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I camici forniti dalla moglie del governatore alla Regione Lombardia, ora s'indaga per turbativa d’asta

Non più a "modello 45", cioè senza ipotesi di reato. Sulla fornitura da 513 mila euro di camici alla Regione Lombardia, durante i mesi dell'emergenza sanitaria, la procura di Milano indaga ora per turbativa d'asta. Anche a seguito di un esposto del Codacons. La vicenda riguarda l'affidamento diretto per la fornitura di camici a Dama spa, società di cui la moglie del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, detiene una quota e il fratello di lei e cognato del presidente ne è amministratore.

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Fontana e la maxicommessa alla moglie e al cognato : “Mezzo milione? Mai preso”[/url]


di MATTEO PUCCIARELLI
L'ordine per l'acquisto della commessa parte il 16 aprile scorso dalla Centrale acquisti della Regione, Aria spa, quando il numero dei contagi e delle vittime per coronavirus è drammaticamente al punto più alto. A beneficiarne, Dama spa, presente nel lungo elenco online dei fornitori del Pirellone, ma sul sito internet istituzionale oltre alla denominazione sociale, non ci sono altri elementi che mettano in evidenza la sua composizione societaria.
In Dama - titolare del marchio di abbigliamento Paul& Shark - compare attraverso Divadue srl, con una quota del dieci per cento, Roberta Dini, moglie di Attilio Fontana. E il fratello della signora e cognato del governatore lombardo, Andrea Dini, ne è l'amministratore. Il pagamento dei 513 mila euro avviene più di un mese dopo l'affidamento, il 22 maggio. Poi - dopo una puntata di Report in cui si chiede conto ai soci del contratto - le fatture vengono stornate, e l'acquisto viene trasformato in donazione.
Per Andrea Dini, si è trattato solo di un errore. "È una donazione, effettivamente i miei, quando io non ero in azienda durante il Covid, hanno male interpretato la cosa, ma poi dopo io sono tornato, me ne sono accorto e ho immediatamente rettificato tutto, perché avevo detto ai miei che doveva essere una donazione - aveva spiegato Dini in tv - . Le carte ad Aria ci sono tutte. Abbiamo fatto note di credito, abbiamo fatto tutto. Mai preso un euro e non ne avremo mai neanche uno".
Ma la versione di un errore, di una donazione computata in vendita per la disattenzione di un dipendente, non convince la procura. Tra i tanti fascicoli su gare e commesse nelle settimane dell'emergenza coronavirus - come anche quello sull'affidamento diretto da parte del sistema sanitario lombardo a Diasorin per i test sierologici - anche per Dama era stato aperto un fascicolo senza ipotesi di reato. Poi per i camici è arrivato in procura anche un esposto dell'associazione dei consumatori. Ora la svolta con un'indagine per turbativa d'asta.

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Diasorin star sul mercato e all'estero, meno in patria[/url]


di SARA BENNEWITZ
Nelle ore successive alla trasmissione, il governatore Attilio Fontana aveva continuato a difendere la scelta del Pirellone. E respinto ogni accusa di conflitto di interessi. "Nessun equivoco - aveva detto - . Sono stati comprati tutti i camici da tutti quelli che li producevano perché noi ne avevamo bisogno".
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