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Juventus, Szczesny: "Buffon? Spero giochi solo un altro anno...". Marchisio: "Mai in un'altra italiana"

Juventus, Szczesny: "Buffon? Spero giochi solo un altro anno...". Marchisio: "Mai in un'altra italiana"
(ansa)
TORINO - Il primo impatto con Szczesny disorienta tutti coloro che non hanno avuto la fortuna di conoscerlo in precedenza. "Un calciatore?" è la domanda che tutti si pongono, sorpresi nell'essere travolti dall'ironia del portiere polacco, dai suoi interessi, dalla profondità dei suoi pensieri e delle sue argomentazioni. L'occasione è l'evento organizzato da uno degli sponsor della Juventus, Randstad, su "Innovazione, tecnologia e tocco umano", tre aspetti che hanno cambiato il calcio e lo sport negli ultimi 10 anni. "Tutto è diventato più facile - esordisce il portiere polacco sul palco dell'Allianz Stadium -, anche gli allenamenti, con il GPS che indica quanto si corre e quanto sei stanco: si deve dare il massimo perché l'allenatore sa tutto". Il sorriso non manca mai dal volto di Szczesny, sia che si parli di calcio che di vita quotidiana, tra il serio e il faceto: "Essere idoli, anche nel mondo social, è una responsabilità, bisogna gestire anche questo aspetto con l'equilibrio giusto. Tutto è più facile quando vinci, perché tutti sono felici. L'equilibrio molto importante è quello di voler essere riconosciuti come calciatori, non per la nostra vita privata. Poi ci vuole sacrificio e i risultati la domenica".
La sua carriera è iniziata sulle orme del padre - "era un calciatore ed è stato un grande esempio perché non aveva grande talento, era tutto lavoro, quindi era un ottimo esempio da giovane" -, e proseguita in Inghilterra a Londra: "Ero un fenomeno in Polonia, il più forte, poi sono arrivato all'Arsenal e ho visto 50 giocatori più forti di me. Quindi ho capito che per arrivare a un certo livello dovevo fare qualcosa in più rispetto agli altri. Ho saputo gestire la vita e i momenti, facendo le scelte giuste, come non festeggiare troppo da giovane. 17, 18 anni da solo a Londra...". Immaginiamo il sacrificio, ma anche la soddisfazione di diventare portiere di fama internazionale, coronando il sogno di giocare con Buffon: "Sono arrivato qui sapendo che lui avrebbe fatto l'ultimo anno o gli ultimi due, e mi sono detto che era un'esperienza che poteva succedere una volta nella vita. Mi aspettavo un grandissimo portiere, ma l'uomo è stato ancora più grande. Una persona pazzesca. Poi del livello del portiere non devo parlare, lo sappiamo tutti. Ed è una fantastica esperienza di vita e spero possa continuare ancora, ma un altro anno". Le risate inondano la sala, trattare un argomento che in casa bianconera è quasi religione con questa scioltezza e questa ironia lascia di stucco. Come il rapporto con i tifosi avversari, quando viene stuzzicato sulle lodi che riceve dagli avversari: "Non tanto ai tifosi del Tottenham".
Per poi tornare serio quando si parla di mentalità in casa Juventus: "Noi dobbiamo per forza vincere, dobbiamo vincere tutto. E per farlo dobbiamo fare più degli altri. Per noi vincere è la normalità, quindi c'è questa responsabilità da parte di tutti per fare fatica, correre e fare più degli altri. Questo credo abbia portato la Juve in tutti questi anni a vincere trofei importanti. Sei scudetti di fila è una cosa pazzesca, mai visto. Credo che il Lione l'abbia fatto soltanto. Molto importante per noi, dobbiamo fare il prossimo e poi ancora uno. Almeno dieci dobbiamo farli".
MARCHISIO - Negli ultimi due anni la fortuna non ha certamente sorriso a Claudio Marchisio: l'infortunio al ginocchio, le ricadute, i problemi muscolari fisiologici quando si recupera da un problema al ginocchio di tale entità. Ecco perché ascoltare il suo "ora mi sento bene" è piacevole per l'anima, indipendentemente dalla fede calcistica di chi le percepisce. "Non giocavo da un mesetto e contro il Sassuolo sono entrato in campo senza neanche avere il tempo di scaldarmi - ha raccontato ai microfoni di Sky Sport il centrocampista della Juventus, tornato in campo domenica contro il Sassuolo dopo l'infortunio di Matuidi -, ma ora sono di nuovo a disposizione dell'allenatore".
LA PERLA RITROVATA - IL Sassuolo non ha rappresentato l'ostacolo insormontabile che renderebbe ancora più pesante la prova sfoderata domenica. Eppure il suo lancio in occasione del quinto gol bianconero segnato da Higuain rimarrà stampato sulla retina di chi ha assistito alla sfida dell'Allianz Stadium: "È stato bravissimo Gonzalo a mettere giù il pallone e saltare il portiere - l'atto di umiltà di Marchisio -. Segnando un gol che ricorda un po' quello realizzato da Pogba a Carpi". Merito del Pipita, "in grande forma", ma anche di chi l'ha saputo imbeccare con precisione millimetrica, supportandolo anche fuori dal campo. "Deve rimanere sempre concentrato e continuare così perché per noi lui è determinante", specialmente in vista dell'andata degli ottavi di finale di Champions League con il Tottenham. Ma in questo caso Marchisio frena, stilando un programma di avvicinamento al doppio confronto con gli inglesi preciso e lucido: "Stiamo facendo un'ottima stagione ed il settimo Scudetto consecutivo è uno dei tre obiettivi che vogliamo raggiungere, il Napoli ha cambiato pochissimo in questi anni ed è cresciuto molto in termini di esperienza e fiducia. Ma ora dobbiamo pensare alla Fiorentina, trasferta storicamente molto difficile, nella quale dovremo essere molto attenti, poi avremo Tottenham e Torino: cominciamo ad entrare nel periodo più caldo della stagione, ma dobbiamo pensare partita per partita perché non possiamo permetterci di sbagliare".
CAPITAN BUFFON - Si illuminano gli occhi di Marchisio quando si parla di Buffon: "L'infortunio non ci voleva e non si aspettava che fosse così lungo ma è tornato subito benissimo", per di più parando un rigore decisivo contro l'Atalanta in Coppa Italia. "Il suo futuro? Ognuno di noi deve valutare da solo, lui è un esempio per tutti noi, non è mai stanco di vincere e ha degli obiettivi, come li abbiamo tutti noi".
IL FUTURO - Le voci di mercato che ciclicamente si ripropongono vedono Marchisio in pellegrinaggio per l'Italia, prima all'Inter, quindi al Milan. A spazzare via ogni illazione è lo stesso Principino: "Ho un contratto di due anni e mezzo, ma nel calcio non si può mai sapere. Se anche dovesse succedere qualcosa, mai e poi mai indosserei la maglia di un'altra squadra italiana. Ma sono contento di essere qui e se mi alleno ancora con così tanta voglia e determinazione ogni giorno, pur avendo avuto dei problemi importanti, è perché dentro di me ho ancora molte motivazioni e perché ho la stessa grande voglia di vincere di sempre".
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