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Roma, Di Francesco: "Scudetto? Non ci poniamo limiti. Il derby fa tremare le gambe"

ROMA - "Ho ancora due anni per portare lo scudetto a Roma e, anche se questo campionato è più equilibrato, la Juventus è sempre la favorita". Edin Dzeko non si nasconde e, intervistato dalla rivista tedesca 'Kicker', parla degli obiettivi suoi e della Roma tracciando un bilancio della sua esperienza in Italia quando mancano 5 giorni dal derby della Capitale. "Dal 2011 ha sempre vinto la Juventus, dopotutto ha speso 90 milioni per Higuain... Se spendi tanto e non vinci c'è qualcosa che non torna. Quest'anno però il campionato è più equilibrato, anche se restano i favoriti. Sabato abbiamo il derby, per chi non lo vive è difficile capire: se vinci per i tifosi la vita è più bella. Finalmente le proteste dei tifosi sono finite, quindi vivrò il derby più caldo: sfide così in uno stadio semi-vuoto erano tristi".
DI FRANCESCO: "NON CI PONIAMO LIMITI" - Chi conosce bene quell'atmosfera è Eusebio Di Francesco che il derby l'ha vissuto in 3 vesti diverse: giocatore, team manager e ora allenatore. "Sarà una partita d'alta classifica, faccio i complimenti a Inzaghi per come sta gestendo il gruppo - ha detto ai microfoni di 'Premium Sport' -. Lo dico per esperienza personale: da giocatore non mi erano mai tremate le gambe ma mi è successo andando sotto la curva Sud prima del mio primo derby". Per la partita di sabato contro la Lazio sono ancora in dubbio Nainggolan ("decideremo tra giovedì e venerdì") e Schick che oggi ha lavorato individualmente ("è una prima o seconda punta che ha dato il meglio giocando sul centro-destra. Il campo è grande, uno bravo come lui saprò dove metterlo..."): se il belga non dovesse farcela a centrocampo prenderà il suo posto Pellegrini che affiancherà De Rossi e Strootman. Di Francesco dedica poi le ultime battute a Totti ("non sa ancora cosa fare da grande, l'importante è che non faccia l'allenatore perché qui ci sono io! Scherzo, eh...") e alle affermazioni di Dzeko sullo scudetto ("glielo auguro... Non ci poniamo limiti o obiettivi. Sarebbe bello stare in alto il più a lungo possibile ma la strada è ancora lunga").
Così come lunga e tortuosa è stata la strada che ha percorso Edin Dzeko per conquistare il cuore dei tifosi giallorossi. Finalmente il bosniaco sente la fiducia dell'ambiente, dopo una prima stagione fatta di alti e bassi (più di bassi a dire il vero), in cui anche i social non gli sono stati d'aiuto. "Con i nuovi mezzi di comunicazione hanno tutti qualcosa da dire - ha spiegato ancora l'attaccante -. Se un addetto ai lavori mi critica lo accetto, ma purtroppo giudicano molti che in realtà non capiscono nulla. Queste critiche le ignoro. Il primo anno sono andato male perché al City durante la preparazione non mi avevano fatto giocare sapendo che me ne sarei andato, fisicamente ero fiacco. Avrei potuto lasciare la Roma dopo il primo anno ma non sono uno che molla e la mia famiglia ed io qui stiamo benissimo".
Con Spalletti prima e Di Francesco poi, Dzeko è tornato quello dei tempi migliori, siglando gol a raffica (lo scorso anno capocannoniere del campionato con 29 reti) e facendo ricredere il pubblico dell'Olimpico. Nelle ultime giornate però è rimasto a secco, gli ultimi gol, seppur bellissimi risalgono alla trasferta dello Stamford Bridge contro il Chelsea del 18 ottobre. "Se Messi e Ronaldo non segnano per due partite, cosa che non accade quasi mai, si parla di crisi. Non siamo robot, abbiamo alti e bassi. I tifosi a Roma sono incredibilmente fanatici. Il calcio qui, a volte, assume un'importanza esagerata. Allo stesso tempo però giocare davanti a loro ti trasmette entusiasmo e ti dà una spinta in più".
Infine, un passaggio sulle pazze cifre di mercato e sulla Var: "Nessun giocatore dovrebbe valere 222 milioni - dice Dzeko -. Sei anni fa prendevi un top-attaccante per 30 milioni, ora ne spendi 50 per un difensore. Però ormai il calcio ha imboccato questa strada legata al business. La moviola? A volte dopo un gol è strano perché non sai se esultare o aspettare che l'arbitro abbia controllato l'azione attraverso la Var. Ci si deve ancora abituare. Ma deve essere ben dosata, senza usarla troppo".
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