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"Il mio lockdown a Parma e sudore. Tornero a Chigago fra le stelle del baseball"

Aspettava primavera, Matteo Bocchi, per poter rientrare in America dove avrebbe giocato, a soli 23 anni, la sua prima stagione piena, da professionista, per i Chicago Cubs.
Nel ruolo più delicato e importante in una squadra di baseball, quello di lanciatore. Un sogno che inizia a prendere forma alle elementari, quando Matteo insieme ai compagni di classe si allena e gioca le prime partite con la Crocetta, e che non ha trovato nessun ostacolo, in una ascesa rapidissima che lo ha portato, giovanissimo, a essere il primo giocatore parmigiano in Triplo A, ad un passo dalle stelle del baseball americano.
A mettere in pausa questa corsa è intervenuta la pandemia da covid-19. Volo cancellato, impossibile rientrare in America per unirsi ai compagni di squadra: "Nel periodo di fermo della stagione mi trovavo in Italia, dove ero rientrato anche per partecipare alle qualificazioni olimpiche e alleuropeo con la nazionale italiana. A inizio marzo sarei dovuto tornare in America per iniziare lo spring training, una sorta di pre-campionato di 30 partite, in preparazione del campionato vero e proprio. Col dilagare della pandemia, i dirigenti mi hanno contattato per dirmi che una volta rientrato mi avrebbero messo in quarantena, al termine della quale avrei potuto giocare. Poi la situazione sanitaria ha iniziato a precipitare anche in America e mi hanno detto di non partire. Avrei dovuto continuare ad allenarmi da casa".
La squadra elabora tre programmi di allenamento, per consentire ai suoi atleti di allenarsi in qualsiasi condizione: per chi ha a disposizione una palestra, per chi dispone di attrezzi e per chi ha solo il suo corpo e una postazione dallenamento tutta da inventare: "Ho dovuto adattarmi alla situazione imposta dal lockdown, sfruttando il cortile di casa o lo spazio verde entro i 200 metri nei quali era consentito muoversi. Ho comprato due pesi, mi sono procurato un bilanciere e ho costruito la panca mettendo insieme due cavalletti a sostenere una sbarra. Ho lavorato di fantasia ma quello che conta è il risultato: riuscire ad allenarsi".
Parma, la stella del baseball Matteo Bocchi si allena a casa - Foto
In America non cè stato il lockdown completo: mentre alcuni compagni di squadra hanno potuto continuare a incontrarsi per allenarsi, continua Matteo, "dato che io non potevo allontanarmi da casa, ho dovuto costruire una struttura con un telo, che montavo tra due alberi nel giardino sotto casa, contro cui poter tirare per simulare il lancio: lanciare contro un telo e lanciare a una persona sono due cose completamente diverse. Bisogna trovare la motivazione ogni giorno per montare la propria postazione con telo e attrezzi e continuare a lanciare una pallina a nessuno. Anche questa è una esperienza importante, che non dimenticherò".
Pazienza, tenacia, inventiva e capacità di adattamento, allenandosi nello stretto spazio di fronte a un garage nellattesa di poter tornare in America dove Matteo è arrivato, per la prima volta, giovanissimo, a soli 12 anni: "Con i compagni delle elementari avevamo costruito un gruppo bellissimo la cui forza era nellessere anche amici. Dopo quattro anni insieme nella Crocetta, nel 2008 abbiamo vinto il campionato italiano".
"Il mio lockdown a Parma e sudore. Tornero a Chigago fra le stelle del baseball"

