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Torino, le mascherine della Regione "made in Piemonte" sono prodotte in Marocco. E impazzano sui social

Stanno arrivando in questi giorni nelle buche delle lettere, pur con i ritardi denunciati dall'assessore torinese Alberto Unia, le mascherine gratuite della Regione Piemonte prodotte, come annunciato diverse settimane fa dalla giunta a trazione Lega, da tre aziende piemontesi a cui è stata affidata la realizzazione di ben 5 milioni di pezzi. Tuttavia molti non hanno potuto non notare che, a dispetto della scritta di sapore autarchico sulla busta intestata Regione Piemonte, "prodotto e confezionato da aziende Piemontesi", su molte mascherine la scritta sull'etichetta non lascia dubbi: "Made in Marocco".
Risultato, valanghe di ironie e critiche sui social, a partire da Facebook dove è stato due giorni fa lo stesso Mauro Salizzoni, ex re dei trapianti di fegato e ora vicepresidente Pd del Consiglio regionale, a puntualizzare: "Io, residente a Torino, non ho ancora ricevuto la mascherina della Regione. E voi? Lasciate un commento qua sotto dicendomi se vi è arrivata e, se volete, il comune di residenza (oppure mandatemi un messaggio in privato). Vedo da queste foto, che circolano in rete, che l'operazione autarchica sta andando sempre più a bagno", e il riferimento è appunto alla famosa etichetta "Made in Marocco".
Oggi a rincarare la dose è stato Carlo Bogliotti, direttore editoriale di Slow Food Edizioni: lui la mascherina l'ha ricevuta e sempre su Facebook scrive ironicamente "Ho ricevuto grazie all’amministratore di condominio le mascherine promesse dalla Regione Piemonte. Molto gradite e anche comode, ne avevo bisogno e sono contento e grato di averle a disposizione mia e dei miei famigliari. Solo non pensavo che il Marocco fosse in Piemonte...".
Torino, le mascherine della Regione "made in Piemonte" sono prodotte in Marocco. E impazzano sui social

Il post di Carlo Bogliotti
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Qui la questione si gioca sulle parole. Dalla Regione si fa notare che sulla busta intestata non c'è scritto "prodotto e confezionato in Piemonte" ma "da aziende piemontesi", ed ecco il punto, che pur si presta a equivoci e battute: parte delle mascherine realizzate da Miroglio, una delle tre aziende produttrici - 350mila pezzi su due milioni - esce effettivamente dallo stabilimento che il gruppo di Alba ha a Casablanca, in Marocco. Non piemontesi, insomma, ma comunque "griffate" Miroglio: ed è stata la stessa Regione, rispondendo a chi obiettava che un altro stock era in realtà prodotto in Campania, a correre ai ripari con questa nota, intitolata "Chiarimenti rispetto alla produzione delle mascherine in distribuzione gratuita":
"Si specifica - scrive la Regione Piemonte - che l’appalto per la realizzazione di 5 milioni di mascherine lavabili da distribuire gratuitamente a tutti i piemontesi è stato dato, attraverso bando di gara Scr, a tre aziende piemontesi. Le aziende Casalinda e Pratrivero si avvalgono della propria filiera di produzione, che include partner fuori dal territorio piemontese, ma comunque italiani. La ditta Miroglio, invece, si avvale del proprio stabilimento produttivo del Gruppo Miroglio in Marocco per una piccola parte della produzione destinata al Piemonte, circa 350mila mascherine su 2 milioni. Lo stabilimento e la produzione sono certificati e le mascherine prodotte per il Piemonte sono conformi al decreto legge 18 “Cura Italia” articolo 16 comma 2, come indicato nel bando di gara".
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