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Taranto, salta l'ispezione dei commissari dell'Ilva nello stabilimento ArcelorMittal. L'azienda non li fa entrare

Salta l'ispezione dei commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, in quanto rappresentanti della proprietà, nel siderurgico di Taranto ArcelorMittal (gestore con contratto di fitto). L'azienda non li fa accedere. Il direttore del personale di ArcelorMittal, Arturo Ferrucci, ha dichiarato che l'azienda "non era pronta" e che la presenza di un gruppo ispettivo di una quindicina di persone costituiva un problema "causa Covid". La situazione, secondo quanto trapelato sarà segnalata a Procura

e prefettura cui sarà trasmesso il verbale di mancato accesso in stabilimento.
A muovere i commissari - che avevano dato il preavviso all'azienda - è stata una lettera del prefetto di Taranto, Demetrio Martino, che ha ascoltato le segnalazioni dei sindacati metalmeccanici ricevuti il 22 maggio mentre era in corso un presidio di protesta.
"La fabbrica è al minimo storico, non si fanno manutenzioni e temiamo per la salvaguardia degli impianti" hanno detto i sindacalisti al prefetto. Che ha quindi scritto ai commissari Ilva, Francesco Ardito, Alessandro Danovi e Antonio Lupo, e al custode giudiziario dell'area a caldo (essendo sotto sequestro da luglio 2012), Barbara Valenzano. A quest'ultima, la Procura di Taranto ha chiesto che all'ispezione partecipi anche Ilva in amministrazione straordinaria, in quanto proprietaria, ma il custode non ha ancora programmato un sopralluogo.
Allo stato degli impianti, i sindacati hanno aggiunto un'altra segnalazione, relativa alla forza lavoro attualmente in fabbrica. Dal 26 marzo al 3 aprile, in piena emergenza Covid, il prefetto dispose che ArcelorMittal facesse lavorare ogni giorno 3.500 unità distribuite sui tre turni. Questo per consentire la salvaguardia impianti, specificò il prefetto, che per lo stesso periodo vietò all'azienda di commercializzare le produzioni.
Nei giorni scorsi, invece, la forza lavoro presente era inferiore a quanto ritenuto dal prefetto soglia di salvaguardia. Citando numeri forniti dall'azienda, i sindacati hanno dichiarato che dal 18 al 24 maggio, 2.921 dipendenti erano al lavoro (l'organico è di 8.200), 4.200 in cassa integrazione Covid, 320 in ferie, 80 in malattia e 140 fuori per permessi vari. Dal 25 al 27 maggio, invece, i presenti erano 3.036, in cassa 3.580, in ferie 250, in malattia 50 e sono rimasti i 140 con i permessi. Ora ArcelorMittal produce appena 7.500 tonnellate al giorno. Minimo storico.
Nella call conference del 25 maggio con governo e i sindacati, l'amministratore delegato di ArcelorMittal, Lucia Morselli, ha detto che tutti i giorni l'azienda riceve mail di clienti che rinviano gli ordini. Da lunedì 1 giugno al via anche la seconda cassa integrazione ma senza accordo sindacale. Infine, ArcelorMittal il 5 giugno è attesa da Governo, Ilva e sindacati alla presentazione del nuovo piano industriale dopo aver detto di voler restare.
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