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Il designer Antonio Citterio truffato dalla segretaria e dal dipendente della banca: in cinque anni sottratti 4,5 milioni dai conti

Un lungo e costante prosciugamento di quattro conti correnti, attraverso 264 assegni con firma falsa e 21 carte di credito non autorizzate. Avrebbero sottratto beni e patrimonio per un totale di 4,5 milioni di euro ad Antonio Citterio, noto architetto milanese a partire dal 2008 e fino al 2018 anno in cui il designer si è accorto di qualcosa che non andava e ha sporto denuncia. La Guardia di finanza di Milano ha eseguito su delega della procura un'ordinanza di sequestro nei confronti di Licia Enrica Azzurrina Scagliotti, segretaria dell'architetto, e una misura di obbligo di firma nei confronti di Simone Facchinetti, funzionario dell'agenzia del Banco Bpm di via Missori.

Il meccanismo della truffa


Le indagini hanno ricostruito come i due abbiano derubato sistematicamente Citterio nel corso di dieci anni. La dipendente, approfittando della delega a operare sui conti correnti dello studio che le consentiva di essere l'unico soggetto a interagire con la banca, con la complicità di Facchinetti incassava i soldi con "artifizi e raggiri" nei confronti degli altri funzionari della banca, grazie a firme false di Citterio sulle distinte di prelievo di denaro contante, su oltre 200 assegni, nonché sulle richieste di emissione a sua insaputa di carte di pagamento, utilizzate per acquisti e prelievi di denaro contante.

L'inchiesta


Nel 2018 Citterio si è accorto della truffa e così le indagini hanno permesso di scoprire come i due siano stati in grado di sottrarre, complessivamente, ingenti risorse finanziarie, pari a oltre quattro milioni di euro, dai conti correnti intestati allo studio professionale, nonché al suo titolare. Soldi utilizzati per speculazioni, per gioco d'azzardo, per investimenti in attività economiche come la ristrutturazione di un ristorante di sua proprietà a Chiavari, in Liguria.
Entrambi gli indagati avevano un tenore di vita ben al di sopra delle loro possibilità, secondo il gip Valerio Natale che ha firmato l'ordinanza su richiesta del pm Giovanni Tarzia. Per Scagliotti l'accusa è anche di autoriciclaggio.
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