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Premier, Manchester City: ? Guardiola il fenomeno con sette titoli in nove anni

ROMA - Discusso, amato, con la fila fuori alla porta di impallinatori pronti a fargli scontare in unica soluzione il tiki taka, possesso palla, controllo della gara, la ricerca estetica che piazza il pragmatismo e il gioco in verticale in secondo piano. La Premier League al Manchester City, la terza dal 2012 per i Citizens, con cinque turni d'anticipo, certifica la grandezza di Pep Guardiola.
E stavolta la filosofia, i concetti, le parole lasciano spazio ai numeri. Guardiola è innanzitutto il primo spagnolo a vincere la Premier League. E fanno sette campionati nazionali in nove anni da allenatore, con titolo sfuggito solo nella passata edizione della Premier League finito al Chelsea di Antonio Conte e al Barcellona, stagione 2011/2012, 91 punti finali con Mourinho a quota 100 con il Real Madrid. E il tecnico catalano sale a quinto posto della classifica all time dei tecnici con la vetrinetta più ricca di trofei, 23 tra Barcellona (14), Bayern Monaco (sette) e ora al City, titolo nazionale assieme alla Coppa di Lega, in appena 516 partite ufficiali in panca. Cioè, un trofeo sollevato ogni 22 partite. Pep si piazza alle spalle dell'inarrivabile (almeno per un altro decennio) Sir Alex Ferguson (49, tra Aberdeen e soprattutto Manchester United), il leggendario allenatore della Dinamo Kiev e dell'Urss, Valery Lobanovsky (28), poi Jock Stein, il minatore che fece grande il Celtic (26 successi totali in carriera), Josè Mourinho a quota 25, tra Porto, Chelsea, Inter, Real Madrid e Red Devils, fino a Ottmar Hitzfield, anche lui a quota 23 tituli come Pep. Che, assieme a Carlo Ancelotti e allo Special One, ha trionfato in almeno tre dei cinque principali campionati d'Europa (titolo nazionale anche al Bayern Monaco e con il Barcellona), con Mou a mani alzate con Chelsea, Inter e Real Madrid e Ancelotti sempre con Chelsea, Real Madrid e Milan.
Insomma, è stato ripagato sinora il miliardo di euro collettivo investito sul mercato dai club che hanno tenuto Pep a libro paga, con spese massicce per rifondare il primo Barça (341,5 milioni di euro in quattro stagioni), poco più della metà al Bayern Monaco e oltre 450 milioni in due anni a Manchester. Soldi, tanti soldi, come il rinnovo di contratto con i Citizens che dovrebbe sottoscrivere a breve, da oltre 20 milioni annui. Ma Pep ha pure usato l'ingegno: non si è solo inventato il falso nove, lo "spazio" al centro dell'attacco del Barcellona, forse la formula magica dei successi blaugrana e delle stagioni da oltre 40 reti in fila di Leo Messi. A lui appartiene l'idea di Lahm centrocampista centrale al Bayern Monaco.
E in Germania Pep ha trovato un ruolo ad Alaba in qualunque zona del campo e così è avvenuto al Manchester City con Fernandinho, ora vertice basso di centrocampo ma all'occorrenza mezzala, trequartista, anche laterale difensivo. Eppoi, Silva e De Bruyne, ali offensive ora mezzali, il caratterista Delph che recita da consumato primattore da terzino sinistro. Tutto perfetto nella carriera di Pep? No, oltre al complicato rapporto con alcune star, da Ibrahimovic a Eto'o (e anche con Yaya Tourè e Aguero le storie a volte sono divenute tese), è la Champions League che probabilmente gli sfila il sonno dal cuscino. Bruciano le tre semifinali in fila al Bayern Monaco dopo le due Coppe vinte con Messi e il Barcellona. E soprattutto la spiazzante uscita in questa edizione con il Liverpool di Klopp, tris ad Anfield all'andata e sconfitta anche all'Etihad pochi giorni dopo. E il mercato del Manchester City, scrivevano in questi giorni i tabloid britannici, dovrebbe essere a svariate cifre: forse Mbappè, forse Thiago Alcantara per ringiovanire il centrocampo degli over 30 Fernandinho, Yaya Tourè e David Silva e per lanciare l'assalto alla Champions, dove il City non ha ancora maturato i galloni di top club.
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