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Ancora bambini, Matteo e i suoi compagni di squadra si trovano a vivere il sogno americano: "Avevamo 11 e 12 anni quando ci hanno convocato nella squadra regionale con la quale siamo arrivati alle World Series che rappresenta il top dei top. Vincendo il torneo in Italia e poi vincendo contro le squadre di tutte le nazioni europee, ci siamo qualificati per il mondiale in America: è stata la prima volta in assoluto, in 72 anni, che una squadra italiana è arrivata a partecipare a quella sfida. E stata anche la mia prima esperienza in America: a 12 anni, siamo passati dallavere i nostri genitori come unici tifosi del pubblico ad avere 9000 persone a guardarci giocare nella Little league world series. Per ora, resta lesperienza più bella che abbia mai avuto in vita mia: un passaggio dal niente alla diretta mondiale".
Negli anni successivi, con le prime convocazioni in nazionale nasce il desiderio di giocare in America. Quando Matteo ha 17 anni, in un camp MLB a Tirrenia, la prima importante occasione: "Uno scout ha visto in me un potenziale e mi ha consigliato di andar in college a giocare nelle scuole americane. Alla fine delle superiori sono partito per lAmerica: mi è stata offerta una borsa di studio per Odessa, in Texas, dove ho giocato per i primi due anni di college per poi passare, sempre con una borsa di studio, alluniversità del Texas, una della più importanti in America. Le partite erano in diretta televisiva nazionale, con 6000 o 7000 persone a ogni partita".
A giugno dello scorso anno, due traguardi importanti: Matteo si laurea e riceve la chiamata dai Chicago Cubs per firmare con loro. Poi, una palla lanciata fortissimo subisce una battuta darresto del tutto imprevista: "Quando sono partito per lAmerica il primo obiettivo era firmare come professionista, ma ho potuto giocare in questa mia prima stagione solo da giugno a inizio settembre. Invece questanno avrei potuto giocare la prima stagione piena, da marzo a settembre: era il realizzarsi di un sogno che aspettavo con ansia".
"Il mio lockdown a Parma e sudore. Tornero a Chigago fra le stelle del baseball"

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Il segno che questa prospettiva difficilmente potrà realizzarsi questanno arriva con una lettera dei dirigenti con la quale viene data la possibilità ai giocatori rimasti bloccati nel loro paese di giocare nelle squadre della propria nazione in modo da continuare a tenersi allenati: "Vogliono che il corpo sia costruito in un certo modo e se non giochi un certo numero di partite non ottieni i risultati desiderati. Io quindi questanno potrei giocare nel Bologna", confida Matteo.
Quali sono le possibilità di poter tornare in America? "I Cubs hanno fatto diverse videoconferenze per presentarci i loro programmi: tutti i piani fatti però devono fare i conti con il diffondersi della pandemia. Se i dirigenti hanno dato lopportunità di giocare in Italia significa che prevedono anche la possibilità che i giocatori non possano rientrare a breve. Le prospettive sono forse per agosto anche se a quel punto il campionato sarebbe troppo breve, come giocare a calcio sei giornate e poi dover fermare il campionato".
Migliori le prospettive per il 2021 quando "avremmo in programma il World Baseball Classic (WBC): lo chiamano il classico americano, ci sono tutte le nazionali che giocano in un torneo, una organizzazione grandissima. Mi giocavo il posto per poter competere in questo torneo. Non si sa ancora se si farà ma essendo nel 2021 le prospettive sono leggermente più ottimistiche rispetto a quelle per il campionato del 2020, prosegue Matteo, il cui obiettivo è quello di scalare piano piano le leghe americane per entrare nelle rosa della Major League".
A partire da quando, da bambino, "lo stadio più incredibile in cui giocare era quello di viale Piacenza, ricorda Matteo. Noi ragazzini che andavamo a vedere le partite di baseball cercavamo la postazione migliore per riuscire a prendere una palla battuta fuori".
E nei pomeriggi primaverili, germogliava il sogno di un lanciatore in erba: "Mentre assistevo alle partite, con i binari che passavano di fianco al campo, il sogno era quello di battere la palla oltre la ferrovia: una volta ho visto uno straniero che cè riuscito e chiunque lo abbia visto sono sicuro che ne parla ancora"
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