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Asili e addestramento militare, cos? la Cina prova a conquistare i Mondiali

PECHINO - Migliaia di asili tutti porte e palloni per i calciatori in erba. Spietato addestramento militare per i talenti già cresciuti. La Cina le sta provando tutte, le buone e le meno buone, per realizzare il sogno di gloria sportiva del suo presidente Xi Jinping: trasformare il Dragone in una superpotenza (anche) del calcio, facendogli vincere una Coppa del Mondo entro il 2050. Il tempo sembra tanto, ma ancora più lunga è la strada da fare a giudicare dai magrissimi risultati della selezione allenata da Marcello Lippi, ferma al 73esimo posto del ranking Fifa, tra Zambia e Libano, e attesa sabato sera da un'amichevole tra giganti dai piedi di piombo contro l'India.

Così mentre alcune riserve della nazionale hanno appena iniziato un training militare super intensivo insieme ai marine dell'esercito comunista, il governo ha rilanciato un ambizioso piano rivolto all'educazione calcistica dei più piccoli. Dopo le 20 mila scuole a tema calcio da aprire entro il 2020 e le 200 squadre da formare nei licei, ecco annunciati anche 10 mila asili "del pallone", per far prendere ai bambini cinesi confidenza con la sfera il prima possibile.
I campioni non nascono dal nulla, si è più volte lamentato Lippi, puntando il dito contro l'età molto avanzata in cui i ragazzi cinesi si avvicinano al calcio. Per la cinquantina di prospetti under25 assegnati all'addestramento militare si tratta invece di interiorizzare la disciplina e lo spirito di squadra. Nel mondo dello sport cinese non si tratta di una prima volta, altre federazioni, per esempio quella del ping pong, sottopongono regolarmente i campioni a sessioni di allenamento in stile marine. Per i calciatori però, un gruppo di ragazzi non convocati in nazionale ma considerati potenzialmente nel giro della selezione, è stata scelta la truppa di elite dell'esercito cinese, la 71770 dello Shandong, l'unica delle Forze comuniste ad essere stata premiata con un riconoscimento di prima classe.
L'allenamento tra fango, trincee e bersagli è solo una piccola parte di un ritiro intensivo di tre mesi a cui questi ragazzi sono sottoposti. Ma che è iniziato tra mille polemiche, visto che per partecipare i calciatori dovrebbero lasciare i rispettivi club proprio mentre il campionato si avvia verso le ultime decisive giornate. Così lunedì scorso al primo giorno di raduno si sono presentati solo in 35 su 55, costringendo la federazione a rimandare. Non proprio una partenza con il piede giusto, per un'iniziativa che già aveva provocato le proteste delle squadre e non poca ilarità tra gli spietati utenti dei social cinesi, per cui la nazionale è uno dei bersagli preferiti. "Sarà la prima forza speciale piena di tatuaggi", commentava un utente su Weibo, il Twitter mandarino. La Cina finora si è qualificata solo a una fase finale dei mondiali e anche per Qatar 2022 le cose cominciano a mettersi male: la selezione in rosso è quinta su sei squadre nel suo girone, dietro a Iran, Corea del Sud, Uzbekistan e pure alla disastrata Siria. "Alla prossima Coppa ci saremo", scherza qualcuno. "Come squadra anti-terrorismo".
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