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Nazionale, Ventura: ''Scenario era chiaro, nessuna sorpresa''. Buffon: ''Serve una piccola impresa''

MILANO - Ventura è al bivio decisivo, non ci sono più prove d'appello. La Nazionale deve ribaltare lo 0-1 dell'andata in Svezia, per andare al Mondiale. Qualche cambiamento di formazione, oltre alla sostituzione dello squalificato Verratti, è probabile: "Qualcosa cambia, visto che sono passate solo 48 ore. Speriamo che cambi il risultato, in meglio". La rivoluzione dovrà essere soprattutto nell'atteggiamento: "Ho fatto quello che ritenevo opportuno fare, analizzando le cose buone e quelle meno. Abbiamo la coscienza di potere fare meglio e quando prendi coscienza di una cosa, è già importante. Quando sono arrivato in Nazionale, lo scenario era esattamente questo. Sapevamo che passava una sola nel girone, che c'era la Spagna superiore a noi, che potevamo andare ai playoff. Il percorso è andato esattamente così. Ora siamo alla fine. Se non passeremo si faranno delle disquisizioni, se andremo avanti se ne faranno altre".
Il clima tra le due squadre resta teso. Gli svedesi si sono lamentati delle simulazioni, gli italiani del gioco duro. Ventura stempera, ma ribadisce che certe cose, a Solna, non gli sono piaciute, a cominciare dalla gomitata di Toivonen a Bonucci: "Dopo tanti di anni di calcio so che sono cose che lasciano il tempo che trovano. Ho detto che poteva essere gestito tutto in maniera diversa, ma quando è finita è finita. Certo, se uno gioca con la maschera perché ha il naso fratturato, dispiace. Noi siamo una squadra che gioca a calcio e vogliamo qualificarci giocando a calcio. Mi auguro solo che sia una partita corretta".
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La tattica potrebbe rivelarsi decisiva, ma quanto conterà potrà dirlo soltanto la partita: "È importante come tutte le altre componenti. Tattica, corsa, determinazione da sole non bastano. Se le centri tutte e tre, probabilmente hai successo. Se le cose all'andata non sono andate bene, evidentemente una di queste non c'era". Il ct ha ricevuto molti consigli, talvolta anche scomposti nei toni: "Per ascoltarli tutti, mi ci vorrebbero mesi, un tempo che non ho. In Italia funziona così. Me l'avevano detto, ma non pensavo così tanto. Un allenatore ascolta, ma poi decide lui. Il campo dirà". Il giudizio di Ventura su Jorginho e Bernardeschi lascia aperta qualsiasi ipotesi sul loro eventuale utilizzo: "Non importa chi gioca. Quello che ho detto su Jorginho l'ho sempre pensato. Bernardeschi, se è qui, è perché può essere utile, in qualsiasi forma".
Sarà una serata cruciale per tutti e in particolare per Buffon, che rischia il capolinea della sua eterna carriera azzurra: "È un momento di tensione molto alta, visto il senso di responsabilità. È una partita molto importante non solo per noi, ma per la nazione. È capitato tante volte nella mia carriera di essere davanti a bivi importanti, da dentro o fuori, ma è il destino di ognuno di noi. Quello che cambia non è la mia situazione, che è secondaria, ma il risultato per il movimento, per il paese. Io, se si passa, abbino la mia gioia a quella del paese".
La vigilia è carica di tensione anche per i più esperti: "Ognuno di noi sa che cosa deve fare e pensare. È da venerdì che sono nello stato di giusta motivazione e tensione, non c'era il tempo per decomprimermi. È un lusso che penso possa essere utile". Il messaggio agli italiani è una prassi di queste situazioni, ma Buffon sfugge alla retorica: "Ce ne sono pochi da dare a parole, i messaggi forti li dobbiamo dare sul campo per trascinare la gente a portarci a quella che è diventata una piccola impresa. Le parole le abbiamo adoperate tutte, è arrivato il momento dei fatti". Il duello tattico è prevedibile: "La Svezia gioca in un modo consolidato da vent'anni, più o meno il modo è questo da tempo immemorabile. La vera differenza della partita dipenderà da come noi la affronteremo". Il vero appello il capitano lo lancia ai tifosi, che devono trasformare San Siro in bolgia, assai più di quanto abbiano fatto gli svedesi con la Friends Arena di Solna: "Una predisposizione all'accettazione anche di qualche sbavatura o errore fa sì che il giocatore possa sentirsi capito e aiutato. Non arrivare allo stadio con atteggiamento critico è quello che mi sento di chiedere. Non fa parte della mia storia essere capopopolo, ma mi piacerebbe che ogni persona che viene allo stadio si spogliasse della maglia della propria squadra e si mettesse la seconda pelle, che è azzurra. Per tutte le critiche ci sarà spazio dopo e le accetteremo".
Il ct ha ammesso a Raisport di essersi sentito talvolta troppo sotto accusa: un accanimento? "Un po' sì'". A Sky ha spiegato di non avere mai pensato: chi me l'ha fatto fare. "In realtà sono orgoglioso di allenare la Nazionale perché la maglia azzurra, da quando ho dato i primi calci al pallone, era un sogno. Posso disquisire su molte cose dette a sproposito, ma non intaccano il piacere di fare questo lavoro, la voglia feroce, l'orgoglio di rappresentare l'Italia, la gioia che avremo dopo aver passato il turno".

La batosta con la Spagna ha segnato il percorso delle ultime partite: "Mi stupisco di chi si sorprende. Eravamo a pari punti con la Spagna. Perso lì, si è scatenato l'inferno, per usare una frase storica. Questo non ci ha agevolato molto. E se dovesse succedere che andiamo al Mondiale, qualche riflessione andrà fatta. Che tipo di riflessione? Qualche rifessione andrà fatta. Punto".
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