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Maglie, trofei, palloni: Artena casa del rugby

ARTENA - Un arcobaleno di maglie. E scarpe, cappelli, trofei, manifesti, palloni, statue, dipinti, spille. Tutti quei libri, poi. E' il più grande museo del mondo dedicato al rugby, si trova in Italia. Ad Artena, borgo antico all'estremità meridionale dei Castelli Romani, a 30 chilometri dalla Capitale, un angolo di paradiso arroccato su di un costone calcareo dei monti Lepini famoso per le rampe e le strade strette che risali solo a piedi o a dorso di mulo. Il posto ideale per fermarsi ad ascoltare. A respirare la storia. Quindicimila cimeli, memorabilia da ogni parte della Terra che naturalmente è ovale, ci mancherebbe altro. In due saloni principali e 14 stanze su due piani potrete trovare la maglia indossata dagli All Blacks nel 1905, quella azzurro Savoia un po' sbiadito dell'esordio italiano a Barcellona (1929), godervi le casacche di campioni come Lomu, Pienaar, Wilkinson, Campese, contemplare quelle di club piccoli e grandi, dei Nazionali di ogni epoca.
La biblioteca è una meraviglia da restare a bocca aperta: oltre cinquemila volumi, il doppio di match-program. E il Bouclier de Brennus, lo scudo che Mauro Bergamasco si è guadagnato sul campo vincendo il campionato francese. O una torcia olimpica portata da un rugbista. L'atto di nascita dei Dogi, la selezione veneta, donato da Marina, la moglie di Mirko Petternella. Le maglie "sbagliate": come quelle del tour australiano del 1976, quando per la partita con l'Italia, a Milano, i Canguri giocarono con delle strisce verdi (e non gialle) sulle spalle. Insomma, un paradiso per gli appassionati. Da perdercisi tutta la vita. L'ingresso è gratuito.
Maglie, trofei, palloni: Artena casa del rugby

Mauro Bergamasco e Maxime Mbandà all'inaugurazione
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L'esposizione permanente è stata inaugurata un paio di settimane fa, dopo il trasloco definitivo da Colleferro del patrimonio del 'Museo del rugby Sangue e Sudore', la creatura del presidente Corrado Mattoccia. Che prova a raccontare questa storia incredibile e tutta italiana: "I pezzi sono stati donati negli anni da grandi amici, giocatori veri, non importa se campioni o no: appassionati come noi. Non avrei però mai immaginato che un giorno saremmo arrivati a questo livello". Tanto per dire: alcuni cimeli della collezione sono stati esposti alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino che ama "contaminare" la galleria mozzafiato di capolavori dell'arte mondiale. E in Nuova Zelanda, dove dicono che abbia battuto per qualità lo straordinario museo dei maestri All Blacks a Palmerston North, presieduto da Sir Brian Lochore. "Abbiamo sposato da subito questo progetto poiché crediamo in un sistema di rete territoriale", spiega Angelino Felicetto il sindaco di Artena (cittadina che vanta il centro storico pedonale più grande d'Europa). "Viviamo in una area che vanta grandi tradizioni rugbistiche: Roma, Frascati, Colleferro, per citarne alcune. Da pochi anni anche ad Artena si è sviluppato un polo rugbistico che accoglie tanti bambini. Ed ecco che l'arrivo de 'Il Museo del Rugby' potrà diventare propedeutico all'ulteriore sviluppo della pratica in campo. Il rugby è uno sport popolare e affascinante, non c'è modo migliore si appassionare i giovani ad uno sport che raccontarne la storia, gli aneddoti, far conoscere i miti".
Il museo promette d'essere una meta di pellegrinaggio per gli appassionati di tutto il mondo, come era già successo a Colleferro nelle stagioni passate, in particolare in occasione dei match internazionali giocati all'Olimpico. Per chi ha intenzione di passare una giornata da quelle parti, gli organizzatori suggeriscono un paio di locali adatti agli appetiti "ovali": l'hotel-ristorante degli Amici e il Chiocchio, oppure - poco distante - la Tartaruga di Colleferro e l'hotel della Pace di Segni. Perché il rugby è gioco, storia, amicizia. E terzo tempo.
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