anti-Juventus e le scelte di Spalletti in gara, a Torino è accaduta una cosa piuttosto inedita nella storia recente dell'Inter, e tutto sommato assai spiegabile con la contingenza del momento: semplicemente, il tecnico ha considerato assai più importante la partita col Psv Eindhoven di martedì prossimo, quando l'Inter si giocherà l'accesso agli ottavi di Champions, di quella contro in nemici storici della Juventus. Tutto qua. Per questo Spalletti, a cui comunque la tentazionaccia di puntare al pareggio contro le grandi squadre viene un po' troppo spesso (vedi la trasferta di Londra contro il Tottenham, da cui discendono tutti i patemi attuali) ha sostituito Politano all'inizio del secondo tempo, e in fondo l'ha anche spiegato a fine partita: perché è uno che soffre il dover giocare due gare intere di seguito, e martedì i suoi scatti serviranno.
Ma anche nella formazione iniziale si annidavano un paio di indizi, come le esclusioni di De Vrij e Vecino, ad esempio, due che in Champions sono sempre stati presenti o quasi (De Vrij ha saltato solo la gara di Barcellona) ma che negli ultimi tempi non hanno avuto una salute solidissima, quindi si è pensato di preservarli per l'ordalia di martedì, quando comunque servirà una vittoria. Perché il dato che emerge dalla partita di Torino è che l'Inter, per una volta, non ha considerato la sfida alla Juventus come la partita più importante dell'anno, e questo non è detto che sia per forza negativo. Di negativo c'erano solo i numeri di Spalletti contro i bianconeri, che l'attualità si è premurata di confermare. Per trovare un allenatore in grado di battere l'odiata Juventus, bisognerà cercare altrove, ormai è chiaro. All'Inter, in tal senso, avevano sbagliato anche la scelta precedente a Spalletti, cioè Stefano Pioli, uno che perde contro la Juventus da 13 partite consecutive. O forse è la Juve di questi ultimi anni, troppo più forte degli umani, che impone brutte figure, e numeracci, a chiunque.
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Mario Calabresi
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