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Ostacoli in Piemonte alla pillola abortiva, Salvini boccia il progetto: "Lasciamo che le donne decidano della loro vita"

Niente somministrazione della pillola abortiva Ru486 nei consultori, stop alla distribuzione in day hospital alla fine dell'emergenza Covid, ricovero obbligatorio per le donne che scelgono l'aborto farmacologico, assieme a un raccordo delle istituzioni con i movimenti pro vita. Sono le linee guida che la Regione Piemonte potrebbe approvare sull'aborto farmacologico, con un'apposita delibera in contrasto con quelle del ministero della Salute.
A bocciare il progetto, proposto dall'assessore regionale agli Affari legali Maurizio Marrone, di Fratelli d'Italia, è però intervenuto, stasera a Venaria, il leader della Lega Matteo Salvini: "Non ho seguito lka vicenda - ha detto - ma lasciamo che siano le donne a scegliere della loro vita e del loro futuro".
Il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia, nel pomeriggio ha telefonato al presidente della Regione Alberto Cirio per capire se la proposta fosse davvero all'ordine del giorno della giunta. Il presidente del Piemonte al momento è cauto: la proposta sarà discussa in maggioranza ma nessuna discussione è calendarizzata in giunta perchè il tema sarà approfondito. Anche il responsabile della sanità Luigi Icardi frena: "L'argomento non è ancora approdato al tavolo della giunta né è stato oggetto di valutazioni etiche da parte nostra. Attendiamo di conoscere il quadro completo degli approfondimenti sulla compatibilità giuridica con la legge 194".
Ancora una volta dunque l'amministrazione di centrodestra guidata dal governatore forzista Cirio apre una querelle a distanza con il governo. Questa volta il tema riguarda le linee guida del ministro Speranza sulla somministrazione della pillola abortiva, una rivoluzione normativa dopo anni di discussione e di contraddizioni sui tre giorni di ricovero chiesti dalla vecchia legge che di fatto erano inapplicati in tutta Italia. L’assessore di Fratelli d’Italia, aveva chiesto un parere legale agli avvocati della Regione perchè valutassero l’eventuale incompatibilità con la legge 194.
Per contestare le linee guida del ministro è stato trovato, secondo l’esponente del partito di Giorgia Meloni, un "espediente" - ma non c'è alcun parere scritto da parte dell'Avvocatura regionale - in base al quale Marrone ora chiede a Cirio e alla giunta di apportare dei correttivi ostacolando di fatto l’applicazione delle nuove regole. In particolare sul ruolo dei consultori che, secondo l’interpretazione dei legali, non dovrebbero poter somministrare il farmaco.
Il Piemonte, insomma, potrebbe andare per la sua strada modificando alcuni punti delle linee guida disposte dal ministero che mettevano fine ad anni di contraddizioni, visto che l’obbligo del ricovero, una questione sulla quale il ginecologo Silvio Viale aveva combattuto una dura battaglia, non è mai stato rispettato nei fatti. Marrone chiede che il farmaco non sia somministrato nei consultori e che il day hospital sia consentito come chiede il ministro, ma solo nel periodo di emergenza Covid.
Ora la giunta e l’assessore piemontese alla Sanità, Luigi Icardi, si sono impegnati a valutare la proposta. Ci sarà un incontro di maggioranza, fa sapere la Regione, in cui si chiederà un parere a tutte le forze politiche di centrodestra su un tema importante che tocca le sensibilità individuali. Silvio Viale dichiara che non cambierà nulla: "Si tratta di un bluff di un assessore di Fratelli d'Italia che non ha la minima idea di cosa stia parlando. Voglio rassicurare tutti che continueremo a dare la Ru 486 in day hospital".
Dure anche le reazioni dell'opposizione: "Basta fare propaganda sulla pelle delle donne, Cirio prenda le distanze da quest'operazione" dice Sarah Disabato parlamentare del Movimento5Stelle, mentre per Marco Grimaldi, di Luv, l'assessore leghista Icardi è ormai di fatto commissariato: "Il Piemonte guida la crociata contro la pillola Ru 486 e Marrone, mitomane in cerca di visibilità sul corpo delle donne, si traveste da assessore alla Sanità".
Critiche anche da parte della sindaca di Torino Chiara Appendino: "Non è la prima volta che qualche esponente politico decide di fare la sua becera propaganda sul corpo delle donne, entrando a gamba tesa sui temi dell'interruzione volontaria di gravidanza e delle sue modalità. Vorrei addirittura evitare di darge a Marrone visibilità, se non fosse che simili posizioni, in passato, hanno letteralmente distrutto l'esistenza di migliaia di famiglie e di donne.

Quindi lo dico in maniera molto chiara: sull'aborto, il diritto di scelta non si tocca" Le critiche riguardano anche il metodo: "Fermo restando che quanto dichiarato sino ad ora dall'Assessore dimostra una totale ignoranza tecnica sul tema, ci batteremo in ogni sede affinché la tutela delle donne e il loro diritto all'autodeterminazione vengano rispettati".
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