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Achille Lauro crocefisso sul poster, la polemica con il Comune: "Irrispettoso, da noi parere negativo ma non vincolante"

Non una censura, ma un "parere negativo non vincolante". Il Comune si difende così dall'accusa che ieri ha lanciato di buon'ora dal suo account Instagram il cantante Achille Lauro: la sua immagine in versione bambola ( un Ken tatuato con short e stivaloni) crocifisso su una serie di marshmallow, i dolcetti zuccherosi."Questa è l'immagine che avreste visto nel maxi cartellone di corso Como a Milano, ma la pesante mano della censura delle pubbliche affissioni lo ha impedito" , il messaggio ai suoi fan, che aspettano l'uscita - oggi - del suo nuovo album.
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Musica


Achille Lauro pubblica sui social il poster censurato: "Come sempre me ne frego"[/url]


Palazzo Marino ricostruisce così la storia: il maxi poster avrebbe dovuto essere affisso su uno spazio privato, non comunale, da un'agenzia di pubblicità. Anche per gli spazi privati vige una regola: l'autorizzazione per l'affissione deve essere data dal Comune, ma non è obbligatorio sottoporre agli uffici pubblicità anche il contenuto della campagna di affissioni. Molti lo fanno comunque, ed è questo il caso anche dell'agenzia che cura la campagna di Achille Lauro. Gli uffici, davanti a quella immagine, hanno appunto dato parere negativo, anche se dal Comune assicurano che questo non sia vincolante. Motivo del mancato gradimento? Un maxi poster - tra l'altro in un luogo grande passaggio e molto centrale come corso Como - ritenuto poco rispettoso dei valori della religione che, con altri temi - il rispetto del corpo delle donne, per esempio - è tra quelli sensibili segnalati nelle normative dell'Istituto di autoregolamentazione pubblicitaria e dallo stesso regolamento comunale delle pubbliche affissioni.
Achille Lauro e il poster censurato, social divisi: "No a blasfemia per far parlare di se". "Grandioso"
Achille Lauro crocefisso sul poster, la polemica con il Comune: "Irrispettoso, da noi parere negativo ma non vincolante"

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Certo, verrebbe da dire che anche nel recente passato alcuni maxi poster di donne in biancheria intima - e non sempre con un marchio di lingerie come oggetto della pubblicità - sono apparsi anche a Milano in spazi privati, e sono stati rimossi dopo piccole tempeste social di indignazione e dopo l'intervento della delegata alle pari opportunità di Palazzo Marino. Ed è un ricordo di diversi anni fa quello di un'altra campagna pubblicitaria con una crocifissione come immagine: in quel caso, era il 2008, era Telefono Donna ad aver ritratto una giovane nuda con un lenzuolo a coprirle le parti intime, nella posizione di Gesù in croce. " Chi paga per i peccati dell'uomo? " , lo slogan. Il manifesto era però passato al vaglio dell'allora assessore Cesare Cadeo prima di finire sui muri. E, sembra anche per intervento della sindaca Moratti, era stato bocciato.
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