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Zuppi ricorda le vittime delle stragi di Bologna: "Chi sa trovi i modi di aiutare la verita"

BOLOGNA - "Chiediamo ancora che chi sa qualcosa trovi i modi per comunicare tutto ciò che può aiutare la verità, perché anche se scappiamo dal giudizio degli uomini non scappiamo dalla nostra coscienza e soprattutto dal giudizio di Dio". E' il grido per la verità sulle stragi di Bologna del cardinale Matteo Zuppi nella messa per le vittime di Ustica e della bomba alla stazione celebrata alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il suo è un monito che più volte ha ripetuto in ricorrenza degli anniversari.
"Non accettiamo come innocui i semi dell'odio e del pregiudizio, le ideologie che annullano la persona, l'uso di parole che diventano armi, la superficialità di cercare a tutti i costi la convenienza senza difendere la verità e il bene comune", ha detto ancora Zuppi citando nell'omelia un verso di una canzone di Francesco Guccini ("Bologna che sa stare in piedi per quanto colpita") per ricordare come tutta la città "si sentì coinvolta" e che in fondo "fu l'intera città a salire sull'Autobus 37 per fare tutto il possibile (diremmo l'impossibile!) per aiutare, per soccorrere i feriti, per comporre con pietà i poveri corpi, per consolare e aiutare i parenti increduli e smarriti di fronte a tanta cattiveria, per piangere con loro".
Il suo ricordo va alle vittime bambine e a quelle più anziane delle due stragi: Angela Fresu di tre anni e Luca Mauri di sei. Francesco Di Natale e Giuseppe Diodato, di un anno. Antonio Montanari di 86 e Maria Idria Avati di 80. Paolo Licata di 73 e Marianna Siracusa di 61. Il cardinale riporta ai ricordi più fisici della strage alla stazione - l'urlo di Marina Gamberini sulla barella, la foto simbolo - e immagina le ultime parole delle vittime di Ustica sprofondate in mare. "Riviviamo oggi lo strappo inaccettabile della morte, la durezza della scomparsa che non si smette di misurare anche a distanza di anni - dice dal pulpito - La memoria ci fa provare, anche, l'acuta e insopportabile ingiustizia della mancanza di verità, amara, perché memoria anche di delusioni, di ritardi, di opacità spesso senza volto e senza nome, di promesse non mantenute, di mandanti - che ci sono - protetti dall'ombra di quelle che sono vere e proprie complicità".
Zuppi ricorda le vittime delle stragi di Bologna: "Chi sa trovi i modi di aiutare la verita"

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L'arcivescovo ringrazia il presidente della Repubblica, il secondo capo dello Stato dopo Pertini a venire a Bologna per commemorare le stragi del 2 agosto e di Ustica di cui quest'anno ricorre il quarantesimo. La sua presenza "dona a questo ricordo un significato tutto particolare, una solennità emozionante e profonda. Era atteso. Credo di esprimere a nome di tutti i parenti e di tutti noi un ringraziamento commosso a Lei, Signor Presidente, per questo gesto che completa le tante e importanti parole con cui in questi anni Lei ha sempre accompagnato la memoria di queste come di ogni strage. Grazie, Signor Presidente".
I nomi delle vittime - 85 le vite spezzate alla stazione, 81 del Dc9 - sono deposti ai piedi della croce in cattedrale. "Fare memoria è doloroso. Sentiamo l'assenza, atroce anche a distanza di anni, delle vittime e ci siamo confrontati con la inquietante capacità dell'uomo di compiere il male e con la sua vulnerabilità nel subirlo" incalza Zuppi. Il dolore, le lacrime che "chiedono di stare tutti dalla stessa parte, quella di chi piange", la reazione. "Da questa memoria, di due tra le ferite più profonde della storia recente del nostro Paese, vorrei sorgesse un impegno rinnovato, personale e comunitario, per l'Italia e per l'Europa tutta, in un momento così grave per tutti che richiede ad ognuno rigore e serietà".
L'omelia si conclude con una preghiera perché "cresca il contrario degli interessi individuali e dei poteri occulti che è il bene comune", perché "siano sconfitte le mafie con i loro interessi spaventosi e la terribile capacità corruttiva e distruttiva, e cresca la comunità di destino che ci unisce", perché il "grido di dolore che sale dal sangue delle vittime e che è ascoltato da Dio lo sia anche dagli uomini e diventi pratica di giustizia e umile impegno di onestà". Infine, la messa termina con la preghiera per l’Italia scritta da Giovanni Paolo II il 15 marzo 1994, recitata da Zuppi.
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