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Otto anni fa il terremoto in Emilia: le due terribili scosse che fecero 28 morti e 300 feriti

BOLOGNA - La prima scossa arriva nel cuore della notte. Sono le 4.03 del 20 maggio. Magnitudo 6.1, epicentro Finale Emilia (Modena) ma tutta l'Emilia trema - da Reggio a Bologna e Ferrara -, si sveglia di soprassalto, e comincia a contare i danni e soprattutto le vittime: sette. Passano nove giorni, nei quali la popolazione, seppur ancora attonita e scossa, si sta già rimboccando le maniche. Alcune aziende stanno riaprendo. Si cerca di riportare tutto quanto prima alla normalità. E dalla terra arriva un'altra frustata: il 29 maggio, alle 9 precise del mattino, quando molti sono già al lavoro, un'altra scossa, stavolta magnitudo 5.9, lunga 18 interminabili secondi, epicentro fra Mirandola e San Felice sul Panaro. Ancora una volta è tutta l'Emilia centrale a essere travolta, e le province confinanti come Mantova e Rovigo. Questa volta le vittime sono 20, molte muoiono sul luogo di lavoro, dove erano tornate per ricominciare, per scacciare la paura.
Il conto finale del terremoto d'Emilia conta 28 vittime e 300 feriti, oltre 14 i miliardi di euro di danni in una delle zone più produttive del paese. Una sessantina i Comuni toccati: fra quelli più colpiti Mirandola, Novi, San Felice, Cavezzo, Finale, Medolla nel Modenese; Cento, Mirabello, Bondeno nel Ferrarese; Crevalcore nel Bolognese. Una strage che viene dal suolo, che irrompe nella quotidianità e travolge la determinazione, l'ottimismo e la laboriosità di questa terra.
Sono crollati municipi, monumenti, chiese, ma soprattutto case. Tante case. Ci sono state ferite sui muri, e tante altre, invisibili, nella popolazione che da allora a ogni piccolo movimento della terra teme di nuovo quella devastazione arrivata in pochi secondi. Sono passati otto anni e oggi "il 95% delle famiglie nelle loro case, e senza il covid avremmo avuto più posti di lavoro che prima del sisma", ha detto ieri Stefano Bonaccini, che allora era già alla guida della Regione. "Già oggi siamo molto molto avanti nei lavori, come disse Mattarella quando sarà terminata questa ricostruzione verrà annoverata tra quelle esemplari. Proviamo quindi a mettere l'asticella del decennale come conclusione, se non di tutto di sicuro del 99 virgola qualcosa dei lavori".
Quel sisma "avrebbe potuto mettere in ginocchio, eppure tutti assieme ci siamo rialzati, abituati a lamentarci poco e rimboccarci sempre le maniche", insiste oggi Bonaccini. "Ora la ricostruzione volge verso la sua parte conclusiva. Come allora, ci rialzeremo anche questa volta. Perché siamo Emilia-Romagna". Oggi, ottavo anniversario di quella prima scossa, "il pensiero va a chi non c’è più. Ancora una volta ci stringiamo ai loro cari e a tutti coloro che hanno sofferto", è il messaggio ufficiale della Regione.
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