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Lazio, Felipe Anderson e la voglia di tornare decisivo: "Avanti a testa alta"

ROMA - Non è riuscita a segnare, la Lazio di Inzaghi, nel secondo match a San Siro con il Milan nel giro di 4 giorni. In Coppa Italia è finita 0-0, nonostante la squadra biancoceleste, probabilmente, ai punti avrebbe meritato qualcosa di più. Invece Immobile non è riuscito a fare male nelle poche occasioni avute e se non fosse stato per un eccezionale riflesso di Strakosha, Cutrone avrebbe trasformato tutto nella più classica delle beffe. Lo 0-0 fuori casa resta un risultato positivo, è vero, anche perché soprattutto nel primo tempo la Lazio non è riuscita a esprimere il suo solito gioco travolgente e rapido. Tra le varie colpe c'è anche quella di Felipe Anderson, uno dei grandi attesi della gara.
FELIPE SCALPITA, VUOLE TORNARE PROTAGONISTA - Schierato nel ruolo di trequartista (quello generalmente ricoperto da Luis Alberto), il brasiliano non è mai riuscito a incidere, occupandosi più che altro delle fase difensiva e di dare fastidio all'ex compagno Lucas Biglia. Questo compito gli è riuscito anche abbastanza bene, ma andando a discapito della sua pericolosità in fase offensiva: non ha sorpreso particolarmente quindi la sua sostituzione per fare posto a Luis Alberto, che invece è riuscito da subito a cambiare marcia alla squadra di Inzaghi. Al momento del cambio Felipe Anderson non ha fatto polemica, ma il suo volto raccontava ovviamente il suo dispiacere di non poter più dare una mano ai suoi compagni. Una tristezza che sta diventando una costante per il brasiliano, che da quando è tornato dall'infortunio ha accumulato 518 minuti, segnando già 3 gol e servendo 2 assist. Una buona media, ma comunque troppo poco per chi si aspettava ben altra stagione: un pensiero lecito, anche perché nel ritiro estivo Felipe Anderson era per distacco il migliore della Lazio e la sua intesa con Immobile era praticamente perfetta: poi quel problema rimediato nell'amichevole con il Bayer Leverkusen e il lungo stop da cui ha tratto vantaggio Luis Alberto, sbocciato in tutto il suo splendore nel ruolo di trequartista.
ANDERSON: "FELICI O NO, SI DEVE ANDARE AVANTI A TESTA ALTA" - Così dal suo rientro Felipe ha dovuto rincorrere, rimettendosi in discussione e cercando di mettere in difficoltà Inzaghi nelle scelte. Ci sta provando, lavorando duramente in allenamento e sfruttando le occasioni a sua disposizione in partita. Ma non è quello che immaginava. E questo non lo fa essere sereno, come ha lasciato intendere esultando con compostezza dopo i suoi gol, oppure correndo subito negli spogliatoi al termine di ogni partita senza festeggiare insieme al resto dei compagni, o ancora deprimendosi quando - come accaduto con il Milan in campionato - Inzaghi lo ha spostato esterno di centrocampo per cercare di creare un assetto più offensivo e recuperare il risultato negativo. Non ha fatto alcuna polemica, s'intenda. Si tratta solo stati d'animo che difficilmente Felipe Anderson riesce a mascherare e che ha confermato indirettamente pure con quel Tweet postato subito dopo la partita con i rossoneri in Coppa Italia: "Felice o no, la legge della vita è sempre andare avanti a testa alta". Lui ora felice non lo è, ma vuole tornare a esserlo. Perché per uno come Felipe Anderson è una condizione fondamentale per tornare protagonista.
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