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Torino, Mihajlovic: "Inter forte? Non ci spaventa. Ma non voglio squadra sbruffona"

TORINO - Da una parte Mauro Icardi, undici reti in undici partite con una tripletta nel derby e tre doppiette; dall'altra il fresco azzurro Andrea Belotti, fermo a quota tre gol e bloccato per un mese dall'infortunio al ginocchio destro. Nonostante la differenza di numeri della stagione in corso, Inter-Toro che si giocherà domani all'ora di pranzo vivrà molto della sfida a distanza fra bomber. "Il Gallo sta meglio, si è allenato bene e la convocazione in Nazionale gli darà ancor più morale e fiducia - commenta Sinisa Mihajlovic -. Mi aspetto che domani a San Siro faccia ciò che tutti conosciamo e ci aspettiamo da lui, mettendo in campo il solito carattere. E poi, se ha l'occasione buona, che torni anche a segnare". Mihajlovic, però, è anche un grande estimatore di Icardi: "Mauro è proprio forte, ragazzi. Ha carattere, è un trascinatore e adesso sa anche sacrificarsi e fare pressing".
Ma Inter-Toro non sarà soltanto la sfida fra bomber: "Domani per noi sarà difficile, con mille difficoltà: affrontiamo un'Inter forte, seconda in classifica, davanti a 70 mila persone. Ma se giochiamo con il nostro spirito non partiamo battuti, dovremmo esaltarci e non essere spaventati: voglio un Toro non sbruffone ma coraggioso e ambizioso; e se è vero che nel calcio vince quasi sempre il più forte, noi ci aggrappiamo a quel "quasi" per cambiare il pronostico".
Stamattina Spalletti ha postato sui social un messaggio in memoria di Anna Frank. Le pare un atto mirato? "Ormai ciò che dice Mihajlovic diventa un dibattito nazionale. Io preferisco dividere che passare sotto silenzio; se poi non piaccio a qualcuno pazienza, io vado avanti lo stesso con la coscienza pulita. Non so se l'abbia fatto apposta o meno e non mi interessa saperlo". Eppure, una stilettata Miha la spedisce al collega nerazzurro: "Spalletti lo stimo molto e non lo scopro io: se l'Inter ha fatto nove vittorie e due pareggi è anche molto per merito suo. Ma io a suo tempo gli feci un dispetto: quando giocavo nella Lazio, 13 dicembre 1998, segnai tre gol alla sua Samp su punizione, vincemmo 5-2 e Spalletti venne cacciato. Forse non se lo ricorda, glielo ricordo io adesso".
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