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Lega, cresce il partito del commissario

Lega, cresce il partito del commissario
Giovanni Malagò (agf)
ROMA - La soluzione migliore è quella di un commissario: il fronte dei club di serie A che spingono per questa ipotesi è ormai ampio. Fra loro ci sono molti dei dieci cosidetti riformisti (Juve, Inter, Napoli, Roma, Sampdoria, Fiorentina, Torino, Sassuolo, Bologna, Cagliari), convinti come la Lega di A non possa valere solo il 12 per cento, nelle elezioni del presidente Figc, molto più della Lega di C (17%), per non parlare dei Dilettanti (34%). Uno squilibrio che si vuole cancellare, ma lo può fare soltanto un commissario straordinario della Figc. Quel commissario verrebbe nominato dalla Giunta Coni (e l'incarico toccherebbe a Roberto Fabbricini più che a Giovanni Malagò, oberato di impegni). Il n.1 dello sport è sicuro che non ci sia altra soluzione, se davvero si vogliono fare le riforme. Quindi, lunedì la Lega di A in assemblea non si farà nulla. Fumata nera. Il 30 scade l'ultimatum di Tavecchio, dopo arriverebbe il commissario ad acta, Paolo Nicoletti, per abbassare il quorum (da 14 a 11). Lì potrebbe cambiare lo scenario: lo stesso Lotito, che adesso sta su un'altra posizione, potrebbe passare fra i riformisti, ed essere eletto così consigliere di Lega e pure consigliere federale, cariche cui tiene molto. E poi l'11 dicembre se la Lega non nomina i suoi vertici (a cominciare dal presidente sino all'ad, figura nuova), ecco che Malagò, come promesso l'altro giorno, potrebbe commissariare la Figc. Non sarebbe facile, ma la cosa comincia a stare a cuore a molti presidenti dei club più importanti che spingono in quella direzione.
La Figc (di Tavecchio) e le altre componenti sono pronte invece ad opporsi con tutte le forze al commissario, qualcuno potrebbe anche pensare di andare al Tar. Ma il piano di molti presidenti è quello di arrivare davvero ad una soluzione commissariale, poi, dopo l'11 dicembre, con calma, potrebbero anche pensare di eleggere i loro rappresentanti. Per il presidente si cerca una persona di altro profilo, che non faccia parte di questo calcio. Qualcuno ha anche il nome, ma preferisce non bruciarlo. Per l'ad, il favorito potrebbe essere Luigi De Siervo, ora a Infront, che si giocherebbe la volata con Sami Kahale, presidente e ceo (in uscita) di Procter&Gamble. Manager entrambi di alto spessore e capacità.
Ma è anche ad un altro fronte che i padri-padroni della Serie A guardano con interesse e preoccupazione. Quello dei diritti tv domestici. La "squadra" della Lega, capitana da Marco Brunelli, e quella di Infront Italia, che ha al comando l'ad Luigi De Siervo, hanno lavorato benissimo a Londra: raggiunto l'accordo con Img, e messi in cassa 371 milioni di diritti stranieri, molto meglio rispetto al passato e molto meglio rispetto a quello che si sperava (solo De Laurentiis non è rimasto contento). Adesso però la partita si fa più dura, quella sui diritti domestici: obiettivo, raggiungere quota un miliardo, in modo da chiudere complessivamente a 1.400 milioni all'anno. Ma non sarà per niente semplice. Lega-Infront hanno questo piano di battaglia. Preparato, dettagli a parte, il nuovo bando dopo che quello di giugno era andato deserto. Lunedì nell'assemblea di Milano non si faranno cifre: se ne parlerà, certo, ma i presidenti saranno riconvocati venerdì 1 dicembre, quando il bando, a meno di sorprese sul fronte Mediaset-Vivendi, sarà definitivamente pronto (e verranno anche svelate le cifre). Il giorno successivo verrà pubblicato sul sito della Lega: tempo due settimane, aperture delle buste il 18 dicembre, poi dopo le eventuali trattative private il 22 dicembre si terrà l'assemblea definitiva con le assegnazioni (si spera).
Si vuole fare in modo da chiudere la pratica entro Natale, in modo da tenersi aperta la strada, in caso di secondo flop del bando, del Canale della Lega , o, se preferite, Lega Channel che però è più complicata. C'è il timore che le offerte non arrivivino ad un miliardo, svilendo così il prodotto calcio: Mediaset Premium è stata accontentata e avrà nel suo pacchetto le otto squadre che fanno i migliori ascolti (escluse quindi le neopromosse) ma pare che il presidente Adriano Galliani, che di diritti se ne intende, eccome, non sia intenzionato a mettere in busta più di 220 milioni, molto meno rispetto a quello che Mediaset aveva pagato in passato. E Sky? Aveva offerto circa 500 milioni a giugno, dovrebbe confermare, più o meno, quelle cifre. Tim si è tirata fuori. Altri competitors per ora non si vedono all'orizzonte. Ma Lega-Infront, oltre allo spauracchio del Canale della Lega, hanno un'altra carta da giocarsi. Hanno avuto un offerta di un intermediario (ma non è Bogarelli, ex ad di Infront), pronto ad acquistare tutti i diritti e rivenderli ai broadcasters. Ma non sarebbe un'operazione semplice, e poi chissà quanto potrebbe portare in cassa. Meglio confidare in Sky-Mediaset senza puntare al fantacalcio, quella ipotesi (o minaccia) di una Lega che si stacca dalla Figc e fa come la Premier League inglese. Restiamo in Italia.
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