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Per?, la rivelazione di Velasquez: "La sfida con l'Argentina del 1978 fu truccata"

ROMA - "Perù traditore". Fu il concetto base dei titoli dei giornali brasiliani il 22 giugno del 1978. Il giorno prima la Seleçao era stata fregata -nel vero senso della parola- dagli odiati rivali argentini, che si erano presi la finale mondiale dopo una della partite più discusse della storia del calcio. In un girone all'Italiana a 4 che comprendeva i padroni di casa dell'Argentina, Brasile, Perù e Polonia, l'Albiceleste per andare alla finale di Buenos Aires doveva vincere con almeno 4 gol di scarto contro i peruviani. Impresa sulla carta complessa, perché quel Perù era una riedizione -un po' invecchiata ma adeguatamente riveduta e corretta- della squadra che aveva partecipato al Mondiale del 1970 (buttato fuori dal Brasile di Pelè, anche lì non senza polemiche) e soprattutto della squadra che aveva vinto nel 1975 la Coppa America. Teo Cubillas, Oblitas, il vecchio Chumpitaz, il poeta Cesar Cueto. Insomma, un ottimo undici che però, in quella notte a Rosario, si sciolse senza condizioni. Bastava il 4-0, finì 6-0, con i genitori del portiere peruviano Quiroga (un argentino naturalizzato) che facevano festa sugli spalti. La partita apparì subito molto più che sospetta. Ma ora, a distanza di 40 anni, arriva la scoperta dell'acqua calda. Il risultato fu una combine.
Lo sostiene, in una intervista al giornale Trome ripresa dal sito CronicaViva, Josè Velasquez, schierato titolare in quella partita e sostituito nel secondo tempo. L'ex giocatore non vola intorno alle parole, ma va dritto all'obiettivo, indicando 4 giocatori dei 6 che parteciparono al 'biscotto'. Non poteva mancare il principale indiziato, il portiere Ramón Quiroga, e con lui Munante, Manzo e Gorriti, quest'ultimo buttato dentro proprio al posto di Velasquez. "Posso solo nominare questi quattro, perché ce ne sono altri due famosi e posso danneggiare le loro carriere. Gente che si è venduta l'onore...".
Secondo l'accusatore, un complotto in pieno stile. Due regimi duri: quello peruviano di Francisco Morales Bermudez, e soprattutto la terribile dittatura argentina retta da Jorge Rafael Videla. In mezzo uno che di politica dell'America Latina, in un periodo in cui il fascino del comunismo era vivo e vegeto, si interessava parecchio: il segretario di Stato americano Henry Kissinger. Un grande appassionato di calcio, spesso presente anche alle partite del campionato italiano e immancabile alle fasi finali dei mondiali. "Videla e Kissinger prima della partita entrarono nel nostro spogliatoio augurandoci buona partita e ricordando i buoni rapporti tra i nostri paesi...", ricorda Velasquez. Di fatto un avvertimento, che poi sul campo si tradusse in una mezza farsa. Sei corrotti, più un sospetto anche a livello di staff tecnici: "Il tecnico Calderon ci disse che Quiroga, in quanto argentino, non avrebbe giocato. Quando li vidi nella formazione titolare tutto diventò più chiaro...".
Oblitas prese un palo dopo pochi minuti: un fuoco di paglia, poi Kempes e Luque ebbero strada libera. L'Argentina andò in finale contro l'Olanda. In molti tifarono per gli Orange che -si seppe dopo-, in caso di vittoria non si sarebbero presentati a ritirare la coppa dalle mani di Videla. Ma il sogno rivoluzionario dei tulipani, sul punteggio di 1-1, si infranse al 90' su un palo colto da Rensenbrink. Poi ai supplementari, in un crescendo di violenza da ambo le parti, l'Argentina la spuntò. In centinaia di migliaia invasero le strade per festeggiare mentre migliaia di madri vivevano nella disperazione per non sapere la sorte di figli colpevoli solo di credere nella democrazia. E Videla ebbe la sua coppa insanguinata.
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