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Sit-in dei parenti delle vittime Thyssen davanti al tribunale di Torino dopo la scarcerazione dei manager: "Qui da soli, mancano le istituzioni"

Sono stati ricevuti del procuratore generale di Torino, Francesco Saluzzo, al Palazzo di giustizia i familiari degli operai Thyssen morti nel rogo del 2007 a Torino. Si sono trovati questa mattina davanti al tribunale per manifestare contro la decisione dei giudici tedeschi di concedere la semilibertà ai due manager delle acciaierie condannati in Italia ma mai estradati, Harald Espenhahn e Gerard Priegnitz.
"Ci vergogniamo dell'Italia e ci vergogniamo della Germania, non possono zittirci dicendo che ce l'hanno messa tutta perché non è vero". Così Rosina Platì, mamma di una delle vittime del rogo della Thyssenkrupp a Torino nel 2007 sulla concessione della semilibertà concessa ai manager tedeschi.
La rabbia dei parenti delle vittime Thyssen
Sit-in dei parenti delle vittime Thyssen davanti al tribunale di Torino dopo la scarcerazione dei manager: "Qui da soli, mancano le istituzioni"

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"Quando hanno concesso l'estradizione dovevano farsi assicurare che sarebbero andati in carcere - aggiunge Platì -. Questa non è una condanna è l'ennesima presa in giro da parte di tutti".
Nell'incontro, il procuratore Saluzzo ha detto: "Ci sono voluti quattro anni per l'esecuzione della sentenza. Anche il ministero, quello che poteva fare l'ha fatto. Non c'era nessuna possibilità di far eseguire la pena in Italia perché gli accordi tra i due Paesi consentono alla Germania di eseguire le condanne sul proprio territorio".
"A un'esecuzione siamo arrivati. Anche se siamo in presenza di un'esecuzione monca. La regione in cui vivono i due manager consente, a differenza dell'ordinamento generale della Germania, di attivare immediatamente una misura alternativa alla detenzione come è la semi libertà. Eurojust aveva invece comunicato che i due manager avrebbero dovuto scontare almeno metà della pena prima di accedere alle misura alternativa".
Alle obiezioni di Rosina Platì, la mamma Giuseppe Demasi, che chiedeva una revisione del processo, Saluzzo ha risposto: " La chiave di svolta nell'eterna storia di questo processo è la derubricazione del reato da doloso a colposo che è avvenuta con la sentenza d'appello e ha consentito ai manager tedeschi di usufruire di un ordinamento più favorevole rispetto a quello italiano perché in Germania la massima pena prevista per l'omicidio colposo è di cinque anni. Da lì è stata una rapida discesa, sempre fuori dai nostri confini, fino alla semilibertà.
"Il mio ufficio ha sostenuto il reato doloso nel processo - ha detto Saluzzo -, ma il giudice non ha ritenuto che ci fosse il dolo e in questo Paese la sentenza del giudice non è discutibile, il giudice è indipendente".
E ha aggiunto: "Se avessi potuto darvi la notizia che la condanna sarebbe stata eseguita integralmente sarei stato più soddisfatto, non come giudice ma come uomo. Ma purtroppo non c'è possibilità di tornare indietro".
Resta il fatto che anche per il colposo si potevano dare 15 anni. "Lo dissi all'epoca e lo ripeto oggi. Resta il fatto che in Germania ci hanno imposto quattro anni di passaggi burocratici prima di eseguire, ci hanno chiesto le traduzioni di migliaia di pagine di processi quando non era indispensabile".
Prima di incontrare i familiari, a margine di una conferenza stampa, la sindaca Chiara Appendino ha detto: "Uno schiaffo alla loro battaglia, alla loro lotta. La Città, come ha fatto in passato, continuerà a schierarsi al loro fianco, siamo vicini. Faremo sentire anche la nostra voce. Purtropponon è una scelta che dipende da noi però. Oggi sicuramente sentiremo anche il ministro".
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