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PyeongChang 2018, la sfida dei tremila atleti. Domani la cerimonia d'apertura

PYEONGCHANG - 1702 uomini, 1217 donne, quasi tremila atleti più 615 "official". E, soprattutto, novantadue nazioni, mai così tante nella storia delle Olimpiadi invernali. Un numero molto lontano degli oltre duecento Paesi che partecipano ai Giochi estivi, ma considerando il contesto, i costi e i "campi da gioco" degli sport invernali che escludono in partenza intere fette del pianeta, qualcosa che assomiglia vagamente all'universalità è stato raggiunto a queste Olimpiadi di PyeongChang che partono venerdì, con la cerimonia inaugurale in programma a mezzogiorno ora italiana al PyeongChang Stadium. Una cerimonia destinata a raggiungere il suo apice quando sfilerà per ultima, insieme alla Corea del sud padrona di casa, la nazione che non doveva esserci, la DPR, Repubblica Democratica di Corea detta anche Corea del nord, rimessa in pista un mese fa dalla celebre e inattesa apertura di Kim Jong-un. Un atteggiamento subito ricompensato dal Cio che ha concesso wild card a tre atleti dello sci alpino, tre dello sci di fondo, due dello short track, oltre alla coppia di danza su ghiaccio che si è qualificata sul campo e alle giocatrici di hockey della Corea unita.
Ma finita la cerimonia inaugurale - che per un gioco del destino si svolge in uno stadio identico al Pentagono visto dall'alto - cominceranno le gare e rapidamente torneranno protagonisti i campioni. E ce ne sono tanti, in questa edizione olimpica, spesso il meglio espresso in uno sport da molto tempo. La stessa Italia si presenta con la selezione "più forte dai tempi di Torino 2006", come assicurano al Coni, e forte di 121 atleti. Una Sofia Goggia non ce l'abbiamo - con il dovuto rispetto - dai tempi di Deborah Compagnoni, e se allora sciava anche Isolde Kostner, vent'anni dopo a Sofia si affianca Federica Brignone in una rivalità che ha prodotto gare, elettricità e risultati esaltanti.
Dominik Paris, Christof Innerhofer e Peter Fill vogliono arrivare là dove non è mai riuscito Kristian Ghedina, sempre a secco alle Olimpiadi mentre "Inner" due medaglie le può già vantare. Il fondo non è più forte come ai tempi d'oro, ma Federico Pellegrino è il migliore sprinter mai apparso nello sci nordico italiano e in coppia con "Didi" Noeckler è tra i favoriti della team sprint. In compenso è cresciuto il biathlon, che può passare dalla medaglia novità di Sochi nella staffetta mista a un ruolo di squadra trainante. Con Dorothea Wierer pronta a sparare (e andare sul podio) con una velocità d'esecuzione rara nei poligoni di tiro innevati.
Il pattinaggio di velocità è tornato protagonista con la romana Lollobrigida e atleti come Tumolero, Giovannini e Ghiotto, nello short track Arianna Fontana sfida non solo le coreane nella loro tana ma anche Martina Valcepina che l'ha battuta agli Europei. Ci siamo pure nello spettacolare snowboard cross con Moioli e Visintin, plurivincitori in Coppa del mondo. Poi la curiosità per i giovani slittinisti addestrati da Zoeggeler, per Carolina Kostner trentenne a confronto con le 18enni (Medvedeva) e addirittura le 15enni (Zagitova). In un'edizione che si annuncia storica, l'Italia non vuole più essere comprimaria come a Vancouver (un oro, cinque medaglie) e Sochi: otto medaglie ma zero ori, come non succedeva da trentaquattro anni (Lake Placid 1980).
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