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Lucca: doping in team di dilettanti, arrestati dirigenti

Tutto è partito a Lucca, dalla misteriosa morte di Linas Rumsas, 21 anni, giovane campione del ciclismo dilettante, trovato morto nella sua casa lo scorso 2 maggio. Da subito si è allungata l'ombra del doping e dopo mesi di accertamenti e intercettazioni oggi sono scattati gli arresti, sei, per i vertici di un team lucchese, la Altopack. Diciassette poi sono le persone indagate dell'inchiesta della procura di Lucca. Lindagine sulla famiglia di origine lituana Rumsas e sui componenti dello staff della Altopack "ha fatto luce sulle pratiche dopanti a cui erano abitualmente sottoposti i ciclisti della squadra, anche giovanissimi, incoraggiati e favoriti, nellassunzione di sostanze proibite, dal direttore sportivo e dal proprietario del team" spiegano dalla polizia. La somministrazione delle sostanze, prima del decesso di Linas, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avveniva nel ritiro della squadra, a Capannori, centro a pochi chilometri da Lucca.
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Oltre a ricostruire le fasi relative allapprovvigionamento e allassunzione di prodotti dopanti, lindagine ha svelato lesistenza di un vero e proprio sodalizio finalizzato ad agevolare le pratiche illegali. Luca Franceschi, proprietario dellAltopack, reclutava i ciclisti più promettenti e. stando alle accuse, "li motivava al doping e procurava loro le sostanze dopanti, tra cui lEpo in microdosi; Narciso Franceschi e Maria Luisa Luciani, genitori di Luca, proprietari dellabitazione messa, stabilmente, a disposizione degli atleti, accoglievano i corridori immediatamente dopo le competizioni ciclistiche per la somministrazione in vena delle sostanze dopanti, vietate in ritiro per il timore dei controlli della Federazione". Elso Frediani, direttore sportivo dellAltopack, conoscitore delle metodologie di somministrazione del doping, nel curare la preparazione atletica dei ciclisti, si preoccupava di assicurare loro le necessarie consulenze, anche mediche, per una somministrazione delle sostanze proibite in modo da evitare i controlli in gara. Fra i destinatari delle misure cautelari anche Michele Viola, ex corridore e preparatore atletico dellAltopack dopo lallontanamento di Frediani, sarebbe l'uomo che ha venduto a Franceschini lEpo destinata ai ciclisti dellAltopack ed dispensato consigli su come assumere la sostanza per nascondere la positività ai controlli antidoping. Nell'inchiesta è finito anche Andrea Bianchi farmacista e ciclista amatoriale, riforniva gli atleti di ormoni e altri farmaci, anche di natura oppiacea, coadiuvanti dellEpo, da somministrare in vena, senza la necessaria prescrizione medica.
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Sei dunque sono le persone sottoposte, dal GIP di Lucca, alla misura cautelare degli arresti domiciliari per associazione a delinquere finalizzata a commettere più delitti in materia di doping, allo scopo di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti. Per alcuni di essi - Franceschini, Frediani e Viola - laccusa è di aver commercializzato farmaci dopanti attraverso canali diversi dalle farmacie aperte al pubblico; con laggravante, per Frediani, di aver commesso i fatti da iscritto alla Federazione ciclistica italiana.
Oltre agli arrestati, ci sono anche 17 indagati dalla procura di Lucca. Tra essi, un noto medico sportivo che avrebbe fornito consulenze sullutilizzo di farmaci dopanti. Mentre, dovrà rispondere di favoreggiamento e patrocinio infedele un avvocato del foro di Lucca che, in assenza di mandato difensivo, essendo a conoscenza delle pratiche dopanti in uso alla squadra, ha fornito a Franceschi e a Frediani indicazioni su come eludere le indagini.
"È indagato anche il secondo direttore sportivo dellAltopack: pur non partecipando al sodalizio, ha comunque somministrato e favorito lutilizzo dei farmaci agli atleti del team" fanno sapere dalla polizia. Per lo stesso reato è indagata la compagna del proprietario dellAltopack alla quale era "affidato il compito di portare i farmaci in gara, per assicurarne la pronta somministrazione agli atleti". Dovrà rispondere, infine, di frode sportiva la maggior parte dei ciclisti che hanno gareggiato per lAltopack nella stagione ciclistica 2016/2017.
Tra gli indagati anche due ciclisti amatoriali: il primo, titolare, nella provincia lucchese, di un noto ristorante sponsor della Altopack, il secondo, della Garfagnana, ha assicurato al farmacista un canale alternativo per lapprovvigionamento di sostanze vietate. In occasione di un controllo casuale, simulato su strada, gli investigatori hanno registrato, tra il farmacista ed il ciclista amatoriale, un passaggio di diverse confezioni di testosterone, quasi certamente destinato ad altri amatori.
Nel corso dellindagine sono state sequestrate 25 fiale di Epo Retacrit Epoetina, trovate nel frigo di casa di Michele Viola. Numerose perquisizioni sono state svolte poi nelle province di Pistoia, Livorno e Bergamo. Nellabitazione di Franceschi e in quella dei suoi genitori sono state sequestrate siringhe, aghi butterfly, cateteri endovenosi e diversi flaconi di Ringer Lattato e Glucosio, coadiuvanti dellEpo.
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Nel ritiro della Squadra, quantunque vietati, erano presenti e sono stati sequestrati potenti antidolorifici, indicati nella tabella delle sostanze stupefacenti e psicotrope, detenuti in assenza di prescrizione medica, e un numero consistente di siringhe e aghi. A casa di alcuni ciclisti sono state sequestrate, inoltre, confezioni di testosterone e ormoni per la crescita, detenuti in assenza di prescrizione medica.
L'indagine è partita dalla morte di Linas Rumsas, 21enne promessa del ciclismo deceduto improvvisamente, il 2 maggio scorso nella sua casa in provincia di Lucca. Linas Rumsas era il figlio di Raimondas, quarantacinquenne ex ciclista lituano di fama internazionale. A trovare il corpo del giovane atleta era stato il fratello Raimondas jr che era appena rientrato da un giro di allenamento in bicicletta. Appena ventiquattro ore prima del decesso proprio Linas si era fatto visitare al pronto soccorso di Lucca per un problema respiratorio. Diceva che si sentiva soffocare, ma quando era arrivato in ospedale i sintomi erano scomparsi. I medici lo avevano comunque sottoposto ad alcuni esami, ma poi era stato dimesso. Il giorno successivo il malessere è continuato tanto che il giovane si era rifiutato di andare a fare un giro con il fratello: "Sono ancora un po' stanco..." aveva detto. Ma quando il fratello è ritornato a casa ha trovato Linas già privo di sensi. E' stata chiamata un'ambulanza, ma all'ospedale è arrivato troppo tardi. L'ombra del doping si è subito manifestata e da lì sono cominciati gli accertamenti.
Oggi è stata perquisita anche labitazione del padre del giovane ciclista deceduto e del fratello maggiore, anche egli promessa del ciclismo. Il ragazzo, a Lucca di ritorno da unimportante competizione sportiva, è stato sottoposto qualche tempo fa dai medici della Federazione Nazionale di Ciclismo a prelievo di sangue e urine. Risultato positivo a un potente ormone per la crescita, è stato denunciato per frode sportiva e sospeso dalle competizioni agonistiche per quattro anni.
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