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Roma, feti sepolti al cimitero, altre tre donne col nome sulle croci: "Ora vogliamo giustizia"

Le segnalazioni si rincorrono una dietro l'altra: solo questa mattina altre tre donne hanno deciso di chiamare gli uffici cimiteriali dell'Ama per sapere se i feti che hanno dovuto abortire siano stati seppelliti e il loro nome sia stato affisso su una croce, nel cimitero Flaminio a Prima Porta.
La risposta è stata che sì, la loro storia è la stessa di M. L. che per prima ha raccontato la sua esperienza su Facebook e di F. T. che ieri è andata di persona al cimitero e si è ritrovata di fronte a una croce col suo nome e cognome sopra. Sotto, la piccola tomba del feto di 6 mesi che ha dovuto abortire un anno fa. Tutto, raccontano anche loro, avvenuto a loro insaputa.
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Cronaca


Roma, feti sepolti col nome di chi ha abortito. Emergono altri casi, le donne si ribellano [/url]


di MARINA DE GHANTUZ CUBBE
L'associazione Differenza Donna, presieduta da Elisa Ercoli, ha deciso di avviare un'azione legale per difendere la privacy violata di queste persone: "Dopo la giornata di ieri al cimitero Flaminio chiediamo alle donne di informarsi sui loro territori per essere consapevoli di quante di noi sono state violate da un sistema e da istituzioni che decidono arbitrariamente di controllare le nostre vite, i nostri corpi, le nostre scelte", si legge in un post sulla pagina Facebook dell'associazione. "Scopriamo quanti dei nostri nomi sono stati iscritti in violazione dei nostri diritti e in contrasto con le norme relative alla privacy nonché della legge 194 che così tanto ha richiesto lotte anni impegno determinazione, per essere approvata. Contattateci per agire insieme e pretendere giustizia rispetto piena cittadinanza".
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Cronaca


Le leggi di epoca fascista nel giardino dei mai nati[/url]


di MARIA NOVELLA DE LUCA
E in poche ore già tre donne hanno contattato Differenza Donna (raggiungibile tramite la mail d.donna@differenzadonna.it o allo 066780537), spiegando di aver già verificato la propria situazione con gli uffici dell'Ama. "Registriamo i loro nomi e li inseriamo in un database - spiega Ercoli - nei prossimi giorni le contatteremo e faremo una riunione tutte insieme per parlare e capire come procedere". A lavoro c'è già l'avvocata dell'associazione: i due casi emersi in questi giorni erano bastati a far scattare la rivolta, ora è certo che i casi sono destinati ad aumentare e che l'azione legale prenderà la forma di una class action.
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Cronaca


Feti sepolti a Roma, nuovi casi, si muove il Garante della privacy. Scontro Ama-ospedale[/url]


di MARINA DE GHANTUZ CUBBE
"La vicenda suscita profondo sconcerto e indignazione" sottolinea il coordinamento donne dell'Anpi Provinciale di Roma "la sepoltura dei feti avviene in base ad una legge e questa stabilisce che è obbligatoria l'autorizzazione della persona interessata, cosa che non è avvenuta. Il caso offende la nostra coscienza laica e civile e nega le conquiste ottenute con durissime lotte dalle donne contro l'oscurantismo e per la conquista della legge 194/78 sull'aborto. E in questa storia terribile ora il rimpallo di responsabilità tra ospedale San Camillo e l'Ama è inquietante e irresponsabile".
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