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Fallimento del casino di Campione d'Italia, chiuse le indagini: tra i 19 sotto accusa c'e anche l'ex sindaco

C'è anche l'ex sindaco di Campione d'Italia tra le 18 persone alle quali la Guardia di finanza di Como ha notificato l'avviso di chiusura delle indagini per il fallimento del casinò.
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Cronaca


Fallisce il Casino di Campione d'Italia[/url]


Indagata anche la società Casinò di Campione Spa. I reati contestati coprono il periodo che va dal 2013 al 2018 e riguardano la gestione del Comune di Campione d'Italia (del quale è stato dichiarato il dissesto il 7 giugno 2018) e la gestione del Casinò, fallito dopo la dichiarazione del dissesto del Comune (suo unico azionista) nel luglio del 2018 con sentenza del tribunale di Como, successivamente annullata dalla Corte di appello di Milano (perché, secondo i giudici, sarebbe stato impedito ai vertici del Casinò di interloquire, violando il principio del contraddittorio prima della dichiarazione di fallimento).
Tra gli indagati anche Roberto Salmoiraghi, l'ex sindaco di Campione d'Italia in carica dal giugno del 2017 al settembre del 2018, e il segretario comunale in carica dal 29 dicembre del 2017 (entrambi per abuso d'ufficio e falso ideologico).
Campione, una roulette umana per far riaprire il casino e salvare i posti di lavoro
Fallimento del casino di Campione d'Italia, chiuse le indagini: tra i 19 sotto accusa c'e anche l'ex sindaco

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Per quanto riguarda la Casinò di Campione Spa si procede per falso in bilancio per gli esercizi 2014, 2015 e 2016 anche nei confronti dell'Ad, dei membri del Cda e del collegio sindacale in carica fino al 20 luglio 2017.
Tra i reati ascritti viene indicata anche un'indebita destinazione di emolumenti per oltre 4 milioni di franchi svizzeri, finiti in 'indennità' aggiuntive alle retribuzioni. La Gdf segnala infatti alla Procura della Repubblica di Como il reato di falsità ideologica in atti pubblici nei confronti di vari esponenti dell'amministrazione comunale, tra cui due sindaci in carica nel periodo preso in considerazione, nonché dirigenti e funzionari di alcune aree, oltre a membri dei revisori e di chi stilava i rendiconti contabili. Tali bilanci di gestione, infatti, secondo la Gdf "alteravano il risultato di amministrazione indicando falsamente maggiori spese di personale, allo scopo di giustificare i pagamenti di indennità integrative del trattamento retributivo non spettanti dichiarandone la compatibilità delle previsioni di spesa per complessivi CHF 4.718.120,81".
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