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Strage di Ustica, "conosciamo la verita. Ma vogliamo sapere chi ha abbattuto il Dc9 Itavia"

BOLOGNA - "La verità sulla strage la conosciamo. Sappiamo che in Italia" il 27 giugno 1980 "è stato abbattuto un aereo civile in tempo di pace, questa è la verità, non sappiamo ancora da chi è stato abbattuto, ma lo sapremo quando il nostro Paese avrà la forza di chiedere le risposte ai Paesi amici ed alleati che ancora non ce lo dicono". Daria Bonfietti, presidente dell'associazione dei famigliari delle vittime di Ustica, non arretra di un centimetro e a due giorni dal 40esimo anniversario della strage che si portò via 81 vite continua nella battaglia per individuarne i responsabili.

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Il labirinto della verita: cosa sappiamo a 40 anni dalla strage di Ustica[/url]


di GIANLUCA DI FEO (COORDINAMENTO E TESTO), GIOVANNI EGIDIO (BOLOGNA), ANAIS GINORI (PARIGI), CONCETTO VECCHIO (ROMA). COORDINAMENTO MULTIMEDIALE LAURA PERTICI. GRAFICHE E VIDEO A CURA DI GEDI VISUAL. CON UNA VIDEOINTERVISTA DI VALERIO LO MUZIO E ANTONIO NASSO
Le sentenze civili, basandosi sull'ipotesi che ad abbattere il Dc9 sia stato un missile, nel corso degli anni hanno condannato più volte al risarcimento i ministeri dei Trasporti e della Difesa; per Bonfietti "se fosse stata una bomba", come da sempre sostenuto dall'ex senatore Carlo Giovanardi, "non ci sarebbe stata responsabilità, è per questo che dicono che è stata una bomba. E invece no, pagano, e ciò significa che è giusto ciò che ha detto Priore sugli aerei in cielo, e loro dovevano vederli''.
Rosario Priore è il giudice che nel 1999 consegnò la sentenza-ordinanza, ricorda la stessa Bonfietti, "secondo la quale il Dc9 è stato abbattuto all'interno di un episodio di guerra, e rinvia a giudizio per alto tradimento, la cui pena prevede l'ergastolo, dunque non è prescrittibile, i quattro generali" dell'Aeronatica militare. I quattro sono stati poi assolti, ma finirono a processo, insiste Bonfietti, "non perché avevano buttato giù l'aereo, ma per aver raccontato delle balle, ed e di questo che sono stati assolti per prescrizione, ma ciò non c'entra nulla con la cause dell'abbattimento, su cui il processo non ha mai indagato. I generali non si sono beccati l'accusa di aver 'impedito' agli organi dello Stato di conoscere i fatti, ma di aver 'ostacolato' gli organi dello Stato, e in questo caso non è previsto l'ergastolo come pena massima, e quindi è scattata la prescrizione''.
La verità c'è, fa eco a Bonfietti il giornalista e scrittore Andrea Purgatori. "Sappiamo perfettamente che quella notte ci fu un episodio ''coperto'' di guerra all'interno del quale, purtroppo, ci andò di mezzo il Dc9, che non era né l'obiettivo né la causa scatenante di quanto accaduto. Al punto in cui siamo, sapere se poi la responsabilità è di un caccia francese piuttosto che americano o libico, non dico che è irrilevante, perché aggiungerebbe il punto definitivo a tutti gli interrogativi che ci stiamo ponendo sulla nazionalità di chi ha buttato giù l'aereo, ma lo scenario noi lo conosciamo già''. "La verità su quanto accaduto è stata riconosciuta da tre sentenze civili della Cassazione, mentre quella a cui fanno riferimento i sostenitori della bomba a bordo del Dc9 si riferiscono a una sentenza penale del 2005 che assolse i generali dell'Aeronautica dall'accusa di depistaggio, ma non è una sentenza che ha a che fare con le cause del disastro, semplicemente perché, essendo ancora aperta l'indagine penale alla procura di Roma sulle cause, non c'è mai stato un processo per individuare i responsabili della strage''. Per essere ancora più chiaro, Purgatori sintetizza: "Siamo all'interno di un processo sui depistaggi, non sulle cause della strage''.
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Cronaca


Bologna verso i 40 anni dalla strage di Ustica: "Vogliamo sapere chi abbatte il Dc9 Itavia"[/url]


Purgatori si dice convinto che l'unico modo per giungere a una verità non solo incontestabile ma anche condivisa e universalmente riconosciuta, è che ''lo Stato faccia lo Stato, nel senso che purtroppo molte volte dire che se ne stanno occupando i magistrati, lasciamo che la magistratura lavori e ci dica qualcosa, è vero fino a un certo punto, perché i magistrati, come dimostra anche il caso Regeni, possono arrivare fino a un certo punto oltre il quale serve lo Stato che chieda agli altri Stati, alleati e non, di dirci finalmente la verità''.
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