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Caos giustizia a San Marino, smantellato il pool che indago sulle tangenti: "Emergenza democratica"

"Non mi do per vinto. La nostra determinazione ci servirà a resistere e a garantire la speranza di una giustizia che altrimenti verrebbe meno definitivamente". Basterebbero la storia e le parole di Alberto Buriani per raccontare cosa sta succedendo a San Marino. E per capire perché alcuni magistrati denunciano la "pagina più nera della storia giudiziaria della Repubblica". Fino a pochi giorni fa, Buriani era a capo del pool che ha scoperchiato la tangentopoli nel Titano e portato all'arresto di ex ministri e politici (da poco è cominciato il processo d'appello): oggi si ritrova a occuparsi di incidenti stradali. La sua collega Laura Di Bona è passata al civile: tra i fascicoli che non seguirà più, un filone dell'indagine sul senatore leghista Armando Siri. E ancora, il presidente del Tribunale unico, Giovanni Guzzetta, è stato sostituito dalla sera alla mattina dal Consiglio giudiziario plenario, una sorta di Csm, con soli dieci voti: 7 di politici, 3 di giudici. Motivo per cui le toghe adesso parlano di "un'emergenza democratica".

Tutto in una notte


La sera del 24 luglio è centrale in questa storia. Il Consiglio giudiziario si riunisce, sono presenti 12 esponenti su 23. Alcune regole nella sua composizione di recente sono state modificate (secondo chi protesta, non a caso) e le nuove norme sono retroattive. Dell'organo fanno parte, oltre ai giudici, anche deputati di maggioranza e opposizione. La decisione più clamorosa, quella sera, è di annullare la revoca dell'incarico di presidente del Tribunale (avvenuta due anni fa) a Valeria Pierfelici, che così, all'improvviso, (ri)prende il posto del suo successore, Giovanni Guzzetta. Per ripristinare la legalità, è la motivazione. Merito dell'asse Dc, Rete e Motus Liberi, gli attuali partiti al Governo. Votano in dieci (7 politici e 3 giudici), si astengono in 2: passano le modifiche. In altre parole: l'organo di autogoverno della magistratura sanmarinese assume una decisione senza che di fatto i giudici votino. Altra curiosità: la neo presidente Pierfelici rimane in carica giusto il tempo di approvare alcune modifiche organizzative di peso per poi dimettersi lasciando vacante il posto. Tra le scelte: il pool di magistrati che ha indagato sul "Conto Mazzini", uno degli scandali più clamorosi sul Titano che ha portato alla luce milioni di euro di tangenti e coinvolto ex ministri e Capi di Stato, viene azzerato. Via il capo, Buriani, via Di Bona e pure Antonella Volpinari, sottratta alle mansioni inquirenti. In questi anni, si sono occupati delle indagini sui vertici storici della Democrazia Cristiana e del partito socialista di San Marino.

"Una decisione gravissima e inaccettabile"


Pochi giorni fa, nove giudici hanno scritto una lettera aperta. Denunciano le ingerenze sulla magistratura, la democrazia a rischio, le mani della politica sul Tribunale. "Non possiamo col nostro silenzio avallare quello che sta succedendo". Non sceglie il silenzio il professor David Brunelli, giudice d'appello penale a San Marino dal 2003, una delle toghe più esperte: "Quello che è successo è uno strappo alle regole dell’indipendenza della magistratura. Una decisione assunta da una maggioranza composta da politici, che ha azzerato un’esperienza di due anni, senza che nessuno abbia valutato nel merito. Il professor Guzzetta aveva abbattuto l’arretrato, organizzato incontri con i magistrati italiani, creato dei pool per migliorare l’efficienza. Ma il Consiglio giudiziario ha detto: annulliamo la revoca della precedente dirigente (atto a suo tempo votato a larga maggioranza), e torniamo al 2018. Una decisione enorme, gravissima, che non ho mai visto in vita mia in nessuna parte del mondo. Uno scenario che, di fondo, preoccupa molto e che rischia di farci tornare a un’epoca in cui San Marino non aveva la giustizia come fiore all’occhiello. Questo è un caso in cui la politica amministra la giustizia con criteri politici, ed è inaccettabile per uno Stato che vorrebbe far parte dell’Europa. Buriani, l'ormai ex capo del pool, spiega: "Penso che quando un magistrato si trova senza un lavoro da fare, è sintomatico della volontà di dimostrare che non serve più. Sì, l’inchiesta sul "Conto Mazzini" ha segnato molto la coscienza dei sanmarinesi. Ma abbiamo ancora inchieste importanti che così vengono di fatto fermate". Se veramente le cose non cambiassero, "non ci sarebbe più una giustizia a San Marino". Il giurista Giovanni Guzzetta, che non è più il presidente del Tribunale, commenta: "Sono molto sereno per due motivi. Questa decisione prescinde totalmente dal merito del mio lavoro. Nessuno, nonostante lo abbia chiesto, ha avuto il coraggio di valutarmi per quello che ho fatto. Secondo motivo: sono in compagnia della stragrande maggioranza dei magistrati, dei più qualificati: professori, studiosi, giuristi. Penso che sia una vicenda triste per San Marino, che rischia di minacciare la reputazione di un Paese che aspira ad associarsi all’Unione Europea".
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