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Ex Embraco, casse vuote: l'azienda non paga il Tfr dell'operaia morta

Ex Embraco, casse vuote: l'azienda non paga il Tfr dell'operaia morta
Una protesta degli operai ex Embraco sotto la Regione (ansa)
Elena Molino lavorava in Embraco dal 12 ottobre del 1998. Tre anni fa ha tremato per l'annuncio di Whirlpool di spostare la produzione fuori dall'Italia, ha poi gioito dello stop ai licenziamenti e ha creduto alle promesse della Ventures, che ha rilevato lo stabilimento da Whirlpool. Elena Molino ha rinunciato alla buona uscita, è rimasta in azienda e ha sperato di tornare presto al lavoro. Non è successo. Il 28 aprile, nel pieno della pandemia Covid, è morta per un aneurisma, dopo 40 giorni di ricovero. Ora, per la sua famiglia, non ci sono nemmeno i soldi della liquidazione.
"E' un dramma nel dramma" racconta il fratello Fabrizio che con la moglie qualche settimana fa ha scritto all'azienda per comunicare il decesso della donna e chiedere stipendi arretrati e la quota di liquidazione dovuta, in base al trattamento di fine rapporto. "L'indirizzo mail l'abbiamo cercato sulle buste paga chiedendo conferma ai colleghi di Elena perché negli uffici di Riva di Chieri non c'era più nessuno a rispondere " . Nella prima comunicazione l'azienda ha presentato le proprie condoglianze assicurando che avrebbe affidato la questione ai consulenti. In una seconda mail, datata 10 giugno, è arrivata la doccia fredda: " Al momento la società non dispone delle liquidità per onorare tale debito" scrive l'azienda. Poi la promessa: " Sarà nostra cura contattarla non appena ciò sarà possibile " , firmato Ventures. Insomma, nella casse della start up che avrebbe dovuto riaprire lo stabilimento di Riva di Chieri, non ci sono soldi. Nè per pagare gli stipendi, come sanno i 407 operai che aspettano ancora il saldo delle paghe di novembre, dicembre e della tredicesima e nemmeno per il Tfr di Elena, ora che è morta.

Non è una sorpresa. Il 19 giugno, la Guardia di finanza ha disposto il sequestro di 3 milioni dalle casse della società trovandole in gran parte vuote e ipotizzando il reato di bancarotta. Secondo il pm Marco Gianoglio dei 13 milioni che sarebbero serviti per il rilancio della fabbrica, almeno 3 sono finiti in consulenze fantasma, auto e beni di lusso intestati ai soci. " Quando abbiamo chiesto conto della liquidazione di mia sorella - ricorda Fabrizio Molino - immaginavamo che la società non navigasse in buone acque, ma non pensavamo fino a questo punto " . Ora la famiglia pensa di " chiedere un supporto ai sindacati, anche se mia sorella non è mai stata tesserata " e comunque di rivolgersi a un avvocato. " Ventures non ha saputo darci il conteggio esatto di quanto le spetta - spiegano i famigliari - ma è chiaro che qualsiasi cifra per nostra madre sarebbe un sollievo, visto che è pensionata ". Il Tfr della signora Molino, questo sì Ventures lo spiega nella comunicazione del 10 giugno, dovrà essere diviso con l'ex marito: non c'è una sentenza di divorzio. A casa comunque non si danno pace: "Da mesi Elena era in ansia per il suo posto di lavoro, andava alle manifestazioni, ha fatto i picchetti. La tragedia che l'ha colpita non è colpa di nessuno, ma forse se fosse stata più serena non le sarebbe successo nulla".
Ex Embraco, casse vuote: l'azienda non paga il Tfr dell'operaia morta

Elena Molino
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Elena aveva 53 anni, buona salute e nell'ultimo periodo un'unica grande preoccupazione: il lavoro. Alla famiglia arriva anche il supporto dell'amministrazione. La donna viveva in una frazione di Villanova d'Asti, a pochi chilometri dall'Embraco. " Siamo sempre stati a fianco dei lavoratori in questa assurda vicenda che dura ormai da anni senza che nessuno se ne faccia davvero carico. Aiuteremo la famiglia per ottenere giustizia in questo dramma che ora assume i contorni di una beffa" dice il sindaco di Villanova Christian Giordano.
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