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Balotelli si sfoga contro i razzisti: "Siete la parte malata del mondo"

Balotelli si sfoga contro i razzisti: "Siete la parte malata del mondo"
Mario Balotelli (ansa)
ROMA - "Voi razzisti meritate una cosa sola. Di vivere una vita soli, senza nessuno che vi pensi, senza mancare a nessuno e di andarvene un giorno senza mai essere ricordati. Voi siete la parte malata di questo mondo": Mario Balotelli si sfoga così, con un post su Instagram stories,agli insulti ricevuti sui social. "Avete rotto - scrive ancora l'attaccante - Ditemi le cose in faccia, non attraverso lo schermo del computer o del telefono. Non scrivete di lasciarli perdere, no. Non sono argomenti su cui sorvolare. So bene che non tutti sono così e vi ringrazio per i messaggi".
Balotelli si sfoga contro i razzisti: "Siete la parte malata del mondo"

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Il centravanti, quando giocava in Italia bersaglio fisso di insulti razzisti in tutti gli stadi, in passato è finito nel mirino dei neofascisti di Forza Nuova che esposero uno striscione in dialetto bresciano con su scritto "sei più stupido che nero" per attaccarlo dopo le sue prese di posizione sulla legge sullo ius soli. "Si parla tanto di immigrazione - disse a giugno il calciatore - io sono nato in Italia, cresciuto in Italia e mai stato in Africa, purtroppo. È brutto avere la cittadinanza solo a 18 anni, da giovane per me sono stati gli anni più difficili. Non sono un politico, non è il mio campo, e lanciare un appello in Italia, per me, è complicato. Ma in questi casi penso che la legge debba essere cambiata. Sì, mi sento di lanciare un appello per questo".
Balotelli ha anche fatto da testimonial per i mondiali antirazzisti ed anche in quel caso le sue parole furono esplicite: "Ci sono i razzisti e vanno isolati, perché sono portatori di un pensiero marcio, medievale. Io sono italiano, sono nato qui da genitori ghanesi e mi ci sento al cento per cento. Ma per la legge lo sono diventato solo a 18 anni. Chi mi vuole vedere nero lo fa perché vuole vedere solo il diverso. Per questo dobbiamo essere pronti a denunciare ogni forma di discriminazione a cui assistiamo. Siamo tutti uguali. E i miei figli lo racconteranno ai miei nipoti".
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Mario Calabresi
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