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Coppa Libertadores: 110 anni in 180', sar? un Boca-River mai visto

ROMA - Viene considerata una delle 50 cose da vedere prima di morire. Forse l'opinione espressa nel 2004 dal periodico britannico 'The Observer' può essere ritenuta eccessiva ma quel che è certo è che assistere al derby argentino tra Boca e River, definito "un brulicare di energia, rumore e colori", resta un'emozione unica. Figuriamoci poi, se, per la prima volta nella storia, assegnerà, in una doppia finale di andata (alla Bombonera) e ritorno (il 24 novembre al Monumental), la Coppa Libertadores, la Champions League del Sudamerica.
UNA RIVALITA' CHE DURA DA 110 ANNI - Quello che andrà in scena sabato sera (diretta ore 21 su Repubblica.it) sarà il 372° capitolo di una storia infinita che va ben oltre il rettangolo di gioco. Il 'Superclasico' non può essere catalogato come una semplice partita di calcio. Non lo è mai stato e mai lo sarà. La rivalità tra i due club de La Boca, quartiere adagiato sulla sponda del Riachuelo, il fiume che divide la città di Buenos Aires, è, infatti, sentitissima e nasce nella notte dei tempi, quando il River Plate, fondato 4 anni prima dei rivali, nel 1901, decise di abbandonare La Boca per insediarsi nei più eleganti quartieri a nord. Da allora le due società, nate con le stesse origini, costituite da emigranti genovesi, presero strade profondamente diverse. Per il Boca iniziò a tifare la parte popolare e operaia, per il River il ceto medio ed elitario. Con il tempo, la divisione sociologica si è lentamente sfaldata ma la rivalità è rimasta intatta.
BOCA AVANTI DOPO 371 SFIDE MA KO 3 VOLTE SU 3 NEL 2018 - Il primo derby fu giocato nel 1908, il primo incontro ufficiale nel 1913. Da allora in tutto i duelli sono stati 371, spesso funestati da incidenti e una volta, il 23 giugno 1968, da un'immane tragedia, la peggiore nella storia del calcio argentino: dopo una sfida al Monumental, 71 tifosi persero la vita schiacciati dal Cancello n. 12, e altri 150 rimasero feriti. Il bilancio sul campo vede per ora avanti il Boca con 134 vittorie a 122 più 115 pareggi. Ma il problema degli Xeneizes è che hanno perso tutte e tre le sfide di quest'anno, senza tra l'altro segnare alcuna rete: 0-1 il 22 gennaio nel Torneo del Verano, 0-2 il 15 marzo in Supercoppa, 0-2 in campionato lo scorso 23 settembre. L'ultimo gol al River, tra l'altro decisivo, l'ho segnato il 5 novembre 2017, Nandez al 73' della gara vinta 1-2 al Monumental. Da allora i minuti di digiuno sono diventati 287': troppi, lunghissimi e insopportabili per i tifosi gialloblu.
UNA DOPPIA FINALE SENZA TIFOSERIE OSPITI - Per scelta delle due società, come accade ormai da 5 anni a questa parte, in ambedue le circostanze, si giocherà senza tifosi ospiti. Ne perderà di certo lo spettacolo ma ne guadagnerà la sicurezza degli spettatori: troppo alta d'altronde la tensione, altrettanto il rischio di scontri. Non a caso è stato allestito un imponente servizio di vigilanza: saranno utilizzati 1.300 agenti di polizia schierati nei dintorni dell'impianto e nei punti più caldi della città. Inoltre è stato disposto il divieto di trasmissione della gara attraverso i maxischermi.
UNA SFIDA SENZA UN FAVORITO - Sarà un Superclasico senza favoriti, come testimonia anche la classifica di campionato (Boca avanti solo di 2 punti rispetto ai rivali ma con una gara in più disputata): se la squadra di Schelotto può calare l'asso Tevez e quello della miglior tradizione nella competizione (6 Libertadores vinte contro 3), il River può rispondere con la presenza dell'amuleto Marcelo Gallardo, una sorta di re Mida de 'Los Millionarios' con i suoi 16 trionfi (8 da giocatore e 8 da allenatore), e con la forza psicologica di chi non ha alcuna paura della Bombonera (dove non perde da ben 3 anni e mezzo). E allora non resta che mettesi seduti e godersi lo spettacolo. Comunque vada ne varrà la pena.
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Mario Calabresi
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