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Champions, Roma e Juventus ai quarti: il calcio italiano riparta da qui

ROMA - Finita la partita e con l'Olimpico ancora caldo e rimbombante, già girava nell'aria una domanda fondamentale, la grande questione di questa fresca ed sorprendente primavera del football italiano. E che fino a venerdì, giorno del sorteggio dei quarti di Champions League, ci lascerà in sospeso. Roma-Juve sì o Roma-Juve no?
Fino ad ora abbiamo uno spoglio parziale: Liverpool, Real Madrid, Manchester City, Juve, Siviglia, Roma, Bayern (al 99%), una tra Barcellona e Chelsea. Il sorteggio sarà libero e assoluto, potrà capitare di tutto. Dal remake di Roma-Liverpool, a quello di Juve-Real Madrid, dal derby spagnolo a quello italiano. E così via. Con due squadre teniamo più o meno testa alle big spagnole e inglesi: più ricche, più famose, più trendy. E anzi, tramite Vincenzino Montella, abbiamo indirettamente dato anche un bello schiaffo a Mourinho e al Manchester United. Se passasse il Chelsea di Conte, anche se gli serve un'impresa al Camp Nou, avremmo addirittura quattro allenatori italiani nelle otto migliori squadre europee di questa stagione: Allegri, Di Francesco, Montella, Conte. Il calcio è pur sempre il pane nostro, il problema è che i soldi sono quasi tutti degli altri. A disposizione dunque di chi ha il grano.
In un calcio italiano ancora depresso per l'eliminazione mondiale, con una nazionale da rifondare da capo, ci ritroviamo all'improvviso con due squadre ai quarti di finale in Champions League dopo 11 anni. Quasi normale per la Juve - ma non è normale comunque andare a vincere a Londra contro il Tottenham per prendersi quello che si vuole -, ma non certo per la Roma di Eusebio Di Francesco. Il volto di un nuovo calcio sereno e felice, contrapposto a quello nervoso e isterico di Conte, Spalletti - un anno fa allenatore della Roma - e così via. E qualche volta pure di Allegri, che da tre anni lotta contro lo snobismo di chi vede nella Juve dei sei scudetti e delle due finali di Champions League, soprattutto una Juve "che gioca male". Tanto da invocare medici "molto, ma di mooolto bravi!"
Juve e Roma rappresentano lo Yin e lo Yang del nostro calcio, due squadre opposte, avversarie, per non usare termini troppo gravosi. La Juventus è tornata a essere una grande corazzata europea, anche se le manca ancora la vittoria finale. Ha ricchezza, fatturati che si è costruita da sola ma che gli altri storicamente e anche ipocritamente le rinfacciano (a cominciare da Sarri), campioni affermati e i migliori talenti. La Roma cambia di anno in anno, vende quasi sempre i migliori giocatori che ha - potrebbe trovare il Liverpool cui ha venduto Salah per 40 e passa milioni e che già ne vale il doppio, se non addirittura il triplo - li rinnova e spesso li rivende. Edin Dzeko, il trionfatore della Champions League, è un campione scampato a questo perfido meccanismo che rende il lavoro degli allenatori letteralmente la condanna di Sisifo. Appena riportato il pietrone in cima alla montagna, precipita e si ricomincia da capo. Il portiere Alisson e il maghetto turco Cengiz Under sono i nuovi prodotti del grande mercatificio giallorosso. Forse già oltre cento milioni di capitale umano già pronto.
Solo uno calmo e serafico come il Tenero Eusebio - abruzzese cocciuto, portatore sano dei buoni valori della provincia e grande esperto della mai disprezzata arte d'arrangiarsi - poteva trovare in se stesso e nel credo socialista de "la squadra prima di tutto" la maniera di riportare la Roma in un campo di gioco da dove mancava da dieci anni. Certo non ha ancora vinto nulla, ma insomma è sicuramente oggi una Roma on the road.
Resta un solo ma anche amaro rimpianto. Avrebbe potuto esserci anche il Napoli. Che al campionato e all'idea dello scudetto ha sacrificato la Champions prima e l'Europa League poi, per non dire addirittura della Coppa Italia. Lo Shakhtar che la Roma ha eliminato, sconfisse alla prima partita proprio un Napoli che già a settembre faceva calcoli di questo tipo, pagandone alla fine un prezzo salatissimo. Guardando la festa dell'Olimpico per la vittoria della Roma forse qualcuno avrà capito che sprecare tanto bendiddio è una bestemmia. E che se i muscoli fanno male comunque vincere aiuta a vincere. Tutto qui.
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