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Omicidio Serena Mollicone, prima udienza senza papa Guglielmo

Domani riprende la battaglia per la verità sull'uccisione di Serena Mollicone. E per la prima volta a lottare in un'aula di tribunale per chiedere giustizia a distanza di 19 anni dal ritrovamento del cadavere della studentessa di Arce non ci sarà papà Guglielmo, consumato da una ricerca così lunga e penosa, morto il 31 maggio scorso dopo essere stato colto da infarto nel novembre precedente ed essere entrato in coma senza mai risvegliarsi.
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Cronaca


Omicidio Mollicone, addio al papa di Serena. "Preghiamo perche si raggiunga la verita"[/url]


di CLEMENTE PISTILLI
Domani, davanti al giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Cassino, Domenico Di Croce, è prevista la discussione delle parti civili, mentre la decisione sui cinque rinvii a giudizio chiesti dal pm Beatrice Siravo è attesa per luglio, al termine di altre due udienze già fissate. Serena Mollicone sparì da Arce il 1 giugno 2001 e venne trovata dopo due giorni in un boschetto ad Anitrella, una frazione del vicino Monte San Giovanni Campano, senza vita, con le mani e i piedi legati e la testa stretta in un sacchetto di plastica. Due anni dopo, accusato di omicidio e occultamento di cadavere, venne arrestato Carmine Belli, un carrozziere di Rocca dArce, poi assolto dopo aver trascorso da innocente quasi un anno e mezzo in carcere. Il giallo sembrava destinato a restare tale. Le indagini hanno però ripreso vigore nel 2008 quando, prima di essere interrogato di nuovo dai magistrati, il brigadiere Santino Tuzi si tolse la vita, secondo gli inquirenti perché terrorizzato dal dover parlare e confermare quanto aveva riferito su quel che era realmente accaduto nella caserma dellArma di Arce sette anni prima, ovvero di aver visto entrare appunto nella caserma Serena il giorno dell'omicidio.
Alla luce dei nuovi accertamenti compiuti dai carabinieri di Frosinone, dai loro colleghi del Ris e dai consulenti medico-legali, il pm Maria Beatrice Siravo, facendosi largo in una selva di depistaggi, si è così convinta che la diciottenne il giorno della sua scomparsa si fosse recata presso la caserma dei carabinieri, che avesse avuto una discussione con Marco Mottola, il figlio dellallora comandante della locale stazione dellArma, e che lì, in un alloggio in disuso di cui avevano disponibilità i Mottola, la giovane fosse stata aggredita. La studentessa avrebbe battuto con violenza la testa contro una porta e, credendola morta, i Mottola lavrebbero portata nel boschetto. Vedendo in quel momento che respirava ancora, lavrebbero soffocata e sarebbero iniziati i depistaggi. Una ricostruzione dei fatti che ha portato il magistrato a chiedere il rinvio a giudizio dellex comandante Franco Mottola, del figlio Marco e della moglie Anna Maria, con le accuse di omicidio aggravato e occultamento di cadavere, dellappuntato scelto Francesco Suprano, accusato di favoreggiamento personale in omicidio volontario, e del luogotenente Vincenzo Quatrale, accusato di concorso in omicidio volontario e istigazione al suicidio del collega brigadiere Tuzi. Deciderà il giudice per ludienza preliminare Domenico Di Croce.
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