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Inchiesta caserma Piacenza, l'ufficiale che segnalo i reati: "Ho fatto il mio dovere"

"Io ritengo di aver fatto il mio dovere fino in fondo. Credo nell'Arma dei carabinieri, in cui presto servizio da 26 anni, e nella giustizia". Così il maggiore Rocco Papaleo, comandante della Compagnia carabinieri di Cremona, ai giornalisti, al termine del lungo incontro avvenuto in Procura a Piacenza dove è stato sentito dai pm e dal procuratore Grazia Pradella, sulla vicenda che ha portato all'arresto di sei militari e al sequestro della caserma Levante in cui prestavano servizio. Proprio grazie alla segnalazione dell'ufficiale, che ha comandato per dieci anni il nucleo investigativo a Piacenza, ha preso il via a gennaio l'indagine poi condotta dalla Guardia di Finanza.
Il maggiore Papaleo è stato sentito a sommarie informazioni come persona informata sui fatti. All'uscita, dopo più di tre ore di colloquio, ha ribadito di non voler rilasciare dichiarazioni in merito alla vicenda. A chi gli ha chiesto se abbia mai detto di non fidarsi dei vertici dell'Arma, ha risposto di aver visto in questi giorni "tanti virgolettati e articoli in cui qualcuno ha voluto interpretare il silenzio giustamente impostomi dal mio dovere e anche dall'autorità giudiziaria con interpretazioni di cui ognuno si assumerà le proprie responsabilità e laddove riterrò di procedere, anche a querela".
"Leggetevi alcuni titoli di giornali - ha aggiunto - alcuni sono stati seri e hanno sottolineato quello che è stato il mio reale ruolo nella vicenda, altri probabilmente spinti o mossi da qualche personaggio o mio detrattore, si sono avventurati in voli pindarici o addirittura progetti machiavellici, gettando ombre sul mio passato, sul mio operato piacentino".
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Cronaca


Piacenza, inchiesta sulla caserma Levante: ci sono altri carabinieri indagati[/url]


di GIUSEPPE BALDESSARRO
Intanto arriva ancora una denuncia nei confronti dell'appuntato dei carabinieri Giuseppe Montella, in carcere nell'ambito dell'inchiesta Odysseus della Procura di Piacenza, che ha portato anche al sequestro della caserma della stazione Levante. A presentare querela, attraverso l'avvocato Stefano Germini, racconta il Tgr Rai Emilia-Romagna, è un artigiano del piacentino, che si è deciso a muoversi solo dopo la notizia degli arresti, dal momento che prima aveva paura di ritorsioni.
L'episodio risale all'estate del 2016. L'artigiano aveva fatto dei lavori per la compagna di Montella, Maria Luisa Cattaneo, anche lei finita agli arresti. La donna, ha riferito l'imprenditore, aveva accumulato debiti per circa 20mila euro. Un giorno si sarebbe presentata in ufficio con mille euro, chiedendogli di firmare per chiudere la questione. Lei lo avrebbe minacciato e, di fronte al suo rifiuto, avrebbe chiamato in supporto Montella che, secondo il racconto dell'artigiano, lo avrebbe spintonato e buttato contro le transenne, minacciandolo a propria volta.
Il confronto poi è proseguito in un bar vicino, dove ancora una volta Montella gli avrebbe messo le mani addosso. Era in borghese, ma "aveva il tesserino ben in vista", spiega il legale. La denuncia è, tra l'altro, per tentata estorsione e ipotizza anche l'omissione di atti d'ufficio nei confronti dei carabinieri di Pontenure che, intervenuti, non avrebbero fatto nulla.
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Cronaca


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di GIUSEPPE BALDESSARRO
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