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Omicidio di Lecce, De Marco resta in carcere. "Qualcosa di Eleonora e Daniele mi aveva dato fastidio"

"Una crudeltà aggravata dalla progettazione di un ulteriore e raggelante corredo di condotte atroci", così scrive il gip nell'ordinanza di convalida del fermo. Un delitto nato "senza alcun serio motivo scatenante" al punto che è lo stesso reo confesso a dire: "Il motivo è che qualcosa di loro mi aveva dato fastidio". Resta in carcere Antonio De Marco, il 21enne di Casarano, arrestato lunedì sera per il duplice delitto di Eleonora Manta e Daniele De Santis, uccisi nel loro appartamento in via Montello a Lecce.

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Approfondimento


Il copione del killer di Lecce: “Un'ora e mezzo per il massacro”[/url]


dai nostri inviati GABRIELLA DE MATTEIS e BRUNELLA GIOVARA
Il gip Michele Toriello ha disposto la custodia cautelare in carcere per il giovane assassino reo confesso, accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dalla crudeltà. In mattinata, De Marco è comparso davanti al gip per l'udienza di convalida del fermo.

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Commento


Omicidio di Lecce, quell'invidia della felicita[/url]


di STEFANO MASSINI
Alla presenza del pubblico ministero Maria Consolata Moschettini e dei suoi avvocati, lo studente di Scienze infermieristiche ha risposto alle domande degli inquirenti fornendo la propria spiegazione su quanto accaduto la sera del 21 settembre scorso nel corso dell'interrogatorio andato avanti per circa due ore.
"Era molto provato e ancora scosso per l'accaduto" hanno commentato i suoi avvocati Giovanni Bellisario e Andrea Starace, all'uscita del carcere di Borgo San Nicola. "Il nostro assistito ha risposto a tutte le domande fornendo la propria ricostruzione". Movente, dinamica e retroscena ora sono più chiari. Dettagli inquietanti che, ancora di più, tratteggiano il profilo di un assassino che ha agito con spietata lucidità. Da potenziale serial killer. E riportati dettagliatamente nel decreto di convalida del sequestro.

La dinamica del delitto: "Dopo non avevo fiato"


A raccontarla è stato lo stesso De Marco davanti ai carabinieri nell'interrogatorio di lunedì sera e confluita nel provvedimento con cui il gip ha convalidato il fermo. Ecco uno stralcio: "Sono andato a trovare Daniele ed Eleonora convinto di trovare entrambi. Quando sono entrato in casa i due erano seduti in cucina...Ho incontrato Daniele nel corridoio il quale si è spaventato perché avevo il passamontagna. Dopo aver avuto una colluttazione con lui li ho uccisi. Quando ho colpito lui ha cercato di aprire la porta per scappare. Ho ucciso prima lei e poi ho colpito nuovamente Daniele. Dopo aver lottato con loro sono andato via senza scappare perché non avevo fiato...Il passamontagna mi è stato sfilato da Daniele il quale poi mi ha riconosciuto. Ho sentito gridare "Andrea". Loro non hanno mai pronunciato il mio nome. Indossavo dei guanti che poi si sono strappati perdendone forse uno solo o un frammento. Dopo aver compiuto il gesto sono tornato a casa mia sita in via Fleming. Ho dormito fino alla mattina successiva. Mi sono disfatto dei vestiti gettandoli in un bidone del secco di un condominio poco distante dall'abitazione. La fodera faceva parte del coltello che ho comprato...Insieme ai vestiti c'erano le chiavi e il coltello acquistato in contanti. La candeggina l'ho acquistata presso un negozio, quella sera portavo al seguito anche uno zainetto di colore grigio con dentro la candeggina, delle fascette ed il coltello nonché della soda. Per uccidere la coppia (38 le coltellate inferte a Daniele, 36/37 alla sua fidanzata come accertato dal medico legale Roberto Vaglio ndr)... ho acquistato il coltello da caccia presso il negozio denominato "zona militare". Del coltello me ne sono disfatto".
Dall'aggressione alla cattura dell'assassino: videoricostruzione del duplice omicidio di Lecce
Omicidio di Lecce, De Marco resta in carcere. "Qualcosa di Eleonora e Daniele mi aveva dato fastidio"

in riproduzione....
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Nel corso dell'odierna udienza di convalida De Marco ha ribadito ed arricchito di dettagli la propria confessione, confermando di essere l'autore del duplice omicidio e fornendo ulteriori dettagli sulla pianificazione del delitto e sulla sua effettiva consumazione.

Il movente: "Qualcosa mi aveva dato fastidio"


Sempre davanti ai carabinieri De Mauro ha fornito il possibile movente sull'eccidio. "Sono colpevole e ammetto di avere ucciso De Santis Daniele e Manta Eleonora. Sono entrato in casa con le chiavi. Ne avevo una copia che avevo fatto prima di lasciare l'abitazione presa in affitto da novembre fino al lock down...Durante la permanenza nell'abitazione mi aveva dato fastidio qualcosa. Ho provato e accumulato tanta rabbia che poi è esplosa. Non sono mai stato trattato male. La mia rabbia, forse, era dovuta all'invidia che provavo per la loro relazione ...Non avendo molti amici e per il fatto che trascorro molto tempo in casa da solo mi sono sentito molto triste...Altre volte ho sofferto di momenti di rabbia", si legge ancora nell'ordinanza.

