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Autostrade, i familiari delle vittime: "Il nuovo assetto un buon inizio, ma per favore nessun proclama"

Autostrade, i familiari delle vittime: "Il nuovo assetto un buon inizio, ma per favore nessun proclama"
Egle Possetti (ansa)
"Un buon inizio, ma per favore niente dichiarazioni urlanti>. Così Egle Possetti, portavoce dei familiari delle vittime del Ponte Morandi, commenta in una nota la svolta nel,l'assetto di Autostrade: "Abbiamo avuto notizia dagli organi di stampa dell’accordo in CDM questa notte in merito all’annosa questione della concessione autostradale ASPI.

Da parte nostra l’attesa era tanta, abbiamo ben compreso, anche dalle premesse che sono emerse in questi mesi, le grandi difficoltà tecniche, economiche e politiche che hanno circondato e circondano questa questione. Al momento prendiamo atto che l’azionista di maggioranza nell’azienda titolare di concessione, sarà estromesso e questo non può che essere di buon auspicio ed un buon inizio. Attendiamo l’evoluzione, con tutta la successiva documentazione, per poter acquisire elementi determinanti sulle specificità dell’accordo economico/tecnico".

Poi, la precisazione: "Per noi saranno fondamentali e discriminati questi punti: massima penalizzazione economica agli azionisti che dovranno cedere le loro quote; massima attenzione a non far ricadere sulle spalle della collettività il ripristino della rete autostradale degradata da anni di incuria.
Sarebbe molto importante e rispettoso dei nostri cari, che vennero uccisi sotto al Ponte Morandi, non dover assistere a dichiarazioni urlanti, soprattutto da coloro che hanno contribuito a firmare la concessione originaria, che è stata la madre della nostra tragedia e di tutte le difficoltà attuali. Noi non dimentichiamo!"
"Ogni qual volta si parli del Morandi riaffiorano gli incubi. Il ricordo di due anni fa è vivo e vivrà sempre con me". Rispetto all'accordo su Aspi "non credo che la proprietà faccia differenza. Credo che comunque la classe dirigente che c'era non era all'altezza, ma non è il mio lavoro, sarà la magistratura a decidere chi ha sbagliato o meno". Lo dice all'ANSA Davide Capello, ex portiere e ora vigile del fuoco che il 14 agosto 2018 percorreva in auto il ponte Morandi nel momento del crollo rimanendo illeso dopo un volo di 80 metri all'interno della propria vettura.
"Ci è voluto un pò di tempo per tornare a un minimo di normalità - racconta Capello di questi due anni o poco meno trascorsi dal crollo -. Una normalità che comunque non ci sarà mai. Il ricordo di due anni fa parte della mia persona e devo imparare a conviverci. Per il resto si cerca di fare una vita normale, con il lavoro con le mie passioni e le mie attitudini".

"Ho sentito che in Autostrade per l'Italia dicono di aver risarcito tutti. Io - aggiunge - non ho visto nessun tipo di risarcimento e mi sto ancora pagando due macchine, quella che si è distrutta quel giorno e quella nuova che ho dovuto ricomprare.

E' ancora aperto il conto nei confronti delle vittime".

"Non credo che il fatto che ci siano i Benetton o meno cambi - dice ancora -. Non voglio entrare in queste cose. Il disagio che è stato creato comunque c'è ancora ed è visibile all'occhio".

Ex portiere di calcio professionista, vigile del fuoco già all'epoca del crollo del Morandi, Capello, di origini sarde, oggi 35enne spiega che da quel giorno "ho continuato con la mia vita normale cercando di riprendere le mie abitudini. Sono tornato a una vita quasi come l'avevo prima, credo che sia una grossa fortuna". Dopo il Morandi non si allena più come calciatore, oggi allena il settore delle giovani del Genoa under 17. "Il giorno che è crollato il ponte stavo andando lì per fare la tessera del tifoso", racconta.

Alla prima ricorrenza del crollo, lo scorso agosto, racconta di non essere stato presente. "In questi anni ho cercato di rimanere molto in disparte perché ogni qualvolta si parla del ponte vedere la sofferenza degli altri è dura per me, hai dei sensi di colpa - spiega -. Ho cercato di vivere la mia vita in maniera molto tranquilla, nonostante ogni volta il pensiero a chi ha perso tutto è una cosa straziante. E' la cosa più difficile, e ti ritieni molto fortunato. Quando senti le storie degli altri pensare che avrei potuto esserci io e la mia famiglia avrebbe potuto vivere una tragedia del genere...".
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