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Roma, Monchi: ''Io il primo responsabile, ora zitti e lavorare''

ROMA - A Trigoria è il giorno della presentazione di Jonathan Silva, il ventitreenne terzino sinistro arrivato sul gong di mercato dallo Sporting Lisbona, per sostituire Emerson Palmieri. Emozionato, forse per questo non di tante parole, Jonathan Silva (che ha preso il numero 33 lasciato libero proprio da Emerson) si dice stupito dall'impatto con la nuova realtà: "Sono rimasto impressionato da questo club e sono molto felice di essere qui - dice l'argentino -. Non ho ancora parlato con il mister ma lo farò presto. Le mie caratteristiche? Sono un giocatore ordinato, uno che sa marcare ma anche attaccare gli spazi e andare al cross, ho solo 23 anni, devo migliorare e lavorare giorno per giorno per crescere". Quanto all'infortunio al ginocchio che lo tiene lontano dal campo da novembre, assicura: "Posso dire che mi sento bene e che sto continuando a completare il mio percorso riabilitativo per rientrare con la squadra il prima possibile, anche se ancora non posso fare previsioni. Totti? Ho avuto la fortuna di incontrarlo, ancora non ci credo... Ero abituato a vederlo solo alla Playstation".
MONCHI: "IO IL PRIMO RESPONSABILE" - Al suo fianco, in sala stampa, c'è anche il direttore sportivo Monchi, che spiega l'acquisto di Silva ("ha le caratteristiche che stavamo cercando") ma soprattutto fa un bilancio di questa prima parte di stagione ("non possiamo essere contenti del quinto posto") invitando tutti, tecnico e giocatori compresi, a prendersi le loro responsabilità "perché c'è qualcosa da migliorare anche a livello individuale anche se ora è il momento di cercare soluzioni e non responsabili". Responsabile, appunto, si sente Monchi: "Il primo responsabile sono io, sono io responsabile della costruzione della squadra, sono io che prendo le decisioni. Quindi se cercate un responsabile del momento sono qui. Non cerco alibi, mi assumo le mie colpe, ma penso che il lavoro del ds non è solo il lavoro del presente".
"DIFRA NON IN BILICO, ZITTI E LAVORARE" - Il direttore sportivo fa da parafulmini, dice apertamente che "l'allenatore, in questo momento, non è un tema" oltre a spiegare la famosa frase che pronunciò appena arrivato a Roma: "Dissi che qui non c'è il cartello 'si vende' ma 'si vince'? Era un modo per proteggere la società - svela -. Ora devo guardare avanti e lavorare per costruire una Roma più vicina a quello che i tifosi vogliono. E' vero che oggi sportivamente siamo distanti. Credo che è il momento di stare zitti e lavorare di più. E' il momento di mettere sul tavolo quello che abbiamo dentro e di capire che i nostri tifosi sono arrabbiati. Dobbiamo guardare avanti, assumerci le nostre responsabilità, perché questa società ha un livello strutturale molto importante e anche a livello sportivo dobbiamo elevarci".
"PER ALISSON NESSUNA OFFERTA" - Monchi parla poi di mercato e ammette alcuni errori di valutazione: "L'addio di Moreno? Ho imparato che quando si fa un acquisto e questo non va bene è meglio fermarsi e chiudere. Ci ha fatto più onore ammettere l'errore piuttosto che continuare un rapporto che non andava. Per quanto riguarda il resto degli acquisti fatti in estate ci sono tanti fattori che influiscono nel rendimento. Posso portare molti esempi di giocatori che non hanno fatto niente per 6 mesi e poi sono diventati importanti. Sono convinto che i calciatori che abbiamo preso, prima o poi, giustificheranno il loro acquisto". In entrata si era fatto il nome di Blind dello United, sfumato però in poche ore: "Ci è stato offerto, è stato valutato a livello sportivo ed economico ma abbiamo concluso che era un giocatore che non potevamo prendere. Abbiamo fatto il mercato di cui la società aveva bisogno: sono andati via 4 calciatori (Castan, Nura, Emerson e Moreno) che non avevano giocato molto ed è arrivato Jonathan per sostituire Emerson. Alisson? Per ora nessuna offerta, lasciatemi una settimana di riposo. Basta parlare di mercato, anche perché non aiuta la squadra, ricominciamo a parlare di calcio".
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