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Football Leaks, il giorno in cui Ronaldo stava per diventare "turco"

ROMA - Nelle pagine disvelate dai venticelli di Football Leaks emerge anche una storia impossibile: nel 2011 Ronaldo sarebbe potuto finire in Turchia, al Besiktas. Nessuno ci crede però per un po' lavorarono veramente per questo obiettivo da fantacalcio o da calcio assurdo, soprattutto il suo potente agente Jorge Mendes, al quale nel giro di qualche anno il club di Istanbul ha riconosciuto percentuali e commissioni per un ammontare di circa sei milioni di dollari.
Affari, solo affari. Il piede in società Mendes lo mise giù pesante, e con lui il suo sodale turco Ahmet Bulut, noto anche come "il procuratore invisibile", che rischiava ogni volta di finire indagato dalla federcalcio del suo paese che gli chiedeva conto dei suoi legami con le trattative di Mendes e lui puntualmente negava ogni addebito, pur essendo l'inevitabile complice di ogni operazione. Nel gennaio del 2011 l'allora presidente del Besiktas, Yildimir Demiroren, approvò un esodo portoghese nel suo club per venire incontro gli interessi di Mendes e della sua controllata agenzia con sede in Irlanda, la Gestifute. Nell'esodo erano compresi Simao dall'Atletico Madrid e Hugo Almeida dal Werder Brema, più Manuel Fernandes in prestito dal Valencia. Solo per questi tre a Mendes Demiroren versò 2,5 milioni di euro.
Perché Demiroren fosse così aperto con Mendes e così disposto, per una causa non facilmente individuabile, a mettere addirittura a rischio la tenuta finanziaria del Besiktas, è cosa che neppure la federcalcio turca ha saputo spiegarsi, se non sospettare, come si evidenza adesso dalle carte ottenute da Football Leaks e come confermava il silenzio del presidente sull'argomento, che le operazioni fossero illegali e infrangessero platealmente le regole Fifa.
Al Besiktas era già arrivato Quaresma dall'Inter: era stato, con i suoi quasi otto milioni di euro, uno dei più cari acquisti del calcio turco e fu quello il contatto che cementò la collaborazione tra Mendes e Bulut: "Facevamo affari senza firmare una sola carta", ricordava il turco intervistato per un libro su Mendes. Per l'estate del 2011 Mendes e Bulut avevano chiuso ufficialmente sette trasferimenti legati alla cosiddetta "gang dei portoghesi", incluso il brasiliano Sidnei. E sulla apparve pure Carlos Carvahal, altro cliente di Mendes. Di fatto il potente Jorge possedeva il 10% del pacchetto azionario del Besiktas, ottenuto però mediante un accordo sommerso.
La sola presenza di Mendes garantiva ai calciatori portoghesi trattamenti lussosi: a Simao poco meno di otto milioni per tre anni di contratto, ad Almeida furono assicurati quasi tre milioni all'anno, voli in prima classe, una Porsche Panamera, affitto di jet privati all'occorrenza e una seconda macchina, da scegliere fra una Bmw X5 e una Audi Q7. Ma l'idea più alta era quella di convincere Ronaldo a spostarsi a Istanbul. Era il sogno di Mendes, ma Ronaldo non lo sapeva: ossia non sapeva quanto fosse vero che il suo agente stava complottando per rovinargli la carriera, a fronte di un prezzo di mediazione inaudito.
Che si potesse fare, che la seduzione di Mendes potesse sfondare, e che Ronaldo potesse lasciarsi convincere con un ingaggio da 25 milioni annui, furono sensazioni più concrete quando Ronaldo, nell'aprile del 2011, venne fotografato accanto a un estasiato Demiroren a Porto Santo, nella sua Madeira.
Ufficialmente i due stavano ragionando sulla possibile, anzi quasi certa, apertura di un hotel da 90 milioni di euro sull'isola. Sembravano due progetti alla portata. Tanto più quando a giugno Ronaldo volò ad Istanbul per presenziare all'apertura di uno nuovo centro commerciale di proprietà di Demiroren, un "mostro" che la potenza del presidente (adesso sgonfiata) permise di erigere proprio nel centro storico, a un passo da Taksim e non troppo lontano dalla Torre di Galata. Ma né l'hotel a Madeira né il trasferimento di Ronaldo al Besiktas si realizzarono. "Gli industrali turchi sono tutti uguali", disse Serhat Yilmaz, professore anglo-turco di legge sportiva all'Università di Loughborough, in Inghilterra, "entrano nel calcio per sfruttare la mediaticità e l'esposizione poi fanno affari pessimo e non si prendono alcuna responsabilità, e quando arrivano i problema lasciano". Così fece Demiroren, tycoon dell'energia e dell'edilizia.
Anziché prendere Ronaldo, nel febbraio del 2012, forse stremato dalle richieste di Mendes (secondo il quale il club dovrebbe ancora riconoscergli due milioni di euro), Demiroren abbandonò il Besiktas, scese in corsa lasciando una coda di macerie, 200 milioni di debiti e un deficit di biliancio impressionante. Le accuse di brogli dall'Uefa ha fatto il resto. Mentre per sua fortuna Ronaldo guardava da lontano o non guardava affatto...
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Mario Calabresi
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