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Strage Thyssen, i manager tedeschi condannati chiedono la semiliberta dopo 4 mesi. I parenti delle vittime: "E' una pugnalata al cuore"

Hanno chiesto la semilibertà Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, i due manager tedeschi condannati in via definitiva nel 2016 per il rogo nella notte del 6 dicembre 2007, a Torino, in cui persero la vita sette operai. Espenhahn e Priegnitz sono stati condannati in via definitiva il 13 maggio 2016, da un tribunale italiano, rispettivamente a 9 e 6 anni di reclusione. Il 4 febbraio scorso i loro ricorsi in appello sono stati respinti da una corte distrettuale di Essen che ha dichiarato attuabili le condanne pronunciate in Italia, adeguando la pena detentiva a quelle previste dalla legge tedesca. Gli avvocati avevano subito annunciato di essere pronti a ricorrere al terzo grado di giudizio, come la Cassazione per l'Italia.
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A renderlo nota la richiesta di semilibertà è Rosina Platì, mamma di Giuseppe Demasi, una delle vittime del rogo del 2007. "E' una farsa, una barzelletta, quando l'ho saputo mi è preso lo sconforto, ho pianto e sono stata malissimo", dice la donna, che ha scritto al ministro della Giustizia Bonafede. "Attendo una sua telefonata, questa è l'ennesima pugnalata dritta al cuore".
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Dubbi sull'effettiva applicazione della sentenza erano stati espressi già all'indomani del pronunciamento dei giudici: "Per noi da quella tremenda notte del 6 dicembre 2007 non c'è stato più nulla da festeggiare - aveva detto Graziella Rodinò, mamma di Rosario, uno dei sette operai morti nel rogo - apprendiamo la notizia della sentenza, è un passo avanti ma la vera notizia per noi familiari sarà quando ci diranno che quei due saranno entrati in carcere. Troppe volte sono riusciti a trovare il modo di non scontare la pena. Giustizia sarà fatta quando saranno realmente in galera".
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di CRISTINA PALAZZO
Timori confermati anche da Antonio Boccuzzi, ex parlamentare, unico operaio del gruppo scampato al rogo: "La sentenza - aveva commentato - è un ulteriore passo in avanti anche frutto del nostro intervento sulla Corte europea. L'unica preoccupazione, più che legittima dopo quasi quattro anni dalla sentenza definitiva, è che possano esistere altre istanze che i due condannati tedeschi possano far valere. L'auspicio è che finalmente il percorso chiuso in Italia nel maggio del 2016 si traduca con l'unico epilogo possibile, che le porte del carcere si aprano per i due manager tedeschi".
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La sentenza della Cassazione italiana era stata pronunciata nel 2016, che aveva confermato le condanne inflitte nel secondo processo d’appello di Torino nei confronti dei sei imputati. Un’esplosione di olio incandescente aveva travolto come una nuvola di fuoco i sette operai, uccisi, alcuni, dopo giorni di agonia.
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di SARAH MARTINENGHI
Mentre i quattro dirigenti italiani avevano iniziato a scontare le loro condanne lo stesso giorno del verdetto della Cassazione, Espenhahn e Priegnitz erano rientrati in Germania dove, secondo le regole della giustizia tedesca, era necessario verificare che i procedimenti giudiziari italiani si fossero svolti correttamente. Per le loro regole normative, tuttavia, potrebbero dover scontare solo 5 anni, il massimo consentito per l’accusa di omicidio colposo.
Una lunga vicenda giudiziaria, tra atti tradotti e trasmessi più volte, durata quasi tre anni, che più volte aveva portato le autorità italiane a sollecitare quelle tedesche mentre i familiari delle vittime invocavano giustizia.
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