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Approfondimento


Lecce, il delitto a sangue freddo: “Erano troppo felici li ho uccisi per invidia”[/url]


dalla nostra inviata GABRIELLA DE MATTEIS

Il contenuto dei bigliettini


Si tratta di cinque fogli a quadretti strappati da un piccolo block notes ritrovati nel piazzale prospiciente il condominio di via Montello. Nessun dubbio sul fatto che quei bigliettini fossero stati smarriti dall'assassino, sia per l'eloquente contenuto, sia perché recavano copiose macchie di sangue. Sul primo bigliettino è scritto: "Appena entrato: - Legare tutti - Accendere tutti i fornelli e mettere l'acqua a bollire. Scrivere sul muro". Sul secondo bigliettino c'è scritto: "Scendi dalla fermata, attraversi e ri-attraversi in diagonale poco prima del bar. In via V Veneto c'è il condominio a dx. A fine strada attento di fronte. Passare velocemente sul muro alto a sx". Sul terzo bigliettino è scritto: "Pulizia: Lei/Lui: Acqua bollente - Candeggina. Poco prima di uscire soda". Sul quarto: "Nastrare le dita - Prendere i guanti - Coprire testa - Cambio maglietta - Vestizione - Prendere coltello e Fasciette (sic) - Slacciare scarpe". E ancora, sul quinto: "1 ora e mezza. 10/15 min tortura. 1 ora e 15 min. 30 min caccia al tesoro - 30 min pulizia - 15 min di controllo generale"

Le esigenze cautelari: rischio di altri delitti


Scrive il giudice Michele Toriello: "L'inaudita gravità dei fatti - un duplice efferato omicidio lucidamente pianificato e perpetrato con eccezionale crudeltà, senza peraltro alcuna alcun serio motivo scatenante, con l'uso di un'arma micidiale e con la progettazione di un ulteriore e raggelante corredo di condotte crudeli ed atroci (la preventiva tortura delle vittime; il messaggio da scrivere sul muro, evidentemente con il sangue delle vittime, non avendo De Marco portato con sé alcuna bomboletta di vernice) - è tale da lumeggiare di per sé sola negativamente la personalità del De Marco, rendendo irrilevante il dato formale della sua penale incensuratezza, indice del concreto ed attuale pericolo di recidivanza, ossia della circostanza che il fermato - se lasciato libero - commetterà delitti della stessa specie di quello per il quale si procede avendo mostrato una inquietante capacità di porre in essere con ferocia atti di violenta aggressione alla vita di persone sostanzialmente scelte a caso". Alla luce di tutte queste valutazioni per il gip l'unica misura cautelare adeguata rispetto alla gravità dei fatti non può che essere la custodia cautelare in carcere "avendo egli mostrato una inquietante capacità di porre in essere con ferocia atti di violenta aggressione alla vita di persone sostanzialmente scelte a caso". Premeditazione e crudeltà, aggravanti dettate da alcuni elementi: "L'accanimento di De Marco sui cadaveri che ha sbudellato un cadavere e appeso i relativi reperti sulla porta di ingresso delle vittime è chiaramente rivelatore di quella spietata efferatezza e di quella malvagia e inumana crudeltà che - certamente - integrano gli estremi della contestata circostanza aggravante". E poi rimarca il giudice De Marco voleva fuggire.

Le vittime: Bruzzone consulente per la famiglia di Eleonora


"Alla luce di quelle che appaiono le dichiarazioni rilasciate dall'indagato ed apprese dagli organi di stampa, abbiamo ritenuto opportuno affidare l'incarico di consulente tecnico di parte a Roberta Bruzzone, stimata professionista che coadiuverà il nostro lavoro per tracciare il profilo caratteriale e psicologico del reo confesso, nella certezza che un approfondimento tecnico scientifico ci aiuterà a conoscere meglio il reale movente dell'efferato duplice omicidio, sgombrando definitivamente il campo da ogni inammissibile, seppur tecnicamente legittimo, tentativo di descrivere l'indagato incapace di gestire le proprie azioni". Lo dichiarano in una nota gli avvocati Luca Luigi Piri e Nicola Neo, legali di Quintino Marco Manta, padre di Eleonora, uccisa a Lecce con il fidanzato Daniele De Santis.
A margine dell'udienza di convalida del fermo del 21enne, reo confesso, i due legali hanno dichiarato: "Prendiamo atto della convalida del fermo con applicazione della misura della custodia cautelare carceraria ed esprimiamo ancora una volta, anche a nome del nostro assistito, piena gratitudine per l'eccelso lavoro svolto dal pool inquirente e dai carabinieri".
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