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"Cosi l'ho uccisa, lei non voleva lasciarmi". La confessione shock del pescatore di Palermo

"Cosi l'ho uccisa, lei non voleva lasciarmi". La confessione shock del pescatore di Palermo

"Quando nell'estate del 2015 ho conosciuto Ruxandra, che si faceva chiamare Alessandra, lei era sugli scogli dell'Addaura, davanti alla villetta dove abitavo io". Inizia così la confessione di Damiano Torrente, il pescatore di 46 anni in stato di fermo per avere ucciso e occultato il cadavere di Ruxandra Vesco nell'ottobre del 2015. Una confessione che arriva cinque anni dopo perché "la notte non riesco a dormire per i sensi di colpa e sono stato convinto da un prete al quale avevo raccontato cosa ho fatto", ha detto Torrente a carabinieri e magistrati.
Il suo racconto è agghiacciante nella parte in cui spiega come ha ucciso Ruxandra, che aveva 32 anni, e da circa tre mesi aveva una relazione extraconiugale con Torrente. "Alessandra è venuta a casa mia con la valigia, siccome c'era mia moglie l'ho fatta allontanare con una scusa. Poi, ho convinto mia moglie a uscire di casa per andare a fare la spesa. A quel punto è tornata lei, dicendo che non voleva andarsene da casa mia e voleva rimanere lì". È a questo punto che Damiano Torrente, senza alcuna pietà, ha deciso di uccidere la donna forse per timore che quella relazione venisse scoperta dalla moglie: "Ho perso la testa, ho preso una corda (sono pescatore e in casa ne ho tante) e da dietro l'ho messa intorno al suo collo, facendo due giri e tirandola con forza per sei minuti. Finchè non è morta. Il collo era diventato tumefatto, lei ha cercato di resistere ma è caduta per terra". Una seguenza scioccante. E, anche dopo averla uccisa, Torrente non ha avuto nessun cedimento. Una fine orribile per la povera donna.
"Cosi l'ho uccisa, lei non voleva lasciarmi". La confessione shock del pescatore di Palermo

Il luogo in cui sono stati trovati i resti di Ruxandra Vesco
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Continua la sua confessione agli investigatori: "Dopo l'ho infilata in due sacchi da giardiniere, ho impiegato mezz'ora. Uno dalla parte della testa, l'altro dei piedi e l'ho infilata nel bagagliaio della mia automobile, una Punto Bianca, dove ho messo anche la sua borsa con il cellulare e un Iphone. La notte successiva, verso le 3, sono uscito di casa e attraverso una strada interna sono arrivato in via Monte Ercta. L'ho tirata fuori dall'auto, trascinandola fino al parapetto e l'ho fatta cadere nel dirupo". Poi, Torrente, si è "sbarazzato del cellulare buttandolo in mare a Mondello, un giorno in barca, mentre la borsa l'ho bruciata nel mio giardino mentre mia moglie dormiva".
Quel giorno Alessandra indossava un fuseaux e un top bianco. Torrente ha anche spiegato i contorni della loro relazione. "Quando l'ho incontrata era una senzatetto. Il marito, con la quale viveva a Alcamo, l'aveva cacciata di casa". E racconta anche: "L'ho accolta a casa mia perché mia moglie, anche lei romena, e i miei figli erano in vacanza in Romania. Lei aveva bisogno di soldi e ho convinto un mio amico a prestarle 2.000 euro, stabilendo un interesse di 50 euro settimanali. Ho garantito per lei".
Alessandra è stata costretta a prostituirsi per pagare quel debito. "La accompagnavo la sera al porto e andavo a riprenderla alla mattina. Tra noi è nata una relazione". Poi, Alessandra non avrebbe più pagato il suo debito. Racconta Damiano Torrente: "Me lo disse il mio amico. A settembre mia moglie tornò a casa e io le pagai un hotel per stare lì".
Ma Alessandra non accettava quella situazione e così il 13 ottobre del 2015 decise di presentarsi con la valigia a casa di Torrente. E per lei è stata la fine. La corda con la quale è stata strangolata è in fondo al mare dell'Addaura, secondo il racconto di Torrente. Adesso i carabinieri e i magistrati stanno facendo ulteriori accertamenti sulla vicenda. Il marito della vittima, che aveva denunciato l'allontanamento volontario della moglie nel 2015, è stato sentito dai carabinieri. Ha confermato che la moglie aveva una A tatuata sulla schiena. Un particolare che ha riferito anche Torrente.
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