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Boxe: Joshua, Parker e il terzo uomo: "Io, arbitro tra due giganti"

ROMA - L'abilità nel rendersi un uomo invisibile. Una figura capace di avere il controllo della situazione senza che nessuno la noti più di tanto. Una presenza discreta, che però spesso finisce per diventare talmente popolare da essere, in taluni casi, catapultata nel mondo celluloide per interpretare se stessa. Carlos Padilla, Franck Cappuccino, Mills Lane, Joe Cortez, tanto per citarne qualcuno. E' l'arbitro di pugilato. L'Italia, che sul ring fatica a rinverdire i fasti del passato (una mano potrebbe darla Emanuele Blandamura, che il 15 aprile a Tokyo contenderà al giapponese Murata il mondiale dei medi), va invece molto forte a livello arbitrale. Sabato sera a Cardiff va in scena uno dei match più attesi dell'anno: c'è il mondiale dei pesi massimi tra il pugile planetario del momento, il britannico Anthony Joshua e il neozelandese Joseph Parker. Si riunificano le sigle Wba, Wbo e Ibf. E l'arbitro è italiano: Giuseppe Quartarone da Bologna, terzo nella storia a dirigere un incontro di tale spessore nella categoria regina dopo Massimo Barrovecchio e Guido Cavalleri.

"A dire il vero ho già arbitrato un incontro per la cintura Wba, tra Povetkin e Boswell, ma stavolta è diverso"

Perché diverso?

"A Cardiff ci saranno 80mila persone che saranno concentrate su ogni dettaglio che avviene sul ring. Ammetto di essere emozionato. I ring britannici hanno qualcosa di particolare. Ero a Manchester per il rientro sul ring di Hatton, 20mila persone che cantavano senza fermarsi mai. Uno spettacolo".

Ormai quando si muove Joshua c'è un enorme giro di quattrini. Un fattore che aumenta la pressione

"La responsabilità cresce, è chiaro. Preciso che il mio primo compito è salvaguardare l'integrità dei pugili, ma oltre a questo devo stare attento a non commettere errori tecnici. Ad esempio, in un match equilibrato, dare un punto di penalità può decidere i destini del verdetto".

E poi stare dodici round sul ring con due giganti...

"Noi arbitri ci prepariamo fisicamente, perché 12 round sono impegnativi. Bisogna essere pronti anche a gettarsi tra di loro, con il rischio di prendere qualche colpo pesante. Inoltre non va sottovalutata la tensione. Brucia energie, le ore di attesa snervano. Per fortuna che Joshua e Parker boxano in guardia normale"

In che senso, ci spieghi...

"Se uno dei due è guardia destra (boxa portando avanti il destro, ndr) l'arbitro per controllare la situazione deve essere e sempre all'interno dei due, ed è maggiormente problematico".

Immaginiamo come avrà studiato nei particolari i due pugili

"La devo deludere. Non ho mai guardato un video di chi devo arbitrare. Joshua ovviamente l'ho visto, ma di Parker ad esempio ho visto pochissimo. Preferisco così".

Lei è arbitro per vocazione o per caso?

"Ho praticato la boxe a livello dilettantistico. Poi ho smesso e sono rimasto ad insegnare come maestro. Ma avevo problemi di conciliare il tutto, con lo studio prima e il lavoro poi. Sono laureato in ingegneria, ho una ditta artigiana di impianti elettrici nel bolognese con 8 dipendenti. Quindi per restare nell'ambiente ho iniziato ad arbitrare. Ho avuto in Angelo Poletti un grande maestro. Lui è stato giudice in un Leonard-Duran".
Bendaggi, controllo dei guantoni, ultime raccomandazioni: quale è il momento più sacro prima di un incontro?

"Direi le raccomandazioni è il momento più importante ed anche più delicato. Devi farti sentire, ma i pugili in quel momento a tutto pensano meno che a te..."

Ci parli del pugile più corretto e quello più piacevole da arbitrare

"Di pugili corretti ce ne sono tantissimi, citarne uno sarebbe fare torto agli altri. Circa quelli belli da vedere e arbitrare, scelgo Lomachenko, un vero fenomeno".

Già Lomachenko, un peso leggero. Per lui ci sarà tempo, perché il buon Giuseppe a Cardiff è atteso da una notte tra giganti.
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