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Taranto, lavoratore dell'Arsenale mori per l'amianto: il ministero dovra risarcire i familiari

TARANTO - Il ministero della Difesa dovrà risarcire alle eredi di un dipendente in servizio presso l'Arsenale della Marina militare di Taranto la somma di 70 mila 943,26 euro "oltre agli accessori di legge". Lo annuncia Anmil Taranto, l'Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro, che ha promosso il giudizio dinanzi al tribunale di Taranto difendendo la famiglia del lavoratore.
Dall'associazione spiegano che il giudice Giovanni De Palma ha evidenziato nella motivazione della sentenza come "a fronte della provata nocività dell'ambiente di lavoro, con particolare riferimento alla presenza e all'utilizzo di amianto, nessuna valida indicazione in ordine all'adozione delle cautele necessarie per impedire il verificarsi del danno è stata promanata, durante il processo, dal ministero della Difesa, comunque gravato dal relativo onere di allegazione e prova". Anmil, rifacendosi alla sentenza, dice che "è risultato che all'interno dei pontoni in cui operava come marinaio di coperta il dipendente, vi fossero locali per lo stazionamento nei momenti di pausa in cui c'erano caldaie, condutture e tubi, coibentati in amianto, i cui rivestimenti si usuravano nel tempo ed erano riparati alla meglio".
Il dipendente civile del ministero della Difesa in servizio a Taranto è deceduto nove anni fa, a maggio del 2011, a causa di un mesotelioma polmonare. "Quando la patologia si era manifestata, circa un anno prima, era dipendente civile del ministero della Difesa con mansioni di ausiliario presso l'officina del porto base navale e marinaio di coperta", afferma Anmil. "Poco prima di morire", l'uomo "aveva denunciato la malattia professionale, ma le relative provvidenze erano state riconosciute soltanto dopo il suo decesso, a seguito di un primo giudizio promosso, dinanzi al tribunale di Taranto, dagli avvocati Maria Luigia Tritto e Cataldo Tarricone", consulenti legali Anmil.
"Tre anni addietro - si spiega ricostruendo la vicenda - la vedova e le due figlie promuovevano un nuovo giudizio avverso il ministero della Difesa per ottenere il risarcimento, in qualità di eredi, del danno biologico differenziale e morale occorso al loro congiunto".
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